Nuovo studio italiano rivela come ridurre i ricoverati in terapia intensiva affetti da Covid

Il coronavirus provoca ai polmoni un "doppio danno", ecco cosa significa

Una ricerca italiana condotta dal team guidato dal dottor Marco Ranieri è stata in grado di analizzare i danni che il coronavirus è in grado di provocare ai polmoni. Infatti, i pazienti contagiati, possono avere un “doppio danno”, sia agli alveoli che ai capillari. Il 60% dei ricoverati in terapia intensiva che presenta queste condizioni, perde la vita.

I risultati della ricerca

Infatti il covid può danneggiare sia gli alveoli, che hanno la funzione di prendere l’ossigeno e cedere anidride carbonica, sia i capillari, ovvero i vasi sanguigni che permettono lo scambio tra anidride carbonica e ossigeno. Quando è solo una delle due parti ad essere danneggiata, la mortalità è del 20%, con un “doppio danno” diventa del 60%.

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Con una diagnosi tempestiva, però, la mortalità potrebbe essere ridotta, come affermato dal dottor Ranieri, direttore della Terapia intensiva al policlinico Sant’Orsola di Bologna. Lo studio effettuato dall’equipe medica, ha coinvolto un campione formato da 301 pazienti, provenienti da molti ospedali italiani. Anche Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di Sanità e membro del Cts ha preso parte allo studio.

Il doppio danno, come evidenziato dallo studio, può essere individuato facilmente misurando due parametri di funzionamento dei polmoni. il riconoscimento rapido del fenotipo col “doppio danno” consentirà una precisione diagnostica molto più elevata e un utilizzo delle terapie ancora più efficace, riservando a questi malati le misure terapeutiche più aggressive” hanno dichiarato dal Sant’Orsola. I soggetti invece colpiti da danno singolo verranno curati con ventilazione non invasiva con il casco, in terapia sub-intensiva. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Lancet, pertanto tutti i medici e ricercatori potranno averne accesso ed apprendere i risultati.

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Un altro esempio dell’eccellenza della sanità pubblica dell’Emilia-Romagna e della qualità professionale di chi vi lavora –  commentano il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini e l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini – Non solo nei mesi più difficili della pandemia il sistema sanitario regionale ha contribuito in maniera decisiva a gestire un’emergenza senza precedenti, ma allo stesso tempo ha gettato le basi per segnare un significativo passo in avanti nella lotta al virus, che potrebbe portare a raddoppiare il tasso di sopravvivenza nei pazienti più gravi nell’attesa del vaccino, speriamo tutti la più breve possibile“.

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