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Rosina Carsetti, parla un’amica: “Aveva paura di essere ammazzata”

Sul caso dell’omicidio di Rosina Carsetti, la donna uccisa la Vigilia di Natale durante una presunta rapina (secondo quanto riferito dai familiari), i punti oscuri sono ancora molti.

Gli inquirenti, che hanno a lungo ascoltato la figlia di Rosina, il marito ed il nipote, hanno rilevato che i punti incongruenti dei loro racconti sono tanti, troppi, e hanno dunque maturato la decisione di iscrivere i tre nel registro degli indagati. L’accusa sarebbe quella di omicidio e favoreggiamento; potrebbe pendere su di loro anche l’ipotesi di simulazione di reato.

Emerge ora una testimonianza di una amica di Rosina, che afferma: “Rosina mi aveva detto che voleva scrivermi una lettera“, racconta la donna, “così se mi ammazzano, saprai chi è stato“.

Un racconto che, in effetti, è in linea con il fatto che Rosina si fosse recata presso un centro antiviolenza il 19 di dicembre. Anche l’operatrice del centro che ha parlato con Rosina (e che le aveva prenotato un appuntamento con un avvocato per giorno 29) è stata a lungo sentita dagli inquirenti.

Intanto il nipote nega: “A mia nonna non mancava nulla. Non so perché le abbiano messo in testa certe cose”, dice ai microfoni di Skytg 24. Mentre Pietro Carsetti, fratello di Rosina, dichiara: “Sono molto triste. Non so cosa sia successo a mia sorella, la vicenda è molto confusa”.

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