Scienza

Prime editing: una nuova tecnica al servizio dell’ingegneria genetica

article-post
Aggiungi QuotidianPost tra le tue fonti preferite su Google

Un team di ricercatori statunitensi ha sviluppato una nuova tecnica di editing genetico – atta, cioè, a modificare il DNA. Questa metodologia – chiamata prime editing – promette di garantire una maggior precisione rispetto alla tradizionale CRISPR-Cas9, riducendo il rischio di errori.

Secondo gli autori dello studio, il prime editing potrebbe aprire la strada ad una nuova serie di trattamenti per le malattie genetiche, anche se ciò richiederà ulteriori sperimentazioni.

Il meccanismo CRISPR-Cas9

Nel 1993, il ricercatore spagnolo Francisco JM Mojica stava conducendo degli studi su alcuni microrganismi detti “Archea” – simili per aspetto ai batteri ma aventi alcune caratteristiche più vicine agli eucarioti.

Lo scienziato analizzò il DNA di questi esseri, notando la presenza di sequenze ripetute a intervalli regolari: le cosiddette “Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats” (CRISPR).

Dodici anni più tardi, lo stesso Mojica scoprì che alcune di queste sequenze provenivano da virus che avevano tentato di infettare l’organismo impiantando il proprio DNA per riprodursi. Il microbiologo arrivò così alla conclusione che svolgessero un ruolo nella risposta immunitaria.

Si tratta di un meccanismo semplice ma efficace.

La cellula produce una copia della regione CRISPR sotto forma di filamento di RNA che, in seguito, si lega ad un enzima chiamato Cas9. Questo complesso è in grado di riconoscere eventuali molecole di DNA estraneo ed eliminarle immediatamente.

Lo stesso procedimento è alla base di una tecnica di editing genetico oggi largamente utilizzata grazie alla sua elevata efficienza e semplicità. Tale metodologia impiega l’enzima Cas9 per individuare una specifica porzione di DNA ed “aprire” la molecola in corrispondenza di quest’ultima. Così, gli scienziati possono procedere a modificare il genoma dell’organismo.

Il prime editing

Nonostante la CRISPR-Cas9 offra numerosi vantaggi rispetto alle tecniche precedenti, non è esente da difetti. In particolare, comporta il taglio di entrambi i filamenti di DNA che dovranno essere riparati dalla cellula stessa. Tale procedimento può portare ad errori con effetti potenzialmente dannosi sull’organismo.

Recentemente, un gruppo di ricercatori ha inventato una nuova tecnica – chiamata prime editing – caratterizzata da una maggior precisione. Essa, utilizza una versione modificata del Cas9 che si limita a tagliare un singolo filamento di DNA. In seguito, un altro enzima sostituisce la porzione rimossa con quella voluta dagli scienziati.

A questo punto, il filamento non modificato viene tagliato in modo da indurre la cellula a riparare il “danno” replicando la porzione modificata.

Sebbene il prime editing non possa rimpiazzare completamente il CRISPR-Cas9, rappresenta comunque una valida alternativa grazie alla sua notevole versatilità. Infatti, può essere impiegato per sostituire singole basi oppure per aggiungere o rimuovere sequenze più lunghe, il tutto con una bassa percentuale di errore.

Secondo i ricercatori, questa tecnica è teoricamente in grado di correggere quasi il 90% delle mutazioni genetiche associate a malattie. Tuttavia, saranno necessari ulteriori e approfonditi studi per verificare le effettive applicazioni in ambito medico.

Leggi anche HIV: farmaci ed editing genetico eliminano il virus nei topi


Quotidianpost.it è stato selezionato dal nuovo servizio di Google News, se vuoi essere sempre aggiornato dalle nostre notizie SEGUICI QUI

Potrebbe interessarti anche

  • preview

    I mostri di ghiaccio: 6 fenomeni naturali

    Ogni inverno, sulle pendici del Monte Zao in Giappone, si manifesta uno spettacolo naturale affascinante e a tratti inquietante: i “mostri di neve” (Juhyo). Queste sculture di ghiaccio monumentali, modellate da condizioni meteorologiche estreme, trasformano il paesaggio in un regno surreale, attirando turisti e fotografi da tutto il mondo. Ma cosa sono esattamente questi mostri […]

