Ready Player One, il futuro è adesso

Nel nuovo film di Steven Spielberg realtà e illusione si confondono in un moderno e nostalgico omaggio agli anni '80

Nel 2045 la realtà virtuale è l’unico mezzo a disposizione per evadere da un mondo caotico e sull’orlo del collasso. Questa utopistica via d’uscita per sentirsi vivi sembra trovarsi in un universo alternativo chiamato OASIS, ideato dal brillante ed eccentrico James Halliday (Mark Rylance).

In questo cyber spazio dove ognuno può diventare chi realmente desidera, attraverso bizzarri avatar si muove con disinvoltura il protagonista, Wade Watts (Tye Sheridan). Il giovane Wade, orfano appassionato di retrogaming, trascorre in questo regno cibernetico le sue giornate in cerca di una chance per riscattare una vita ai margini. Occasione che si presenta quando il creatore di OASIS muore senza eredi, lasciando la sua immensa fortuna al vincitore della più incredibile gara mai concepita.

Ready Player One, futuro e nostalgia

Diretto e prodotto da Steven Spielberg e tratto dal romanzo di Ernest Cline, Ready Player One è un film vivace, piacevole e intriso di citazioni e rimandi alla cultura pop anni ‘80. Mediante videogame, musica, cinematografia d’epoca e sit-com che hanno reso immortale quel decennio, Spielberg dirige con maestria una storia avvincente.

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Un vero e proprio tour immersivo in quel vintage che oggi come ieri è capace di stupire ed emozionare. L’avvenire ostico, la realtà virtuale, le battaglie e la competizione sono solo un contorno al reale fulcro della storia, l’amore incondizionato per quei favolosi anni 80.

La pellicola fantascientifica non è solo un tripudio di colori al neon per ragazzini e nerds nostalgici, ma uno sguardo intelligente rivolto ad un futuro incerto dove la dimensione reale è un luogo orribile dove vivere, colma di interrogativi e sottomessa da politiche deprimenti e ingiustizia sociale. L’unica fonte di benessere è la fuga da se stessi per ritrovarsi e ritrovare il senso della vita.

Modernità e dominio tecnologico

Attraverso l’odisseico peregrinare del protagonista non si affronta solo un viaggio di scoperta e di crescita ma, ci si interroga in modo critico sulla “modernità” dominata dalla tecnologia che, accelerando vertiginosamente annienta la concezione delle nostre consapevolezze.

Da tale annullamento ne consegue la paura costante del domani che si perpetua con la sottomissione dell’essere umano, agilmente manovrabile e reso impotente dall’attuare cambiamenti.