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Stop al commercio dell’avorio: è proposta di legge

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avorio

Finalmente a New York è stata fatta una proposta di legge per vietare sia la vendita che l’acquisto di avorio, proveniente dalle zanne degli elefanti, e di corno dei rinoceronti.

Non è una notizia da poco, considerando il fatto che lo Stato di New York è, al momento, il principale importatore di avorio, per cui se il governatore Cuomo deciderà di apporre la propria firma su questa proposta normativa, immediatamente diventerà illegale il commercio di zanne di elefanti e di corno di rinoceronte. Sarà, invece, ancora ammesso lo scambio di oggetti d’epoca realizzati in tali materiali, ma diventando più serrati i controlli, tutti i trasgressori andranno incontro a multe e denunce esemplari.

In più, se tale legge passerà, sarà il punto di partenza per chiederne successivamente l’attuazione anche negli atri Stati americani, così da ridurre la strage di elefanti e di rinoceronti, che i bracconieri continuano a fare, malgrado il rischio estinzione di queste specie animali.

Infatti, si stima che tra circa dieci anni gli elefanti e i rinoceronti non saranno più presenti sul nostro pianeta, se non se ne fermerà il massacro. Il problema dell’avorio e del suo commercio non è, pertanto, una questione isolata, ma coinvolge in qualche modo tutto il mondo.

elef morto

In difesa degli animali e proprio per dire no alle stragi finalizzate all’arricchimento dei bracconieri, qualche giorno fa sono scese in piazza anche le associazioni animaliste italiane, che si sono date appuntamento a Roma per chiedere a Papa Francesco di sostenere la loro causa.

E’ stato GRIDER (Gruppo Romano per la Difesa di Elefanti e Rinoceronti), questa volta, a farsi portavoce della richiesta. Una richiesta rivolta proprio al Pontefice, perchè l’avorio è ampiamente utilizzato per la realizzazione di oggetti religiosi, per cui è importante che la Chiesa aiuti a fermare questo commercio, salvando così numerose vite.

Infatti, recentemente, l’Ufficio Cites ha diffuso un documento, nel quale si rende noto che ogni anno sotto i colpi dei bracconieri, muoiono circa 20.000 elefanti africani. L’Uganda, il Kenya e la Tanzania rappresentano le principali riserve di caccia e qui questi animali sono uccisi senza alcuna pietà pur di ricavare l’avorio. Un avorio, che – come afferma GRIDER – non è bianco, ma bensì rosso, sporco del sangue di vittime innocenti, come Satao, uno degli elefanti più vecchi al mondo, che è stato eliminato e poi lasciato al suolo, privato delle sue preziose zanne. Soltanto la sua particolare conformazione del padiglione auricolare ne ha poi consentito l’identificazione.

Il commercio di avorio continua ad essere, ancora, una delle principali fonti di reddito per gran parte dei Paesi africani. Seguendo, infatti, le rotte del traffico di diamanti e di esseri umani, questo materiale, che non a caso è definito anche oro bianco, serve per finanziare le guerre e giunge velocemente sia in Europa (i porti spagnoli sono stati evidenziati come i principali punti di ingresso nel nostro continente), sia anche in Asia, dove si utilizza per realizzare pettini, fermacapelli e monili. In Cina e in Giappone l’avorio viene impiegato, soprattutto, per fare un piccolo ciondolo, che rappresenta la virilità e che viene donato a tutti i giovani quando entrano nel periodo della pubertà.

Inoltre, la vendita on line di questo prezioso materiale, poco controllata e, quindi, facilmente gestibile, non ha fatto altro che peggiorare la situazione della sua diffusione in tutto il mondo.

A questo punto la domanda, che non può non balzare alla mente immediatamente, è: ma ne vale davvero la pena? O meglio: il commercio d’avorio può giustificare l’estinzione di due specie animali? Solo di ieri la notizia dell’estinzione di un altro gigante del nostro pianeta, il leopardo nublado, di questo passo dove finiremo? Pezzo per pezzo faremo sparire la vita? Perché, una volta terminati gli animali, si passerà alla vendita di parti di uomini. Ah già, scordavo, quella è già iniziata da tempo, il commercio di organi umani già esiste, allora forse è davvero ora di dire basta!

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