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Qatargate, Eva Kaili subisce torture in carcere

Michalis Dimitrakopoulos e André Risopoulos, gli avvocati di fiducia di Eva Kaili, ex vicepresidente dell’europarlamento, condannano le condizioni cui è sottoposta la loro assistita nel carcere di Bruxelles.

Secondo Dimitrakopoulos, la donna sarebbe stata tenuta al freddo per 16 ore in una cella di una commissaria di polizia. I suoi custodi non le avrebbero dato una coperta quando l’ha chiesta e avrebbero tenuto la luce accesa sempre, per non farla addormentare. Inoltre, i quando la 44enne ha avuto le mestruazioni, non le avrebbero consentito di lavarsi. I legali considerano queste condizioni al limite della tortura.

Secondo gli avvocati, il trattamento riservato alla ex parlamentare è molto duro. Basti pensare che ha visto la sua bambina di 23 mesi solo due volte in sei settimane. I legali ritengono che le condizioni in cui è detenuta la Kaili violano la Convenzione europea sui diritti umani e chiedono misure alternative. Ad esempio, la scarcerazione della donna, ristretta ai domiciliari con il braccialetto elettronico, potrebbe rivelarsi una scelta avvincente perché manterrebbe il riserbo dell’inchiesta e nel contempo darebbe alla Kaili una maggiore dignità.

Dimitrakopoulos sottolinea che Eva sta collaborando con gli inquirenti attivamente, il che non farebbe che corroborare la sua innocenza. E, secondo il collega Risopoulos, dopo l’accordo siglato da Panzeri con la procura, la Kaili è l’indagata maggiormente penalizzata del “qatargate” anche se non si trova al centro dell’inchiesta.

I legali concludono ricordando ai giornalisti che “siamo in Europa, dov’è prevista la presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva passata in giudicato. E questo non è il Medioevo“.

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