  • preview

    Spazio pieno di rifiuti: la soluzione è riparare e riciclare

    Lo spazio non è più un “posto lontano” riservato a poche missioni all’anno: tra satelliti commerciali, mega-costellazioni e nuovi lanci, l’orbita terrestre sta diventando un’infrastruttura affollata, costosa e fragile. Ogni missione porta valore (dati, comunicazioni, ricerca), ma lascia anche un’ombra: hardware che invecchia in fretta, componenti impossibili da riparare e oggetti che restano in giro […]

  • preview

    Cancro: un nuovo esame fa “brillare” le cellule tumorali

    Individuare il cancro in fase iniziale è spesso la differenza tra un percorso terapeutico più semplice e uno molto più complesso. Il problema è che molte tecniche di analisi dei tessuti richiedono passaggi lunghi: preparazione del campione, colorazioni, valutazioni al microscopio e tempi di refertazione che, nella pratica clinica, possono trasformarsi in attese. In questo […]

  • preview

    Microrobot e autonomia: come funzionano i robot più piccoli mai creati

    Il futuro della robotica potrebbe stare nel palmo di una mano, anzi: potrebbe essere più piccolo di un granello di sale. Un recente lavoro su microrobot autonomi mostra che è possibile integrare in dimensioni microscopiche sensori, memoria e capacità di eseguire istruzioni, con un consumo energetico ridottissimo. Il risultato non è un “giocattolo” da laboratorio: […]

  • preview

    Microplastiche: perché alcuni organismi imparano a preferire il cibo contaminato

    Le microplastiche non sono solo un problema “chimico” o visibile a occhio nudo: possono diventare un problema di comportamento. Un nuovo filone di ricerca mostra che, dopo esposizioni ripetute per più generazioni, alcuni organismi minuscoli possono arrivare a preferire il cibo contaminato rispetto a quello pulito. Il caso più sorprendente riguarda i nematodi, piccoli vermi […]

  • preview

    Ghiacciai in Antartide: i nuovi sciami sismici che preoccupano gli scienziati

    Quando pensiamo ai terremoti, immaginiamo faglie, vulcani e placche in movimento. Negli ultimi anni, però, la scienza sta mettendo sotto i riflettori un’altra sorgente di onde sismiche: i ghiacciai. In Antartide, un nuovo lavoro ha individuato oltre 360 eventi sismici collegati al distacco e al ribaltamento di iceberg tra il 2010 e il 2023, con […]

  • preview

    Imprecare in palestra migliora davvero la performance?

    Imprecare durante un esercizio “da ultima ripetizione” sembra una cosa istintiva, quasi inevitabile. La novità è che la scienza sta iniziando a trattare questa reazione come una vera strategia di performance: alcune ricerche suggeriscono che ripetere una parolaccia (senza necessariamente urlare o disturbare gli altri) può aumentare forza e resistenza in test fisici brevi e […]

  • preview

    Aviaria, dal pollame ai bovini: come il virus sta ampliando il suo raggio

    L’influenza aviaria H5N1 non è più solo una questione legata a pollame e uccelli selvatici: negli ultimi anni ha mostrato una capacità crescente di “saltare” tra specie diverse, con episodi documentati in mammiferi e, in alcuni contesti, esposizioni umane. Un nuovo studio guidato da ricercatori della Iowa State University ha aggiunto un tassello che sta […]

  • preview

    La longevità spiegata da chi compie 100 anni

    Dick Van Dyke, storico volto di “Mary Poppins” e “Chitty Chitty Bang Bang”, ha compiuto 100 anni il 13 dicembre 2025 e, parlando del suo segreto, ha ripetuto un’idea semplicissima: evitare rabbia e rancore, restare positivo, circondarsi di affetto. La parola longevità torna spesso quando si racconta la sua energia: non è solo una questione […]

  • preview

    Genetica e terapia genica: la svolta che sta cambiando il destino delle malattie rare

    Quando si parla di malattie rare, spesso si pensa a diagnosi difficili e cure limitate. In questo scenario, la genetica sta offrendo strumenti nuovi: non solo per capire l’origine della malattia, ma per intervenire direttamente sul difetto che la provoca. È qui che si inserisce il caso di un bambino con sindrome di Hunter, seguito […]