Il nuovo dpcm del governo scatena polemiche e alimenta le perplessità delle regioni

IL confronto tra regioni e governo sul nuovo Dpcm offre qualche rosa ma anche molte spine che non si sa ancora come rimuovere

Il nuovo dpcm del governo Conte scatena polemiche per alcuni suoi contenuti e alimenta le perplessità dei presidenti delle regioni che condividono alcuni aspetti del documento, ma denunciano anche le zone d’ombra, sospendendo il giudizio nella speranza che gli aspetti controversi siano approfonditi in un prossimo confronto.

I punti di accordo sul dpcm del governo Conte con le Regioni

Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti non nasconde nei suoi aggiornamenti Facebook che il governo ha finalmente recepito alcune richieste nel nuovo dpcm che le regioni avevano presentato per contrastare la ripresa del Covid-19:

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  • Si condivide la riduzione del tempo di quarantena da 14 a 10 giorni con un unico tampone di controllo, considerando che molti positivi hanno una carica virale poco significativa, mentre altri sono in isolamento solo perché un familiare è positivo
  • Soddisfazione anche per aver accettato di ampliare il ventaglio dei sistemi di controllo e prevenzione, non solo con il tampone e il test molecolare classico, ma anche con l’esame molecolare antigenico rapido che diventa strumento di diagnostica ufficiale, già approvato negli Usa e in Europa
  • Questo particolare test permette d’individuare in meno di 15 minuti la presenza dell’antigene Covid, cioè quella proteina che il nostro organismo ritiene estranea e potenzialmente pericolosa, attivando la risposta immunitaria con gli anticorpi.

I punti di disaccordo con Palazzo Chigi

Le regioni hanno richiesto modifiche al dpcm e chiarimenti nelle “faq” con il governo soprattutto riguardo i limiti di accesso ai locali per organizzare ricevimenti e pranzi in occasione di ricorrenze ed eventi e Toti condivide la prudenza, ma teme i contraccolpi disastrosi sull’economia e la confusione normativa:

  • Il dpcm stabilisce di non avere più di 30 partecipanti a un ricevimento, senza considerare che un locale piccolo ha capienza ben diversa di uno da mille coperti, quindi manca la proporzionalità stabilita per cinema e teatri
  • Il divieto delle feste civili e religiose con molti invitati non dovrebbe, secondo Toti, dipendere dal governo centrale ma andrebbe gestito con flessibilità a livello locale
  • Matrimoni e altre feste si programmano con largo anticipo e versamento di cospicue caparre, senza contare le spese anticipate dai ristoratori per organizzare ricevimento e banchetto
  • Serve una deroga per le persone che hanno celebrazioni imminenti, per avere il tempo di adeguarsi alle regole e riorganizzarsi
  • Occorre stabilire un congruo risarcimento per gli organizzatori e i ristoratori che avranno una perdita pesante del fatturato
  • Mancano controllori qualificati per il trasporto pubblico, dato che gli autisti non hanno autorità per far scendere un passeggero privo di mascherina, ma possono agire solo in assenza di biglietto.

Le ulteriori critiche emerse nella discussione tra enti locali

Il presidente della Liguria sottolinea anche la mancata programmazione del trasporto pubblico demandato alle regioni, ma senza un piano ben concertato con il governo che permette il potenziamento dei mezzi, acquistandone altri senza gare, interventi mirati per potenziare le corse con autobus aggiuntivi e assunzione di nuovo personale, non si può conciliare il servizio con il distanziamento a bordo.

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Pesa inoltre l’obbligo di chiusura dei ristoranti alle 24, senza considerare spazi e distanziamento di ogni locale e la fine attività dei bar alle 21, condivisibile per chi non ha i tavolini all’aperto, con rischio di clienti in piedi e assembrati, ma sarebbe stato utile valutare diversamente chi ha un dehor all’aperto più gestibile.

In pratica, modulare il provvedimento sui singoli territori e distinguendo tra spazi angusti, come nel centro storico di città come Genova, rispetto a centri turistici dove gli spazi aperti esistono e i casi Covid sono pochi, anziché adottare un provvedimento omnibus, valido da Bolzano a Lampedusa, che mortifica, secondo Toti, l’autonomia delle regioni.

