Storia di una stella della musica: Renata Tebaldi a Pal. Morando

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Un bel dì vedremo…” Così’, sull’onda delle commuoventi note di Puccini in Madama Butterfly, si viene introdotti nella mostra dedicata a “Renata Tebaldi,il mito del canto, lo stile di una diva nel cuore di Milano”, aperta fino al 1° febbraio 2015, una vita intera dedicata alla musica eterna.

Renata nacque nel 1922, studiò al conservatorio di Parma e al liceo Gioacchino Rossini di Pesaro, con il famoso soprano Carmen Melis. Il suo primo debutto la vide nel ruolo di Elena nel Mefistofele di A.Boito nel 1944 e solo due anni dopo partecipò alla riapertura del Teatro alla Scala di Milano, sotto la direzione di Arturo Toscanini, occasione in cui cantò la “Preghiera del Mosè in Egitto” di Rossini e l’assolo del Te Deum di G.Verdi. Proprio da Toscanini fu definita una “voce d’angelo”:  aveva un’ampiezza vocale unica, passando dai toni più acuti a quelli più sotterranei….

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Il suo repertorio

Aida, Otello, Falstaff , del Verdi più tardivo, ma soprattutto Boheme, Tosca, Manon Lescaut di Puccini rappresentano il suo repertorio classico a lei più congeniale in cui rivelò un canto giudicato “di una classica purezza”, come si nota in particolare nella famosa romanza “Vissi d’arte…”in Tosca.

Nei primi anni cantò spesso  sulle note di Wagner, Mozart, ma anche Haendel, Spontini …Con Carlo Bergonzi incise il” Don Carlo” e  “Un Ballo in Maschera”di Verdi, accanto a Luciano Pavarotti.

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I Viaggi e il successo della sua voce

In seguito,  viaggiò molto, a partire dall’America, col suo debutto di Aida alla S. Francisco Opera nel’56 e come Desdemona in Otello nel’55 al Metropolitan di New York, con Carlo del Monaco. Rimase ancora per diverso tempo negli Stati Uniti a causa di un temporaneo periodo di rottura con la Scala,dove comunque rientrò pochi anni dopo cantando la “Tosca“: in questa occasione, l’ultima, fu applaudita per 40 minuti…, era il 1959. Il suo vero addio, tuttavia, avvenne, col concerto alla Scala del 23 maggio 1973.

Di lei stessa scrisse: “Nella mia carriera non sono stata solo Renata, ma ognuna delle protagoniste delle opere che ho rappresentato”. Uscì  definitivamente di scena nel ’76,  rimanendo nell’immagine della gente come la raffinata “donna Renata”.

La sua voce così rara e mutevole, leggerissima , ma che sapeva essere anche drammatica, accompagna senza posa la visita della mostra. Tutto si mescola alle dolcissime note di Puccini da lei interpretate, mentre si legge : “Il canto… la trasfigurava, dava ai tratti del viso espressioni intense, appassionate, luminose. Poi la voce..., la compattezza…sonorità…erano tutt’uno con il velluto, la dolcezza, il calore ”  come scrisse di  lei Rodolfo Celletti.

Da giovane si innamorò ricambiata di Antonio Pedretti, ma egli avrebbe desiderato avere con lei una famiglia, mentre il successo la incalzava: così se ne  lasciò trascinare a tal punto che nacque il cosiddetto “clichè Tebaldi”… Nel’58 , cambiato look, all’Empire State Building incontrò il direttore d’orchestra Arturo Basile. Viaggiò, giungendo fino in Giappone e in Estremo Oriente. Poi dal 1973 , si dedicò  solo ai concerti: in uno di questi fu ospite anche del presidente Marcos, a Manila.

Proprio per dare un concerto e il suo ultimo addio, tornò nel 1976 in America. Raramente altri artisti sono riusciti  a suscitare con tanta espansione l’amore e l’ammirazione del pubblico: fiori, doni, applausi, la gioia  di vederla oltre che di ascoltarla e lei immancabilmente ricambiava: “I love you very much!”.

Grazia Paganuzzi