Soltanto due giorni fa si è tenuto il sopralluogo nella villetta di Montecassiano, all’interno della quale è avvenuto l’omicidio di Rosina Carsetti, la donna uccisa il 24 dicembre durante una presunta rapina.
Come già noto, l’ipotesi della rapina non convince gli inquirenti, che di fatto hanno iscritto sul registro degli indagati i familiari della vittima.
Per l’avvocato Andrea Netti, però, le prove potrebbero essere state compromesse a causa del via vai di personale addetto alle indagini che, a suo dire, transitava “con leggiadria” all’interno della villa, compromettendo le prove. Arriva adesso la risposta della procura, così come riporta Il resto del Carlino.
“Tutti gli accessi nella villetta sono stati sinora effettuati nel pieno rispetto delle regole procedurali e di correttezza scientifica“. Queste le parole del procuratore capo Giovanni Giorgio in replica alle affermazioni dell’avvocato Andrea Netti.
Il procuratore ha anche voluto far chiarezza su un’altra dichiarazione resa dal difensore: quella circa un indumento rinvenuto in casa appartenente al ladro.
“Del presunto indumento indossato dal rapinatore” ragiona Giorgio “il difensore ha preferito parlare, per vero genericamente, solo ai rappresentanti della stampa e mai nel corso delle ispezioni sinora effettuate anche con dettagliate videoriprese all’interno della villetta in presenza dei suoi assistiti o comunque nelle opportune sedi istituzionali con le modalità previste dal codice di procedura penale”.
Il procuratore capo rileva poi che, “sia pur in modo apparentemente dubbioso”, l’avvocato ha dichiarato che “la scena del crimine sarebbe stata compromessa dall’eccessivo numero di persone entrate nella citata villetta. Orbene, tutti gli accessi nella villetta sono stati sinora effettuati nel pieno rispetto delle regole procedurali e di correttezza scientifica, indossando calzari e solo dopo che il personale specializzato dei carabinieri di Ancona aveva isolato i dati materiali ritenuti di interesse investigativo e senza che mai sinora il difensore abbia mosso rilievi nei verbali appositamente redatti anche con la sua partecipazione o comunque in memorie scritte. L’attività investigativa” dice infine Giorgio “continua a svilupparsi con il massimo impegno nel rispetto del segreto investigativo, consentendo agli indagati e ai loro difensori di esporre pienamente il loro punto di vista anche in occasione dei loro programmati interrogatori”.










