Mafia Capitale, nuova retata: 44 arresti, 21 indagati. Facevano affari sugli immigrati

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Secondo capitolo dell’ inchiesta Mafia Capitale: è scattato alle prime luci dell’ alba, il blitz dei carabinieri del Ros nelle province di Roma, Rieti, Frosinone, L’ Aquila, Catania ed Enna. In manette 44 persone accusate di associazione per delinquere ed altri reati.

Il gip ha disposto il carcere per 19 indagati e i domiciliari per altri 25. Altre 21 persone risultano poi indagate a piede libero. Sullo sfondo il business legato ai flussi migratori e alla gestione dei campi di accoglienza per migranti. Nell’ ordinanza di custodia cautelare vengono ipotizzati a vario titolo, reati di associazione di tipo mafioso, corruzione, turbativa d’ asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori e altro.

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Dalle indagini è emerso un “sistema corruttivo finalizzato a favorire un cartello d’imprese interessato alla gestione dei centri di accoglienza”. Al centro del sistema Luca Odevaine. Tra gli arrestati, anche il consigliere regionale di Forza Italia, Luca Gramazio, l’ex assessore comunale alla Casa della giunta, Marino, l’ex presidente dell’assemblea capitolina, Daniele Ozzimo, l’ex presidente del consiglio comunale di Roma, Mirko Coratti e 4 consiglieri comunali: del Pd l’ex presidente del consiglio comunale di Roma, Mirko Coratti, Massimo Caprari  e  Pierpaolo Pedetti e, ancora,  il consigliere di Forza Italia Giordano Tredicine vicepresidente del consiglio comunale e vicecoordinatore del partito per il Lazio.

Custodia cautelare in carcere anche per l’ex presidente del X municipio, quello di Ostia, Andrea Tassone del Pd. Poi Angelo Scozzafava, ex assessore comunale a Roma alle Politiche Sociali nella giunta Alemanno. I provvedimenti hanno riguardato anche alti dirigenti della Regione Lazio, come Daniele Magrini in qualità di responsabile del dipartimento Politiche Sociali. In manette anche Mario Cola, dipendente del dipartimento Patrimonio del Campidoglio e Franco Figurelli che lavorava presso la segreteria di Mirko Coratti. Infine posto ai domiciliari il costruttore Daniele Pulcini.

Uno sviluppo dell’ inchiesta, iniziata nel dicembre 2014, con la prima ondata di arresti ad opera dei Ros, denominata “Terra di mezzo”. Da quest’ inchiesta saltarono fuori nomi del calibro di Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, presidente della “cooperativa 29 giugno” detenuto a Nuoro dal dicembre scorso perchè ritenuto, assieme a carminati, uno dei capi dell’associazione di stampo mafioso.

Per gli inquirenti: “Un ramificato sistema corruttivo”

Secondo gli inquirenti, gli accertamenti successivi a quella tornata di arresti hanno confermato “l’ esistenza di una struttura mafiosa operante nella Capitale, cerniera tra ambiti criminali ed esponenti degli ambienti politici, amministrativi ed imprenditori locali”.  In particolare, le indagini evidenziano quello che gli investigatori definiscono ” un ramificato sistema corruttivo finalizzato a favorire un cartello d’ imprese, interessato alla gestione dei centri di accoglienza e ai consistenti finanziamenti pubblici connessi ai flussi migratori”.

Piera Galluzzo