Scienza
Marte: curiosità sul pianeta rosso, un tempo ospitò la vita?

Marte è sicuramente uno dei pianeti del sistema solare di cui, nel corso dei secoli, l’umanità ha posto maggiore attenzione, studiandolo, inviando sonde e che forse, tra qualche centinaio di anni, riuscirà anche a colonizzarlo. In questo articolo faremo una breve anlisi del pianeta rosso, proponendo alcune curiosità e cercando di capire se in passato ha ospitato la vita. Cominciamo col dire che la Marte è il quarto pianeta del sistema solare in ordine di distanza dal Sole. Dopo Mercurio, Venere e la Terra è l’ultimo dei pianeti di tipo terrestre. Detto questo, procediamo con un’analisi più dettagliata del pianeta Marte.
Marte: perché è chiamato il pianeta rosso
Marte è conosciuto anche come pianeta rosso proprio per il suo caratteristico colore, dovuto alle grandi quantità di ossido di ferro che ricoprono il pianeta in questione. Presenta temperature medie superficiali (tra −140 °C e 20 °C) e un’atmosfera rarefatta. Nonostante tutto, tra i pianeti appartenenti al sistema solare, Marte risulta essere quello più simile al nostro. Marte ha dimensioni intermedie: una via di mezzo tra quelle della Terra e della Luna. Per la precisione, il diametro è all’incirca la metà di quello terrestre e la massa poco più di un decimo.
Asse di rotazione e durata del giorno
Marte presenta una durata del giorno e l’inclinazione dell’asse di rotazione simili a quelli della Terra. Peraltro, la superficie marziana è caratterizzata da valli, vulcani, deserti sabbiosi e calotte polari, proprio come da noi. Su Marte sono, inoltre, presenti formazioni geologiche, che potrebbero essere indizio della presenza di un’idrosfera in un passato lontano. La superficie del pianeta è comunque caratterizzata da innumerevoli crateri, poiché gli agenti erosivi (attività idrosferica, atmosferica e geologica) risultano essere quasi del tutto assenti.
Strutture tettoniche inermi
Detto ciò possiamo dire come, apparentemente, Marte è un pianeta “morto”, poco attivo, con un “metabolismo” molto inerme. Il fatto che non esistano quasi del tutto i precitati agenti erosivi, fa sì che che l’attività di modellazione delle strutture tettoniche sia assente. Come se questo non bastasse, l’atmosfera del pianeta rosso è caratterizzata da una densità molto bassa, che quindi non riesce a distruggere la maggior parte dei meteoriti che colpiscono il corpo celeste. Essi quindi raggiungono la superficie di Marte in modo più facile e frequente rispetto alla Terra.
Mitologia e associazione col dio Ares
Dopo Venere, Marte è il pianeta più facilmente individuabile dalla Terra per via di due particolarità: il precitato colore rosso e la luminosità che emette il pianeta. Proprio per questo motivo la civiltà greca e quella romana, conoscevano già abbastanza bene Marte e il suo colorito, associandolo di conseguenza alla divinità della guerra Ares/Marte. Del resto il rosso è il colore del feervore e della passione e quale altro pianeta avrebbe potuto meglio simboleggiare il “focoso” figlio di Zeus ed Era, amante di Afrodite?
Ripercorriamo la storia da Aristotele, Platone, Alessandro Magno e Galileo
Come informa il blog DucaTV, il primo studioso che cercò di descrivere Marte (seppur in maniera, giustamente, molto approssimativa) fu il filosofo Aristotele. Il contributo importante alla scienza da parte dell’allievo di Platone e maestro di Alessandro Magno fu il notare che il pianeta rosso passasse dietro la Luna, gettando le basi per la teoria dell’universo geocentrico. Il 13 ottobre 1590 dalla Terra si potè assistere a un fenomeno spaziale importantissimo: l’occultazione di Marte da Venere, l’unica documentata presso la città tedesca di Heidelberg. A osservare il fenomeno fu l’astronomo e matematico Michael Maestlin.
Nel 1609, Galileo Galilei fu il primo studioso a puntare l’occhio verso il pianeta Marte con l’ausilio di un telescopio. Ma fu solamente alla fine dell’800 che le conoscenze del suolo marziano aumentarono, grazie al forte sviluppo scientifico e tecnologico, alimentato dal pensiero positivista che caratterizzò l’occidente in quell’epoca. Arriviamo al 1877. In quell’anno si verificò un’opposizione perielica e l’astronomo Giovanni Schiapparelli diede uno scossone allo studio del pianeta rosso proponendo la prima mappa dettagliata di Marte, grazie al suo telescopio di 22 centimetri. Una descrizione che al giorno d’oggi è ancora ufficiale.
C’è vita su Marte?
Una serie di documenti pubblicati su Science aventi come argomento la formazione di vari sedimenti marziani, lascia intendere che forse in passato su Marte ci fosse un lago. Un bacino d’acqua avente tutte le carte in regola per racchiudere in sé la vita. A suggerirlo è stato il rover Curiosity che ha effettuato analisi su alcune rocce sedimentarie nei pressi di Yellowknife Bay, nel cratere Gale. L’esito delle analisi racconta che oltre tre miliardi di anni fa, su Marte c’era un lago che si sarebbe mantenuto per alcune centinaia di migliaia di anni. Sanjeev Gupta, che ha preso parte agli studi da parte del Mars Science Laboratory sul presunto lago marziano, ha precisato, tamite alcune dichiarazioni riportate da Gelileonet.it: “E’ importante considerare che non abbiamo trovato segni di vita antica su Marte” e poi ancora: “Quello che abbiamo scoperto è che il cratere Gale è stato in grado di ospitare un lago sulla sua superficie almeno una volta nel suo antico passato che potrebbe essere stato favorevole per lo sviluppo di vita microbica, miliardi di anni fa”.
Le strutture misteriose i “canali” di Marte
Giovanni Schiapparelli fu anche colui che scoprì alcune strutture misteriose su Marte che egli definì “canali“. Solo in seguito si comprese che tali caratteristiche marziane in realtà non esistevano, ma erano solamente delle illusioni ottiche. L’occhio di Schiapparelli notò tuttavia delle lunghe linee sulla superficie del pianeta che lui credeva autentiche e a cui attribuì nomi di importanti fiumi della Terra. Anche a causa di questo equivoco, per molto tempo si pensò che Marte fosse un pianeta rigoglioso, ricoperto da corsi d’acqua e da una folta vegetazione.









