Proteste di piazza, il detonatore è la tragedia economica

Il lockdown prolungato sta compromettendo la tenuta sociale ed economica italiana, in prima linea autonomi e piccole partite Iva ormai alla disperazione, senza introiti fissi e garanzie statali

I sostegni economici, anche se raddoppiati attraverso un nuovo scostamento di bilancio da 40 miliardi complessivi, non risolvono la questione delle chiusure aziendali e delle sofferenze degli autonomi, quindi aumentano le proteste di piazza e il detonatore è la tragedia economica che l’Italia attraversa ormai da molti anni e alla quale il Covid ha inferto il colpo di grazia.

L’effetto delle chiusure sulle imprese

Da Roma, alla Lombardia, passando per la Liguria e le regioni del Sud, non c’è solo la protesta dei ristoratori e la relativa catena di fornitura, ma anche le filiere dell’indotto, legate alla chiusura prolungata di negozi, bar, palestre, piscine, cinema, teatri e sale da concerti sono in fibrillazione, perché non reggono l’obbligo di continuare a pagare balzelli e utenze, nonostante il lockdown forzato.

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La chiusura di impianti di risalita invernali, locali, agenzie di viaggi e parchi a tema per bambini è un ulteriore danno che provoca una crisi pesante anche sugli investimenti pubblicitari, la cancellazione di tanti eventi e un contraccolpo sul comparto del marketing e pubblicità, oltre che sui collaboratori esterni quali giornalisti e copywriter.

La panoramica sui sostegni alle imprese

La coperta economica è sempre troppo corta, e il precedente scostamento di bilancio da 32 miliardi di euro, ha offerto alle categorie colpite un rimborso tra 1,7 e 5% delle perdite di fatturato del 2020 ed è quindi impossibile programmare una ripartenza economica. Gli autonomi possono avere un indennizzo a fondo perduto non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 per gli altri soggetti, ma non superiore a 150mila euro per impresa, e vivono quindi nella più assoluta incertezza per il loro futuro professionale.

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La proroga del periodo di sospensione delle riscossioni fino al 30 aprile 2021, con la cancellazione delle cartelle esattoriali fino a 5mila euro del periodo 2000-2010 per i soggetti con reddito inferiore a 30mila euro, è una misura fiscale temporanea, ma se il lavoro non decolla si rischia la falcidia dei non tutelati. Persino l’incremento da 1 a 2,5 miliardi per il Fondo dedicato all’esonero dai contributi previdenziali, per autonomi e professionisti, rischia di coprire solo una parte della platea sempre più ampia di operatori in crisi.

La sofferenza economica delle categorie più esposte

L’Istat aveva già certificato nei mesi scorsi che il 39,8% delle piccole imprese può fallire entro l’anno e almeno 3 milioni e 600mila posti di lavoro sono a rischio, oltre al milione già perso e circa trecentomila aziende che hanno abbassato la saracinesca nel corso del 2020.

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La Banca d’Italia segnala inoltre che il 40% delle famiglie in locazione fatica a pagare l’affitto e molte di loro diventeranno morose nei prossimi mesi. A questi indicatori si aggiunge la necessità, per le confederazioni artigianali e delle piccole imprese, di gettare subito sul piatto almeno 102 miliardi di euro per evitare un effetto devastante su terziario e servizi. In pratica, i ristoratori scesi in piazza sono solo la punta dell’iceberg che vede in prima linea alcuni milioni di piccole e fragili partite Iva, senza guadagni e che stanno dando fondo ai risparmi, in assenza di stipendi, coperture pensionistiche e casse integrazioni, tipiche del settore pubblico.

Non è certo casuale che, proprio l’anno scorso, le vendite all’asta di appartamenti siano aumentate del 63% e che molti proprietari di opere d’arte e di antiquariato di pregio svendano i loro beni a prezzi stracciati per realizzare con urgenza liquidità e coprire i debiti.

