La Mummia con Boris Karloff

Boris_Karloff_The_Mummy_800x600 Stasera Italia Uno, a partire dalle 19.00, trasmetterà due dei tre capitoli della saga de La Mummia: La Mummia e La Tomba dell’Imperatore Dragone. La saga è un remake del primo film in assoluto sull’argomento, intitolato allo stesso modo ma girato nel 1932. Mi riferisco a La Mummia, diretto dal regista Karl Freund e con protagonista Boris Karloff.

Boris Karloff, pseudonimo dell’attore britannico naturalizzato canadese William Henry Pratt, è uno degli attori più importanti del genere horror, avendo dato il volto ad una serie di personaggi del terrore come il mostro di Frankenstein e la Mummia.

La storia, ispirata al ritrovamento della tomba di Tutankhamon avvenuta nel 1922, comincia nel 1921 a Tebe quando degli archeologi del British Museum scoprono la tomba del sacerdote Imothep. Nonostante una maledizione scritta su uno scrigno, che da questo film in poi diventerà un classico nei film sulle mummie, uno di loro decide di aprirlo. Vi trova un papiro e lo legge. Con suo tremendo terrore, dopo qualche istante, vede la mummia risvegliata accanto a sé prendere il papiro e andare via come niente fosse, lasciandolo in vita.

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Questa mummia, a differenza di quella che abbiamo imparato a conoscere nella trilogia del 1999, entra in scena senza versare una goccia di sangue. Lo studioso era troppo terrorizzato per opporre resistenza e poi difficilmente qualcuno gli avrebbe mai potuto credere.

Imothep, così si chiama la mummia, risvegliato dal suo sonno millenario, scappa dalla tomba col papiro, allo scopo di poter riportare nel regno dei vivi la sua amata Anck-Su-Namun. Per farlo, si rifà una vita prendendo il nome di Ardath Bey. Passano undici anni e, fingendosi un egiziano, fornisce degli indizi agli archeologi su dove trovare la tomba della sua amata.

In tale circostanza, conosce la fidanzata di una di loro, Helen Grosvenor in cui vede la reincarnazione della sua innamorata. Cercherà in qualunque modo di poterla sacrificare in modo di poter riavere dal mondo dei morti l’amata Anck-su-Namun e riabbracciarla dopo tanti millenni.

Un amore che supera le barriere del tempo e dello spazio. Peccato che senza aver conosciuto Machiavelli, aveva fatto proprio il concetto de <<Il fine giustifica i mezzi>>.

La storia, è simile a quella del remake. Lo stile, però, è diverso. La nuova mummia è più sanguinaria, più disposta a tutto e più fanatica rispetto all’originale ma è meno subdola. Inoltre, il nuovo film punta molto sugli effetti speciali e su alcune scene al limite dello splatter. Il vecchio, anche agevolato dal fatto che a quei tempi gli effetti impiegabili fossero ben pochi, è più essenziale, puntando più sul trucco, sui costumi e sulle abilità degli attori.

Il finale? Non ve lo racconto di proposito. Il film del 1932 merita di essere visto, magari dopo aver visto quello nuovo, in modo da poterli apprezzare meglio entrambi. I costumi, il trucco, il fascino del bianco e nero e il talento di Karloff e del resto del cast rendono questo film un imperdibile classico.