Salute

Pfizer e Oxford AstraZeneca scatenano la competizione internazionale

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Pfizer e Oxford AstraZeneca, sono tra i vaccini di punta anti Covid-19 che l’occidente ha messo in campo per sconfiggere la pandemia e scatenano la competizione internazionale, più politica ed economica che sanitaria, e l’Italia la subisce come un vaso di coccio tra quelli di ferro.

Pfizer in pole position e Oxford AstraZeneca insegue nella competizione internazionale

Il vaccino Oxford AstraZeneca ha avuto dei ritardi a causa di una ricalibratura dei dosaggi che doveva renderlo più efficace, ma molti si sono domandati se un problema tutto sommato gestibile giustificasse un notevole ritardo per l’approvazione e le cause potrebbero non essere solo sanitarie, dato che i Paesi sono in forte competizione, al pari delle industrie farmaceutiche.

Secondo la ricostruzione della giornalista Maria Sorbi, l’accelerazione dell’ultimo minuto che prevede l’autorizzazione dell’agenzia europea del Farmaco (Ema) entro l’Epifania è una buona notizia che però dimostra grandi interessi economici e rivalità tra i Paesi sostenitori delle rispettive big Pharma.

Sorbi ricorda che Pfizer ha creato un vaccino  più costoso di Astra Zeneca e di complessa conservazione a temperature bassissime in appositi frigo, quindi se la concorrente inglese avesse ottenuto l’approvazione per prima, Pfizer-BioNtech avrebbe avuto serie difficoltà a distribuire i suoi lotti.

La corsa internazionale ai vaccini

In pratica, sul successo e la diffusione di Pfizer spicca l’interesse americano e la reputazione di Joe Biden, successore di Trump salvo improbabili colpi di scena, che ha promesso un milione di dosi al giorno di questo vaccino ai suoi compatrioti. Ma anche la Gran Bretagna non è stata a guardare, perché è partita usando Pfizer-BioNtech salvo poi approvare Oxford AstraZeneca dopo il perfezionamento della Brexit con l’Unione europea, che le ha consentito di mantenere tutte le dosi già prodotte del secondo vaccino a disposizione degli inglesi.

Di conseguenza, il vaccino Oxford-AstraZeneca valorizza la posizione di Londra a livello internazionale dopo che il governo di Boris Johnson ne ha rinviato l’approvazione a Brexit già perfezionata, ma autorizzandolo sul suo territorio e bruciando sul tempo la procedura burocratica di Bruxelles, che deve ancora autorizzarne la distribuzione nel resto d’Europa.

Come precisa Andrea Muratore sul Giornale, il vaccino AstraZeneca, al cui sviluppo partecipa anche l’Irbm di Pomezia, costa dai 3 ai 4 dollari a dose contro i 20 di Pfizer-Biontech e i costi variabili, stimati tra i 25 e i 37 dollari, di quello Moderna. Inoltre, si può conservare a temperatura frigo per circa sei mesi e non ha bisogno della complicata catena del freddo di altri vaccini.

La differenza strategica tra Italia e Germania

L’Italia ha già anticipato l’opzione di AstraZeneca per 40 milioni di dosi in sei mesi, ma il ritardo costringe il nostro Paese a confidare in una fornitura aggiuntiva di Pfizer, pari a 13,8 milioni di dosi, con tempi ancora incerti, mentre la Germania è partita per conto suo con 30 milioni di vaccini in più attraverso una trattativa bilaterale e autonoma dalle regole europee.

A questo riguardo, il ministro della sanità Jens Spahn ha precisato che “Gli acquisti nazionali del vaccino anti Covid sono previsti dall’accordo-quadro dell’Ue“, smentendo il premier Conte che si rifaceva all’articolo 7 dell’Accordo degli Stati membri per il reperimento del vaccino contro Covid-19 che, formalmente, impedisce negoziati diretti dei singoli Paesi europei con le aziende big pharma.

La Germania si è mossa con abilità tra i cavilli legislativi Ue

In pratica, la Germania ha saputo districarsi tra le clausole contrattuali europee per l’approvvigionamento del vaccino, secondo la ricostruzione di Paolo Valentino per il Corriere della Sera, perché le dosi extra non mettono in discussione il meccanismo comune gestito dalla Commissione, e non ne indeboliscono la forza negoziale di fronte all’industria farmaceutica.

