Long Covid: che cos'è e chi è più predisposto a svilupparlo

Long Covid: che cos’è e chi è più predisposto a svilupparlo

Il Long Covid è la condizione cronica da Covid-19 sviluppata da alcuni individui. Difficile capire da cosa scaturisce tale patologia. I motivi potrebbero essere molteplici. Si tratta di una malattia multisistemica.

Una delle ipotesi è che esso sia il risultato di un’azione autoimmune del nostro apparato immunitario che alla fine va a infierire su vari punti del nostro corpo. Da recenti studi si è notato che tale patologia colpisca perlopiù persone di mezza età. C’è sempre stata, dopotutto, una concezione di questo Covid-19 cronico, fin dai primi mesi di pandemia. Tuttavia, in un primo momento si è teso a ignorare tale realtà, in quanto medici, scienziati e infermieri erano impegnati a lottare contro il virus venuto dalla Cina e salvare quante più vite possibile.

Long Covid: i sintomi

Come leggiamo da un recente articolo di Focus, i sintomi più caratteristici del Long Covid sono fiato corto, stanchezza cronica, dolori muscolari, difficoltà cognitive, mal di testa e tosse secca. Alla fine, tale patologia ha assunto contorni più lineari e precisi, venendo riconosciuta dagli studiosi come una malattia debilitante. Il consiglio da parte degli esperti non è quindi quello di non ammalarsi del livello più critico di Covid-19, ma di non essere affatto contagiati dal Coronavirus. Esso può avere infatti sul nostro apparato immunitario un effetto imprevedibile e non ancora del tutto compreso.

Covid-19 cronico: chi lo contrae?

I primi censimenti riguardo le persone presumibilmente affette da Long Covid si sono svolti in ospedale, esaminando i pazienti che, seppure a distanza di mesi dalla guarigione, continuavano a manifestare sintomi da Covid-19. Tuttavia, siccome non tutti i pazienti hanno bisogno di ricovero ospedaliero in caso di contagio, un elemento importante per riconoscere tale patologia in un individuo è sicuramente seguire nel tempo chi ha ricevuto un tampone positivo. È stato l’ONS (Ufficio Statistica Nazionale del Regno Unito) la prima realtà a pubblicare un minuzioso dossier che ha seguito 20.000 persone risultate positive fino allo scorso aprile. Dati alla mano, il 13,7% di tali pazienti soffriva ancora di sintomi a distanza di dodici settimane dal test.

Una durata di svariati mesi

Oltre un individuo su dieci tra i guariti di Covid-19 finisce per manifestare sintomi di Long Covid anche dopo svariati mesi. Se volessimo estendere lo studio dell’ONS al resto del mondo, possiamo supporre nel mondo ci siano oltre sedici milioni di persone sofferenti di Long Covid. Individui, peraltro, ancora in attesa di cure. Come informa la rivista scientifica Nature, questa patologia propende a colpire maggiormente il genere femminile, anche se gli uomini tendono ad ammalarsi di Covid-19 in forma più grave.

Le cause che spiegano tale patologia

Come abbiamo precisato nella nostra introduzione, sono ancora poco chiare le cause che giustificano il Long Covid. Le motivazioni possono essere molteplici. Tale patologia, sicuramente, colpisce una moltitudine di organi dell’organismo umano. Peraltro sotto tale espressione ricadono diverse tipi di “disturbi”. Tale patologia è una moltitudine di “strascichi” che persistono dopo che il corpo umano guarisce dal Covid-19. Il virus, infatti, viene annullato dal nostro apparato immunitario nel giro di qualche settimana. Tuttavia, alcuni “frammenti” di virus potrebbero ancora circolare nel nostro corpo per diversi mesi, confondendo le nostre cellule e il nostro stesso apparato immunitario.

Una reazione autoimmune

Abbiamo parlato di reazione autoimmune che potrebbe spiegare l’esistenza del Long Covid. Un meccanismo innescato dal nostro sistema immunitario che va poi a rivolgersi contro lo stesso organismo, invece di andare a colpire il virus. Gli studiosi hanno monitorato periodicamente sangue e saliva di alcuni pazienti, rivelando livelli alterati di citochine (molecole che contribuiscono a regolare le azioni del sistema immunitario) nel sangue, oltre alla presenza di alcune proteine presumibilmente correlate a un processo di disfunzione neuronale.

Un altro studio britannico ci aiuta a capire meglio

Parlando di ricadute cognitive, un’analisi dello studio britannico PHOSP-COVID, che ha monitorato i sintomi di oltre 1.000 individui sofferenti di Long Covid, ha individuato quattro gruppi di pazienti con differenti sintomi: Tre di questi manifestavano ansia e debilitazioni dal punto di vista fisico, ma nessun disturbo cognitivo, mentre un quarto gruppo manifestava una salute mentale lievemente alterata, sintomi fisici appena percettibili e, allo stesso tempo, difficoltà cognitive che andavano a infierire sul linguaggio e la memoria. La vera scoperta di questo studio è il fatto che i sintomi cognitivi tendano a manifestarsi in maniera autonoma e slegata rispetto agli altri sintomi.

Esiste un trattamento per il Long Covid?

Purtroppo al momento non esiste un reale trattamento per il Long Covid. Per fortuna stanno ora partendo i primi pogrammi di riabilitazione per i pazienti che ne soffrono. Per arginare il problema c’è bisogno di equipe multidisciplinari, anche perché in alcuni casi i pazienti manifestano contemporaneamente oltre sedici sintomi differenti. Per lottare ad armi pari contro il Long Covid bisogna in primis avere l’onesta intellettuale di concepirlo come una vera e propria disabilità. I pazienti, in tal caso, dovranno stare a casa, anche per diversi mesi, e trascorrere un periodo di riposo.

Coronavirus: in Italia possibile proroga dello stato di emergenza

Parlando della situazione epidemiologica in Italia, il premier Mario Draghi sarebbe interessato a prorogare lo stato di emergenza anche oltre il 31 luglio. Tale stato potrebbe addirittura permanere fino alla fine dell’anno. Intanto, la campagna vaccinale nel nostro Paese è ancora lungi dall’essere terminata. L’idea che si sta facendo largo a Palazzo Chigi sarebbe quella di mantenere, quindi, lo stato di emergenza fino al 31 dicembre prossimo. Draghi ragionerebbe su questo punto fondamentale: molto probabilmente a fine luglio il Coronavirus non sparirà magicamente dal nostro Paese: basti notare il fatto che in alcuni comuni di Campania, Sicilia e Sardegna siano state istituite delle mini zone rosse. Si teme la presenza della variante indiana.

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