Sanremo 2021, Achille Lauro e il ritratto di una Penelope in chiave moderna

Ieri sera siamo andati lontani nel tempo, lontanissimi. Lauro ci ha teletrasportati dentro ai miti dell'antica Grecia, per una storia d'amore più moderna e al contempo più antica che mai: quella del tormentato amore tra Ulisse e Penelope

Ieri era la serata delle cover, per la kermesse canora. I cantanti in gara si sono sfidati portando sul palco grandi successi della musica italiana, in duetti che non hanno mancato di stupirci. Per questa speciale occasione Achille Lauro è salito sul palco accompagnato da ben due grandissime donne ed artiste, una cantante, l’altra attrice. Stiamo parlando di Emma Marrone e Monica Guerritore.

L’esibizione inizia con Monica Guerritore sul palco; alle sue spalle, si intravede una figura, una statua greca argentata. Si tratta di un monologo attraverso il quale fa una attenta analisi psicologica della Penelope di Ulisse in chiave moderna. Penelope si rivolge allo spettatore facendo una sorta di “mea culpa”, ricordando di quell’amore nei confronti di Ulisse che l’ha portata all’autoannullamento, all’autodistruzione. Un amore che l’ha portata all’autocommiserazione, riducendola al fantasma di se stessa. Non parlo la vostra lingua, dice Penelope-Monica nel monologo. Come a voler sottolineare che un amore come il suo, così totalizzante, così completo, è incomprensibile ai più: l’amore di chi sa di amare qualcuno che non li ama. Ulisse scaltro, Ulisse bugiardo, Ulisse traditore che la lasciò attendere anni a tessere le trame di una tela di giorno per scucirle di notte, semplicemente per fuggire alle braccia dei suoi pretendenti. Penelope sola ad Itaca, nel ricordo di un uomo.

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Penelope che conclude con un monito a tutte le donne: non amare mai un uomo di quell’amore.

Ed è a quel punto che ha inizio l’esibizione di Lauro con la sua “Penelope”. La statua alle spalle della Guerritore era proprio lui. Anche la sua canzone parla di una Penelope ferita, di una Penelope tormentata. Lauro vestito d’argento ed illuminato d’oro, con la testa contornata di alloro. Lauro che insieme ad Emma ha dato vita a una versione, se possibile, ancora più pregnante e struggente della canzone originale. Una canzone che parla di un amore sbagliato, di un amore tossico, un amore al quale non siamo capaci di fuggire.

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Insegnami com’è dire addio e non girarsi a guardare, dice la canzone. Proprio quello che, forse, avrebbe voluto fare la Penelope di Ulisse.

Francesca Angelica Ereddia
Francesca Angelica Ereddia
Classe 1990, Laureata in Giurisprudenza, siciliana, una passione per la scrittura, la musica e l'arte. Per aspera ad astra, dicevano. Io, nel frattempo, continuo a guardare le stelle.