“Non una messinscena attuata dopo un omicidio d’impeto, il tutto ha testimoniato una premeditazione elaborata dal 16 dicembre che si è realizzata il 24 dicembre“. Così ha riferito il procuratore di Macerata Giovanni Giorgio.
Arianna Orazi avrebbe premeditato l’omicidio, ed Enea Simonetti lo avrebbe eseguito. Lui il braccio, lei la mente. Una storia terribile e dai contorni agghiaccianti è quella che si sta delineando a quasi 2 mesi dalla morte della povera donna di 78 anni, massacrata la notte di Natale.
Rapporti incrinati, violenze in famiglia, Rosina che mangiava da sola, che dormiva da sola. Rosina che dentro casa sua conduceva una vita silente e parallela rispetto a quella dei suoi famigliari. Una donna dalla solitudine senza fine il cui grido di aiuto forse non è stato compreso. Non è stato compreso dal genero, che col senno di poi ha osservato: “Voleva vedermi, adesso mi chiedo cosa volesse dirmi”; non è stato compreso nemmeno dalla migliore amica, anche lei scomparsa pochi giorni dopo la morte di Rosina, e il cui figlio ha detto: “Rosy voleva trasferirsi da noi, ma noi pensavamo solo fossero litigi familiari“.
Litigi familiari che però ora si sono trasformati in una vera e propria tragedia, una imprevedibile tragedia che nessuno aveva messo in conto.
Arianna ed Enea ora si trovano in carcere. Nessun provvedimento preso invece per Enrico Orazi: seppure possa aver avuto un ruolo nell’omicidio, per gli inquirenti lo ha avuto in un momento successivo allo stesso, e non esistono presupposti per la misura cautelare.











