Siamo nell’anno 33, quando il popolo della Giudea attende la venuta del Messia, colui che libererà gli uomini dal dominio romano e li porterà nel Regno dei Cieli, il Regno di Dio. A Magdala, c’è una donna ostracizzata per non volersi sposare con l’uomo promesso e per pregare nel tempio quando agli uomini è ammesso farlo. Quella donna è Maria. Quando si sente persa e sconvolta, viene visitata da uomo di cui si parla sempre di più: Gesù di Nazareth. Da quel momento, la sua vita cambierà completamente. Così Maria lascia la sua famiglia per seguire quell’uomo tanto carismatico e si unisce ai suoi seguaci giurando di stare accanto a lui fino alla fine.

La prima cosa da sapere è che questo film è il primo in cui Maria non è vista come una prostituta, in quanto dal 3 giugno 2016, il Sommo Pontefice Francesco ha stabilito che la celebrazione di Santa Maria Maddalena, debba essere iscritta nel Calendario Romano Generale con il grado di festa invece che memoria. E così viene riconosciuta non solo come “testimone della divina misericordia” (San Gregorio Magno) ma anche come “apostola degli apostoli” (San Tommaso d’Aquino).

Il film si apre con una bellissima sequenza che ritrae una donna in un vestito chiaro che fluttua nell’oceano. Ogni momento di Maria Maddalena è vividamente composto, sorprendente, sconvolgente. Il regista Garth Davis, alla sua seconda opera filmica dopo Lion – La strada verso casa del 2016, recupera questa storia religiosa, mettendo in scena un singolare affresco in cui spicca la femminilità in tutta la sua forza e nel contempo una dolce fragilità nella figura di Maria.

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Maria Maddalena è interpretata da una convincente Rooney Mara, diventata nota per essere stata la Lisbeth Salander in Millennium – Uomini che odiano le donne ricevendo le nomination come migliore attrice sia ai Golden Globe che ai Premi Oscar.

In Maria Maddalena interpreta l’omonimo e iconico personaggio biblico con una toccante delicatezza e finezza, evocando un personaggio cinematografico femminile sottilmente accattivante. Un film, una versione su Gesù, da una prospettiva femminile in cui l’attrice rende senza ombra di dubbio e riesce a calarsi nel ruolo così bene da rimanere incollati alla sua bellezza molto semplice e senza fronzoli. Maria di Magdala ci appare come una donna del nostro tempo: una proto-femminista. Per questa sceneggiatura, gli scrittori Helen Edmundson e Philippa Goslett danno a Maria delle battute come “Siamo così diversi dagli uomini che devi insegnarci cose diverse?”. Emerge così un tema femminista, in contrasto con l’implicita virilità della narrativa di fondo, su un dio caratterizzato come maschio. Ad un certo punto una donna dice a Gesù “siamo donne, le nostre vite non sono le nostre”. Cristo ascolta con simpatia, trasformandolo in una lezione sul lasciar andare l’odio.

Il ruolo di Gesù di Nazareth è affidato a Joaquin Phoenix, il Jimmy Emmett in Da morire, o forse più ricordato per il personaggio Commodo, il malvagio imperatore patricida ne Il Gladiatore. Phoenix è ispirato, rende molto nella parte, ha carisma. Appare pacato, lineare, mantenendo però anche quel pizzico di imbarazzante pazzia molto comune fra tanti leader. Phoenix cattura la gentilezza e la passione del suo ruolo in modo convincente, ma ci sono momenti in cui diventa un po’ fumettistico. A tratti ha ricordato il ruolo ne Il Gladiatore, soprattutto nella scena al Tempio, e in un film così non è il massimo ricordare un patricida nelle vesti di Gesù.

Chiwetel Ejiofor è magistrale nel ruolo di Pietro, e Giuda interpretato da Tahar Rahim dà al personaggio una veste più comprensibile quanto la scelta del tradimento, oserei dire più giustificata.

Il film è girato nell’Australia polverosa dalle tinte beige, in cui il direttore della fotografia Greig Fraser, riesce a dare al film un bel colpo d’occhio. Ogni inquadratura è impregnata di una gamma di splendide tinte color crema e grigi sbiaditi, che prendono vita grazie ai maestosi movimenti di macchina che sono al centro di queste composizioni.
A proposito di composizioni, la colonna sonora è molto evocativa e riesce ad accompagnare l’intero film senza mai essere ingombrante ma anzi narratrice nella vicenda tanto da accorgersi della sua presenza quando arriva a toccarci dentro. Opera del grande compositore islandese Jóhann Jóhannsson, vincitore di un Golden Globe che purtroppo è scomparso a 48 anni prima di riuscire a vedere il film in uscita nelle sale.

Maria Maddalena è sì un film biblico che incorpora i soliti discorsi metaforici e la musica trascinante che ti aspetteresti, ma riesce a non farti mai ricordare un cliché. La competizione e l’amarezza derivante dai discepoli portano un altro strato al film, e mentre il ritratto della crocifissione non è così orribile come ne La Passione di Cristo di Mel Gibson, si avvicina comunque alla brutalità e al sangue che riescono ad evocare la sofferenza.

Le splendide immagini e la credibilità degli interpreti fanno di Maria Maddalena un film intenso, capace di emozionare a prescindere dal proprio credo. E’ un film che merita la visione, in quanto una delle novità più interessanti di questa stagione cinematografica.