Probabili importanti novità in arrivo sul fronte pensioni. Il governo sta lavorando su due fronti: il primo riguarda l’aumento delle minime, portandole oltre i 621 euro attesi. Il secondo è relativo a nuovi incentivi per convincere chi ha i requisiti per la pensione anticipata, ad andare in pensione più tardi.
In sostanza, l’obiettivo non è solo quello di confermare la misura della Legge di Bilancio 2023, che ha garantito un aumento delle pensioni più basse oltre il recupero dell’inflazione, ma si punta a superare quota 621 euro.
Sono quasi 1,8 milioni gli assegni coinvolti
Lo scorso anno, per l’incremento delle pensioni, sono stati stanziati 379 milioni. In tutto vengono coinvolti poco meno di 1,8 milioni di assegni.
Si tratta quindi di una misura non particolarmente gravosa ma che permette di rimanere vigili sul tema pensioni che, come noto, è sempre particolarmente caldo.
Dovrebbero trovare conferma anche Ape sociale, Quota 103 e Opzione Donna. In merito a Quota 103, pare che sarà confermato il ricalcolo contributivo dell’intera pensione per chi decide di accedervi e anche il tetto massimo.
Incentivi per rinviare la pensione
Sul fronte previdenziale si lavora anche su altre tematiche delicate, come ad esempio la possibilità di rinviare il momento della pensione a fronte di incentivi fiscali che rendano particolarmente conveniente tale decisione.
Il Bonus Maroni, che consente a coloro che hanno i requisiti per la pensione anticipata di ottenere in busta paga i contributi a carico del lavoratore rinunciando all’accredito sul proprio montante contributivo, non ha riscosso il successo sperato e infatti nel 2024 è stato richiesto da poche centinaia di persone.
In tutto questo, dunque, il governo sta ragionando sull’ipotesi dell’esenzione fiscale su questo bonus o su una riduzione della tassazione. Da non escludere la possibilità che si vada verso un accredito figurativo per l’importo previsto dal bonus e che questo sia esteso anche per coloro che hanno i requisiti per la pensione anticipata, indipendentemente dall’età, ovvero che hanno maturato 42 anni e 10 mesi di contributi.
Si tratta, però, di una misura che richiede risorse importanti e quindi bisogna capire la reale fattibilità.