Inoltre, sono permesse anche distribuzioni nazionali con priorità a quelle che derivano dai contratti europee e Valentino cita anche la precisazione della Commissione europea all’Agi in merito: “Sono possibili aggiustamenti tra gli Stati membri in base alle loro necessità e richieste“. Ecco perché Pfizer e Oxford AstraZeneca scatenano la competizione internazionale.

Come precisa Federico Giuliani per Inside Over, l’Ue ha previsto 1,95 miliardi di vaccini da Pfizer-BioNtech, Moderna, AstraZeneca, Sanofi, Johnson&Johnson e CureVac, ma attualmente solo una parte di questi vaccini, 300 milioni di dosi Pfizer e 80 di Moderna, sarà consegnata con certezza in tempi più brevi. La Germania ha quindi rotto gli indugi con trattative bilaterali, anche a causa dei problemi legati alla preparazione del vaccino francese Sanofi, a differenza dell’Italia che aspetta pazientemente in coda, seguendo rigidamente il protocollo burocratico europeo.

La progressione del vaccino in Italia

l’Italia si muove quindi con difficoltà perché è costretta a inseguire i partner europei mostrando carenza di strategia e difficoltà organizzative. Dopo le 9.750 dosi simboliche ricevute il 27 dicembre, anche il nostro Paese ha avuto la prima fornitura di Pfizer-BioNtech tra 30 dicembre e 1° gennaio, pari a 469.950 dosi, con priorità per il personale sanitario, soggetti a rischio e ospiti delle residenze per anziani.

Tuttavia, le vaccinazioni aggiornate alle 11:23 del 3 gennaio, sono 84.027 con la provincia autonoma di Trento che ne ha già usato il 45,1% del totale, seguita dal Lazio (37,9), Veneto (28,6), Friuli Venezia Giulia (26,4), Toscana (24,4), Piemonte (23,8) e Basilicata (23,2). Fanalini di coda Valle d’Aosta (4,4), Calabria (3,5), Lombardia (3) Sardegna (2,3) e Molise con solo 1,7% delle iniezioni effettuate.

Il parere del viceministro Sileri

Il viceministro della salute Pierpaolo Sileri cerca di fare il punto sull’andamento dei vaccini in un’intervista a Repubblica: “È davvero presto per dire che la partenza sia stata lenta. Certo, colpisce che in Germania siano state iniettate 165mila dosi e in Israele un milione di persone siano state già immunizzate, ma è pure vero che la campagna vaccinale è iniziata da due giorniGriderò allo scandalo solo se il 6 gennaio le 469.950 dosi della prima settimana non saranno state usate tutte”.

Il rischio in effetti esiste, considerando le prossime forniture, a regime dalla settimana prossima, e la gestione di più vaccini, non appena se ne approveranno altri per colmare le carenze di Pfeizer.

Come ricorda la giornalista Francesca Galici, c’è carenza di operatori e postazioni per vaccinare milioni di italiani e, al momento, la sola Sicilia schiera solo 345 persone abilitate su 1.300 previste, che non entreranno in servizio prima di febbraio.

I problemi organizzativi italiani

Tra le regioni in coda alle vaccinazioni spicca anche la Lombardia che però lamenta la mancanza di forniture di siringhe in questi primi giorni di campagna vaccinale a cui aggiungere problemi organizzativi che lo stesso commissario Domenico Arcuri precisa a ZetaLuiss, sito d’informazione della scuola Superiore di Giornalismo “Massimo Baldini” Luiss Guido Carli:

  • Manca ancora l’elenco completo dei centri vaccinali in grado di trattare nel modo migliore il vaccino Pfizer
  • La quantità di dosi a disposizione farà la differenza per coprire più o meno velocemente la popolazione
  • Le categorie che hanno la precedenza per motivi sanitari o in quanto soggetti a rischio sono molto numerose
  • Ci sono difficoltà logistiche dovute alla rigorosa catena del freddo da rispettare per il trasporto e stoccaggio dei vaccini come Pfizer.

ZetaLuiss precisa che resta da capire quando avremo l’elenco completo dei centri per il vaccino Covid, su quali basi si stabilirà il numero dei punti attrezzati per la vaccinazione, quali differenze ci saranno nelle varie regioni e quando sarà del tutto efficiente la rete di distribuzione considerando anche i nuovi preparati in attesa di approvazione.

Se a questo aggiungiamo la necessità di marciare a una media di 200mila iniezioni al giorno per coprire in dieci mesi metà della popolazione italiana, di cui ben 13 milioni entro aprile, secondo l’auspicio del ministro Roberto Speranza, viene il dubbio che tra dire e fare ci sia davvero di mezzo il mare.

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