Salute

Mutazione coronavirus, più contagioso ma meno letale

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Il Coronavirus Covid-19 ha subito una mutazione già da alcuni mesi che lo renderebbe meno temibile, perché, in pratica, è diventato più contagioso ma, allo stesso tempo, meno letale per ragioni di adattamento agli ospiti che infetta.

Covid-19 cambia la strategia di sopravvivenza e può essere una buona notizia

In un’intervista rilasciata a Repubblica, lo scienziato Paul Tambyah, nonché nuovo presidente della società Internazionale per le Malattie infettive e segretario del partito democratico di Singapore, ha fatto il punto sull’evoluzione della pandemia di Sars Cov-2 e sottolinea novità che possono rivelarsi importanti per l’evoluzione della malattia.

In pratica, il Covid-19 ha sviluppato gradualmente, già da febbraio secondo alcuni studiosi, una mutazione denominata D614G allo scopo di contagiare più velocemente le persone, senza tuttavia manifestare un’aggressività letale che porta comunque alla morte del virus stesso. Per ovviare all’inconveniente, il coronavirus avrebbe dunque dato origine a un ceppo più contagioso che si è diffuso in due terzi dei nuovi pazienti in tutto il mondo, ma meno mortale e lo stesso Tambyah conferma che: “Nel mondo la letalità è in calo“.

La mutazione del Covid-19 e le sue conseguenze

Il dibattito per stabilire se il Covid-19 sia meno cattivo di qualche mese fa, scatena accese discussioni tra virologie e infettivologi che non riescono ad accordarsi neppure sulla sua eventuale perdita di carica virale. In ogni caso, su 16.014 attualmente positivi in Italia la stragrande maggioranza è pressoché asintomatica tranne 883 ricoverati con sintomi nei reparti di degenza e altri 68 in terapia intensiva.

Paul Tambbyah ha precisato nell’intervista che: “Un virus più contagioso ma meno letale potrebbe essere una buona notizia…Le due varianti sono quasi identiche. Le differenze non coinvolgono le aree che il sistema immunitario usa per riconoscere il virus. I vaccini non dovrebbero avere problemi…Il suo interesse è infettare più persone possibile senza ucciderle. Un microrganismo dipende dal suo ospite per sopravvivere e diffondersi”.

La conseguenza che interessa ora i ricercatori riguarda la strategia di sopravvivenza che, a dire il vero, è comune nel mondi dei virus e si basa proprio sulla maggiore diffusione, in cambio di meno sintomi, per sopravvivere nell’organismo ospite. Tuttavia, questa mutazione può offrire una seconda buona notizia causata da una serie di fattori evidenziati da Rosa Scognamiglio su ilgiornale.it:

  • La mutazione è importante perché rende il virus meno letale, ma è troppo piccola per confondere il nostro sistema immunitario e quindi il Covid-19 può diventare più vulnerabile agli anticorpi
  • Un vaccino sarebbe quindi in gradi di neutralizzarlo definitivamente
  • Una ricerca dell’università della Pennsylvania conferma inoltre che: “L’aumento di infettività ottenuto grazie a D614G avviene al costo di rendere il virus più vulnerabile agli anticorpi neutralizzanti”
  • Il genoma mutato del Covid-19 risulta meno resistente se messo a contatto con il plasma ricavato dai convalescenti
  • Il virus con mutazione D614G non causa sintomi più gravi, nonostante naso e gola dei pazienti ospitino in media una quantità superiore di microbi rispetto al passato.

Le corrispondenze con gli studi di Alberto Zangrillo e Matteo Bassetti

A questo punto, si aprono nuovi scenari che sembrano supportare la tesi di Alberto Zangrillo, primario dell’unità operativa di terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano, molto criticato quando, nelle settimane scorse, aveva sorpreso gli interlocutori riferendosi alla morte clinica del virus, anche alla luce di una ricerca che aveva isolato a giugno una variante meno aggressiva nei laboratori di Brescia.

La notizia sembra confermare anche l’ottimismo di Matteo Bassetti, direttore della clinica Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova, che ha continuato a battersi, anche in questi giorni, contro gli allarmismi mediatici che provocherebbero più danni della stessa malattia.

In effetti, Bassetti, ha pubblicato il 15 agosto uno studio sulla sua pagina Facebook basato su tabelle che evidenziano la curva in discesa dei decessi, persino nei Paesi ancora pesantemente coinvolti come gli Stati Uniti, che indicherebbe una minore pericolosità del Covid-19 ed esiti meno letali, rispetto ai mesi più duri della pandemia.

La riduzione dei decessi secondo Matteo Bassetti

L’infettivologo genovese ha quindi spiegato come ha svolto il suo studio: “Su suggerimento e con un ingegnere, ho analizzato i dati mondiali ufficiali dell’OMS per vedere come l’aumento dei contagi nei vari stati ha influenzato le ospedalizzazioni e i decessi in questi paesi.

Si vede chiaramente che, sia nei paesi che hanno utilizzato contromisure più severe contro la pandemia (Italia, Spagna, Germania) che nei paesi che invece hanno usato metodi molto più “blandi” (USA, India), dove il virus è praticamente “sfuggito di mano”, i decessi in percentuale sono decisamente calati. Questo potrebbe voler dire che i nuovi contagiati stanno meglio dei primi contagiati, o perché non si ammalano affatto (non è un caso che aumentano gli asintomatici) o perché la malattia è molto più gestibile dal punto di vista medico, sia a casa che in ospedale. I dati mi sembrano incoraggianti”.

In conclusione, oltre a mantenere il distanziamento, continuare a lavarsi le mani e a usare le mascherine, la mutazione del virus potrebbe rivelarsi un ottima alleata per controllare l’andamento epidemico del Covid, nonostante il ritorno della stagione invernale, senza scadere in allarmismi poco verificati dell’opinionista di turno, che servono solo a confondere gli italiani, già duramente provati dalla lunga emergenza.

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