Palermo, centinaia di manifestanti in corteo per dire “No al taglio del Reddito di Cittadinanza”

L’evento annunciato da settimane

Mentre, nella notte romana, il Reddito di Cittadinanza viene ridotto di un altro mese e si approva l’emendamento, secondo il quale bisognerà accettare qualunque lavoro venga offerto fin dalla prima proposta – pena la perdita del sussidio – i disoccupati palermitani tornano in piazza.

Occupabili palermitani: in centinaia in corteo

Sono gli ‘occupabili’, ovvero i percettori di Rdc con un’età compresa tra i 18 ed i 59 anni, abili al lavoro e senza avere a proprio carico né minori, né anziani, né disabili. Insomma, quelli che, a partire dal prossimo mese di luglio, saranno certamente senza sostegno.

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Partiti dal castello della Zisa, in centinaia si sono riversati per le strade della città fino a raggiungere palazzo d’Orléans, sede della Regione Siciliana.

Sono nervosi e agguerriti ma, nonostante gli animi tesi, non si sono registrati disordini. Ma di rabbia e di impotenza ce n’è tanta.

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“Non vogliamo emigrare. Vogliamo lavorare qui”

I siciliani hanno smesso di abbassare la testa. – arringa Toni Guarino, uno degli organizzatori della protesta – Se qui non c’è lavoro è colpa dello Stato italiano che non ha mai voluto investire in Sicilia, ma solo al Nord. Noi rifiutiamo di emigrare, vogliamo lavorare nella nostra terra. È un nostro diritto”.

Una protesta, questa, destinata a non rientrare.

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Gli organizzatori concordano: “Avanti ad oltranza finché il governo Meloni non farà un passo indietro”. E, infatti, questa non è la prima – e, ovviamente, neppure l’ultima – delle manifestazioni del dissenso al provvedimento previsto nella manovra finanziaria che si sta per varare. Già a fine novembre, i disoccupati avevano manifestato in corteo e, da allora, anche in altri piccoli presidii.

“Prendo il reddito ma non arrivo a fine mese”

“Già adesso prendo il reddito, ma non arrivo a fine mese. Sono costretto a chiedere la spesa alla Caratis. Chi parla dentro i Palazzi o negli studi televisivi ha la pancia piena, non conosce la realtà. Perché non si fanno un giro nei quartieri popolari di Palermo? Lo sanno che mi spacco la schiena da quando ho 14 anni come muratore, lavapiatti o quello che c’è, in nero e con una paga misera?” – è lo sfogo di Giuseppe, una delle anime della protesta ma anch’egli un padre di famiglia che percepisce il reddito da 11 mesi.

“Le offerte di lavoro passino dai centri per l’impiego”

Ma ci sono, sul tavolo, anche proposte concrete, per arginare il problema. Se ne fa portavoce Davide Grasso “Potenziare i centri per l’impiego, facendo in modo che tutte le offerte di lavoro passino da lì, in modo da garantire la massima trasparenza e la regolarità dei contratti”. Ma anche “attuare un cambio generazionale dei lavoratori forestali, alcuni dei quali hanno anche 60/65 anni, assumendo i percettori di Rdc di una età più giovane”- continua Grasso.

Per il momento, però, nessuno tra le istituzioni ha pensato di intavolare un tavolo di trattative, per tentare di trovare una soluzione a tensioni che potrebbero diventare sempre più forti. Anche perché si attendono, comunque, i voti del Parlamento.

“La Sicilia è dei siciliani, non siamo buoni solo come manodopera per le regioni sviluppate del Nord o per pagare le tasse. – è la conclusione amara di Toni Guarino –  O il governo mette in campo un piano di sviluppo in Sicilia o l’Unità nazionale è solo una barzelletta”.

In Italia anche chi lavora è povero. È una vergogna –  si sfoga ancora Giuseppe De Lisi –  Ci vuole rispetto per i poveri. Chi governa deve pensare a tutelarci non a calpestarci e insultarci”.

“Senza un’offerta valida di lavoro, non si può togliere il reddito”.

La conclusione di una giornata di manifestazioni è riassunta nel commento di Davide Grasso: “resta un fatto: chi è disoccupato non ha come campare se stesso e la propria famiglia. O si garantisce un’offerta di lavoro valida, con un salario dignitoso e un contratto regolare, o il Reddito non può essere tolto”.

E questa sembrerebbe l’unico dato di fatto incontrovertibile: un sussidio è barattabile solo con un lavoro.