Cronaca
Rosina Carsetti si era rifugiata dai vicini

Rosina Carsetti si rifugiava a casa della sua migliore amica e vicina di casa Laura. A gettare luce su questo particolare è Il Resto del Carlino, che ha intervistato il figlio della vicina di casa di Rosina.
La vicina di casa di Rosina, la sua migliore amica, se ne è andata pochi giorni fa. A farla rivivere con le sue parole, e a raccontare di quel profondo legame che legava Rosina a Laura (questo il suo nome) è il figlio Daniele Botta, che racconta ai microfoni de Il Resto del Carlino del rapporto tra sua madre e Rosina.
“Mia madre e Rosina erano vicine di casa, quando erano bambine. Si può dire che sono cresciute insieme. Mia madre è scomparsa pochi giorni fa, si è lasciata andare da quando ha saputo che Rosina era morta, erano legate come fossero sorelle. È a casa dei miei genitori, in via Spalato, che Rosy era venuta a stare una notte, l’anno scorso, e aveva fatto capire che le sarebbe piaciuto restare a vivere lì. Oggi, vista la scena col senno del poi, era in cerca di un rifugio, di un posto dove sentirsi al sicuro”.
Racconta poi anche delle loro telefonate. Dice Daniele: “Mia mamma diceva sempre: ‘Povera Rosina, quanto la fanno soffrì”.
Poi aggiunge: “So che Rosy si lamentava delle sue condizioni in casa da un tempo piuttosto lungo, non saprei dire quanto. Ma sono certo che c’è stata una sorta di escalation, la situazione è via via peggiorata rapidamente. Una volta, l’anno scorso, Rosy aveva dormito a casa dei miei”.
Poi Daniele racconta che Arianna una volta ha spinto la madre gettandola a terra, provocandole un dolore al braccio, ma non ricorda quando ciò sia accaduto, se prima o dopo la sera che dormì dai suo genitori: “È possibile che si trattasse dello stesso giorno, ma non ne sono sicuro, forse era il giorno successivo. Comunque Rosy quella volta disse che se n’era andata di casa per dare una lezione ai familiari o qualcosa di simile, e anche per vedere come loro avrebbero reagito, se a quel punto, non vedendola rientrare, l’avessero cercata o se magari si fossero semplicemente preoccupati per lei, o ancora se avessero presentato una denuncia di scomparsa. Lei non avrebbe voluto lasciare casa dei miei quel giorno, tanto che disse ‘Posso cucinare, lavare, aiutare in casa. Posso restare qui con te’, disse a mia madre. Insomma si capiva che le sarebbe piaciuto rimanere, ma lì per lì poi si salutarono. Ricordo che fu mio padre a riaccompagnarla a casa, il giorno seguente” prosegue Daniele, “la lasciò davanti al cancello”.
Il 24 dicembre, giorno dell’omicidio, “non sapevo come dire a mia madre che Rosina non c’era più” spiega Botta, “mamma infatti era ricoverata dal 16 dicembre. Alla fine mi sono fatto coraggio, anche perché lei aveva capito che dovevo dirle qualcosa di importante. Così l’ho fatto e la prima cosa che ha detto, sconvolta, è stata: ’Oddio, me l’hanno ammazzata“.
Sono parole forti quelle di Daniele Botta, che non potranno passare inosservate. Cosa succedeva davvero in quella casa? Rosina veniva davvero picchiata dai suoi conviventi o esacerbava normali litigi di normale amministrazione?