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Ospite di Porta a Porta, condotta da Bruno Vespa, Toti ha infatti ribadito che trattare situazioni diverse con regole uguali è un controsenso ed è opportuno demandare agli enti locali, mentre il lavoro di tante aziende e il relativo indotto rischia di saltare sotto il peso delle nuove restrizioni. Occorre quindi equilibrio tra esigenze legislative, sanitarie ed economiche, anche alla luce dei progressi fatti a livello terapeutico, diagnostico e di tracciamento.

Le precisazioni di Stefano Bonaccini

Le mascherine, lavaggio mani sono valide per tutto il territorio nazionale, al pari dei  nuovi strumenti diagnostici, ma l’attenzione ai territori e un ravvedimento operoso del governo sui punti critici emergono anche nelle dichiarazioni, riportate da Adn Kronos, di Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza Regioni e province Autonome:

Le misure adottate in queste ore dal Governo sul versante sanità rispondono a richieste e sollecitazioni che le Regioni avevano rivolto all’esecutivo nei giorni scorsi, in particolar modo per quanto riguarda l’allargamento dei test utilizzabili, il restringimento dei previsti periodi di quarantena e la previsione del tampone unico negativo per certificare la fine del periodo di contagiosità.

 “Rispetto al Dpcm, la Conferenza delle Regioni ha espresso un parere condizionato ad alcune osservazioni già inviate al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ai ministri Roberto Speranza e Francesco Boccia”.

Le richieste riguardano sostanzialmente il sostegno economico alle imprese, che soffriranno di più a causa delle nuove limitazioni, il chiarimento sulla gestione delle feste e misure per il trasporto pubblico, tenendo conto del contesto locale.

Il parere del comitato tecnico scientifico

Il Comitato tecnico-scientifico ha trasmesso un parere non vincolante al governo: “Per quanto riguarda la proposta di limitazione alla partecipazione nei ricevimenti connessi alle cerimonie civili e religiose ad un massimo di 30 persone, il Cts, rilevando l’attuale assenza di evidenze scientifiche, prende atto del numero indicato dallo schema del Dpcm, improntato al principio di massima precauzione al fine di contenere il contagio da SARS-CoV-2 nell’assoluto rispetto delle misure precauzionali e di stretta osservanza delle procedure e delle norme vigenti”.

Riguardo al suggerimento del governo di limitare l’invito a casa a non più di sei persone, il parere del Cts non cambia, perché mancano prove che confermino l’efficacia del provvedimento:

“Condividendo il principio ispiratore improntato alla massima precauzione connesso alla limitazione degli assembramenti nei luoghi chiusi, pur in assoluta assenza di evidenze scientifiche, prende atto del numero indicato dallo schema del Dpcm”.

La dura stoccata di Luca Ricolfi

Il nuovo dpcm del governo scatena quindi polemiche e alimenta le perplessità delle regioni: anche l’editorialista del Messaggero e politologo di sinistra Luca Ricolfi, in collegamento con la trasmissione “L’aria che tira” in onda su La7, non ha risparmiato una dura stoccata al dpcm del governo, rispondendo a una domanda di Myrta Merlino sul problema della libertà in tempo di Covid:

“Sono combattuto perché trovo incredibile una simile invasione della privacy e che ci possa essere un governo che ha la possibilità di fare qualsiasi cosa pur rappresentando una minoranza della nazione. Capisco che siamo in una situazione difficile, ma la frittata l’hanno fatta loro… con i tamponi e sui trasporti pubblici. Ora chiedono a noi di togliere le castagne dal fuoco e noi lo faremo come sempre, obbedienti, però è umiliante…Le code per i tamponi sono la prova provata della loro incapacità”.

Il dibattito continua tra distinguo, critiche, carenze normative, organizzative ed economiche, dati anche i numeri impietosi della nostra economia che dovrebbe perdere almeno 10% del Pil, mentre i cittadini cercano di orientarsi tra un mare di regole, sperando di non perdere la bussola.