L’allarme di Vittorio Feltri e Alessandro Sallusti

Vittorio Feltri, direttore editoriale di Libero è molto chiaro: “La mia sensazione è che in questi giorni stia accadendo qualche cosa che minaccia di sfuggirci di mano, mi riferisco al fatto che all’Italia stanno saltando i nervi. Noi abbiamo visto molte manifestazioni di gente esasperata e i motivi sono semplici, quando al popolo manca il pane e il companatico non ragiona più e noi siamo proprio sull’orlo di un crisi di nervi, anzi è già in atto in molti settori della società“.

Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, ha ribadito nella trasmissione DiMartedì, condotta da Giovanni Floris su La7, che bisogna ascoltare chi è davvero disperato per isolare e battere gli estremisti violenti: “Queste prime manifestazioni di piazza, queste prime botte, sono strumentali, organizzate, non sono spontanee, ma si appoggiano su un problema vero. Una chiusura senza se e senza ma, non è più sostenibile dal paese…”Va rimodulata una riapertura in base alla curva dei vaccini, a quella dei ricoveri e delle terapie intensive, ma va accompagnata. Bisogna dare dei segnali di speranza, se no rischia di scoppiare tutto”.

L’analisi di Massimo Gramellini

Interviene sul tema anche Massimo Gramellini, editorialista del Corriere della Sera: Non sarà troppo riduttivo e un po’ cinico bollare le proteste di ristoratori e ambulanti impoveriti dalla pandemia come la rivolta egoista di una piccola borghesia di «bottegai» che non pagano le tasse? Nessuno intende avallare blocchi stradali e danneggiamenti assortiti e forse continua a non esistere risposta migliore a questa tragedia che chiudere tutto il chiudibile per vaccinare il più in fretta possibile, magari partendo dai fragili e non dai raccomandati…Tra chi ha fatto esplodere la sua rabbia per le strade c’erano agitatori politici di basso conio, ma anche commercianti che non vedono un euro da oltre un anno e piccoli imprenditori che per pagare gli stipendi sono ormai costretti a rivolgersi agli strozzini“.

I Masterchef chiedono interventi immediati

Alla protesta trasversale si uniscono due masterchef come Gianfranco Vissani e Antonello Colonna: “Qui se non si danno una mossa scoppia la rivoluzione – spiega Vissani – Il governo ha sottovalutato la disperazione del settore. Si sta scherzando con il fuoco, la disperazione ormai è più pericolosa del Covid“. E Colonna non è da meno: “La misura è colma…La protesta è arrivata tardi, siamo stati fin troppo civili. Lo Stato non ha saputo gestire la pandemia“.

Le reazioni politiche

Dopo il ferimento di un agente a Roma, negli scontri di piazza dei giorni scorsi, il ministro dell’interno Luciana Lamorgese gli ha espresso vicinanza, condannando il gesto, ma ha aggiunto: “L’evidente disagio delle categorie economiche più colpite dalla grave crisi innescata dalla pandemia, merita la doverosa attenzione del governo”. Il segretario Fiom Cgil Maurizio Landini chiede che si difendano imprese e lavoro per evitare che la protesta esploda e il premier Mario Draghi ha dichiarato nella conferenza stampa sui vaccini: “Condanno la violenza, ma capisco la disperazione, lo smarrimento e il senso di alienazione psicologica di chi scende in piazza“.

Dal centro-destra al Pd, in particolare Stefano Bonaccini e Matteo Orfini, aumentano i sostenitori di aperture parziali, ma il fronte chiusurista del ministro della Salute Roberto Speranza, politicamente sempre più contestato, preferirebbe far slittare le riaperture a giugno, con il rischio che l’ordine pubblico diventi ingestibile. Il premier Draghi ha quindi chiesto al Cts di preparare un protocollo mirato per le riaperture, sperando che i vaccini non rallentino e la buona stagione dia una mano.

Ormai è evidente che, per le proteste di piazza, il detonatore è la tragedia economica, come conferma uno degli organizzatori delle manifestazioni #ioapro di questi giorni: “Diranno che siamo dell’estrema destra ma siamo solo padri di famiglia che vogliamo dare da mangiare ai nostri figli“.