Salute

Matteo Bassetti, il terrorismo mediatico fa più danni del Covid-19

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Il direttore della clinica Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova Matteo Bassetti continua la sua battaglia per contrastare gli allarmismi che ritiene eccessivi, riguardo la seconda ondata di Covid-19, e attacca il terrorismo mediatico, alimentato anche da vari esperti, che fa più danni della malattia.

L’infettivologo Bassetti contro il sensazionalismo che spaventa la popolazione

In pratica, l’infettivologo Bassetti, che è anche tra i firmatari del documento documento “Sars-CoV2 in Italia oggi e Covid-19”, con altri nove specialisti si è scagliato ancora una volta contro il il sensazionalismo che ignora il numero molto limitato di decessi, rispetto alla tragedia dei mesi scorsi. In effetti, le sue dichiarazioni sembrano trovare riscontro anche nella situazione di oggi, dato che in Lombardia non ci sono deceduti ma il fatto positivo per la regione più colpita dal Covid-19 non risalta come dovrebbe.

L’intervista di Matteo Bassetti a Radio Radio

Di conseguenza, Bassetti si è tolto qualche sassolino dalla scarpa durante un’intervista rilasciata a Radio Radio e ha fatto il punto su una situazione informativa legata al Covid-19 che ritiene allarmante. Di fronte a dati molti bassi sui decessi, anche se oscillanti di alcune unità da un giorno all’altro, il rischio che la paura cresca, trasformandosi in terrore incontrollato, è molto concreto:

Ecco perché credo che ci sia… Non voglio dire un disegno, non lo so, ma io credo che ci sia purtroppo poca gente che vuole dare i messaggi ottimistici…A me hanno detto che sono banalizzante, che sono negazionista, mi hanno insultato…Io mi sono stufato, facciano quello che ritengono opportuno. Poi pagheranno le conseguenze. Sapete quando? A ottobre o novembre, ma non per la seconda ondata.

Al primo starnuto o colpo di tosse il nostro sistema sanitario salterà per aria per colpa di questa gente che ha terrorizzato il popolo! Se noi continuiamo a dire che ti viene il Covid, sei fritto e muori, il primo a cui viene 37,2 di temperatura corre al pronto soccorso e cosa vuol dire per noi? Saltare per aria! Ci sono sporadicissimi casi gravi, ma ormai è diventata veramente molto simile a una forma influenzale. A novembre avremo centinaia di migliaia con questi sintomi (influenzali di stagione N.d.R) e allora salterà per aria il sistema perché tutti saranno terrorizzati da questo virus”.

Le precisazioni di Matteo Bassetti

Secondo Bassetti, gli esperti della sanità e i media hanno perso la grande occasione di sfruttare questi mesi estivi per capitalizzare i risultati raggiunti, gioire insieme con gli italiani per i numeri dei ricoveri infinitamente ridotti e anche per i tanti positivi asintomatici che non gravano sul sistema sanitario. Si sarebbe potuto inoltre ricordare che gli ospedali oggi sono attrezzati meglio, hanno lavorato bene, si fanno molti tamponi, i tracciamenti e si stanno utilizzando terapie che, pur non essendo specifiche per il Covid-19, danno buoni risultati in moltissimi casi.

In pratica, sarebbe stato utile descrivere i miglioramenti della stagione in corso e la riorganizzazione sanitaria che ci farà arrivare in autunno molto più preparati, senza dimenticare che la seconda ondata potrebbe non essere paragonabile per gravità alla prima. Ecco perché, secondo Bassetti, si deve fare attenzione alle parole che si usano ed essere più cauti prima di diffondere l’idea di un autunno catastrofico, perché ha il solo effetto concreto di trasformare la paura in una psicosi generale:

“Questa è una malattia che all’inizio ha fatto malissimo – specifica Bassetti – perché aveva dei numeri impressionanti, ma oggi il sistema è preparato, la malattia fa meno male, morde mano di quanto mordesse prima, per cui mettete in pratica le misure – la mascherina, il distanziamento, il lavaggio delle mani -, ma attenzione perché se verrete colpiti potrete anche stare a casa vostra, ed essere gestiti da un sistema che funziona…

…Ma se continuiamo a dire alla gente: “Morirete tutti di Covid-19, siamo pieni di contagiati, l’Italia è un Paese dove non funziona niente e non sappiamo fare nulla”, il problema non sarà la seconda ondata, il problema sarà l’iper-afflusso di persone poco sintomatiche o con nessun problema, ai pronto soccorso”.

Prudenza e prevenzione valgono più degli allarmismi

Oltre alle dichiarazioni del professor Bassetti, possiamo fare un quadro realistico seguendo i dati epidemiologici di questo periodo: molti dei positivi sono contagi di ritorno, considerando che parecchi vacanzieri rientrano da viaggi in Paesi più colpiti dell’Italia.

Per questo motivo, più delle previsioni fosche, valgono pragmatismo e buonsenso anche nel tracciamento dei contatti dei viaggiatori positivi e servirebbe limitare l’arrivo di migranti che creano problemi con i continui flussi estivi mettendi sotto pressione i centri di prima accoglienza, in attesa di capire se e come si useranno le navi da quarantena.

I casi di Emilia Romagna, Liguria e i dati nazionali

A dire il vero, si studiano misure nazionali che prevedono anche l’isolamento fiduciario di due settimane per chi torna dall’estero mentre la Regione Emilia-Romagna punta all’intensificazione dei tamponi, con particolare riferimento ai turisti che rientrano da  Croazia, Malta, Grecia e Spagna.

Nel frattempo, il governatore della Liguria Giovanni Toti riferisce di 26 nuovi positivi, fra cui due turisti spezzini tornati da Corfù, e metà di loro derivano da un cluster nel savonese, provocato da una grigliata tra dipendenti di strutture socio-sanitarie di nazionalità ecuadoriana, dove un positivo ne ha contagiato altri.

Toti ha specificato che in tutta la Liguria i ricoverati sono 19 a fronte di 1171 positivi pressoché asintomatici, due sole persone sono in terapia intensiva e ha concluso: “L’aumento dei contagi non si sta ripercuotendo sul nostro sistema sanitario che è perfettamente in grado di rispondere. Non c’è alcuna pressione su pronto soccorso, malattie infettive e terapie intensive. Bisogna rispettare le regole perché tutto questo continui così e questo dipende solamente da noi“.

Del resto, a fronte di 13.791 malati in tutta Italia, di cui attualmente 12.959 a domicilio con pochi sintomi o del tutto asintomatici, si registrano oggi 10 vittime e 53 persone in terapia intensiva in tutta Italia, ma alcuni specialisti e non pochi media tendono a sottolineare l’aumento dei ricoverati gravi, salvo poi scoprire che sono 4 più di ieri e che 779 pazienti sono ricoverati nei reparti di degenza con sintomi, ma in calo di 22 unità rispetto al giorno precedente.

Di conseguenza, un po’ di equilibrio nelle dichiarazioni pubbliche aiuterebbe a seguire con normale attenzione le regole prudenziali di base e a ricuperare anche il senso delle proporzioni, evitando che la paura, più del Covid-19, mandi in tilt il sistema sanitario alla ripresa autunnale.

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