Scienza

Uno studio italiano conferma che il vaccino antinfluenzale difende anche dal Covid-19

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Uno studio italiano conferma che l’uso del vaccino antinfluenzale difende anche dal Covid-19 e, pur non essendo specifico per il coronavirus, può contribuire a ridurre contagi e decessi, quindi sarebbe molto utile farlo anche se non si rientra fra le categorie più a rischio.

Il vaccino stagionale antinfluenza aiuta le difese immunitarie anche contro il Covid-19

Com’è noto, il vaccino antinfluenzale stagionale stimola la risposta immunitaria dell’organismo, inoculando virus depotenziati, allo scopo di farli riconoscere dagli anticorpi che sono in grado di neutralizzarli consentendo all’organismo di conservarne memoria per proteggerci nel corso delle epidemia influenzale che ci accompagna per tutto l’inverno.

In questi mesi, la presenza del Covid-19 ha rimescolato le carte perché non esiste ancora un vaccino specifico e lo si sta curando con farmaci antinfiammatori, tracciamento dei contagi e azione preventiva per evitare un ricorso eccessivo alle strutture ospedaliere.

Tuttavia, virologi ed infettivologi suggeriscono di fare ugualmente il vaccino antinfluenzale per evitare che i disturbi stagionali si sovrappongano a quelli del Covid creando una combinazione pericolosa, specie per i soggetti più a rischio e sofferenti di patologie pregresse. Il risultato di un nuovo studio sembra confermare la necessità di sottoporsi al vaccino antinfluenza per godere di benefici e vantaggi a livello di rafforzamento del sistema immunitario che gioca un ruolo di primo piano nella difesa da Covid-19.

I risultati dello studio sottolineano l’importanza del vaccino stagionale

Il centro Cardiologico Monzino di Milano ha infatti compiuto una ricerca ex post, cioè basata su una stima a posteriori, analizzando l’andamento della pandemia nei mesi scorsi e, in particolare, nel periodo di lockdown. Le conclusioni sono state pubblicate sulla rivista scientifica “Vaccines” che è considerata una delle più importanti nel settore delle vaccinazioni.

I risultati confermano che le regioni italiane con più alto tasso di copertura a livello di vaccino antinfluenza nella fascia di età oltre 65 anni hanno avuto minori contagi,  un numero inferiore di pazienti ricoverati con sintomi nei reparti di degenza e in terapia intensiva, oltre a registrare meno decessi da Covid-19.

La testimonianza del ricercatore

Lo studio a posteriori evidenzia inoltre che un lieve incremento della copertura vaccinale avrebbe potuto ridurre le vittime di circa duemila unità, secondo le dichiarazioni rilasciate ad Adn Kronos dello specialista, e primo autore dell’articolo scientifico, Mauro Amato che ha specificato il metodo di ricerca del centro Monzino:

Abbiamo stimato che un aumento dell’1% della copertura vaccinale negli over 65, che equivale a circa 140.000 dosi a livello nazionale, avrebbe potuto evitare 78.560 contagi, 2.512 ospedalizzazioni, 353 ricoveri in terapie intensive e 1.989 morti per Covid-19“.

Lo studio italiano conferma quindi che il vaccino antinfluenzale difende anche dal Covid-19, confrontando il tasso di copertura vaccinale in tutte le regioni delle persone ultrasessantacinquenni in rapporto a contagiati, ricoverati, degenti in terapia intensiva e decessi e Amato precisa: “Tutte le analisi hanno confermato che i tassi di diffusione e la gravità del virus Sars-CoV-2 sono inversamente proporzionali al tasso di vaccinazione antinfluenzale: meno vaccini, più Covid-19“.

L’ipotesi di studio offre una base scientifica alle raccomandazioni sul vaccino

Lo studio del centro Monzino si basa su statistiche che hanno generato un’ipotesi da approfondire, ma i ricercatori ritengono che questi risultati forniscano una nuova base scientifica che conferma le raccomandazioni delle autorità sanitarie, compresa l’Oms, riguardo la vaccinazione antinfluenzale, specie in periodo di Sars-Cov-2.

Come spiega Damiano Baldassarre, coordinatore dello studio, tutti i settori specialistici sono stati direttamente colpiti dal Covid-19 e quello cardiologico non ha fatto eccezione, quindi, in assenza di un vaccino specifico, la copertura antinfluenzale stagionale può essere un’alternativa per contrastare il Sars-Cov-2 che usa vie di trasmissione simili al virus dell’influenza e presenta anche sintomi in comune con i malanni stagionali.

Le due principali differenze tra giovani e anziani

Le osservazioni degli specialisti concordano sulle differenze tra bambini e adolescenti, più esposti all’influenza stagionale, rispetto al rischio per gli anziani di contrarre più facilmente il Covid-19 in forma più aggressiva. Al riguardo ci sono due spiegazioni che interagiscono:

  •  Maggiore reattività delle difese nell’organismo dei giovani di fronte alle malattie e attacchi virali
  •  Uso dei vaccini, fin dall’infanzia, per immunizzare dalle malattie infettive esantematiche, come morbillo, rosolia e varicella che possono anche migliorare la reazione complessiva del sistema immunitario.

Le conferme di Giuseppe Remuzzi

Giuseppe Remuzzi, direttore dell’istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, precedentemente intervistato dal nostro quotidiano, ha confermato nel suo intervento televisivo a La7 che molti vaccini proteggono anche dal coronavirus anche se non sono in grado di neutralizzare direttamente il Covid-19:

Esiste, vaccinandosi, un allenamento che l’organismo fa anche con altri vaccini…ci sono quindi delle cellule, denominate T che scambiano certe proteine di un virus diverso o di un vaccino diverso per il coronavirus e allora riescono ad attaccarlo. La protezione che conferisce il vaccino antinfluenzale non è altissima, è probabilmente molto alta quella per pneumococco, poliomielite, morbillo e rosolia“.

Remuzzi spiega quindi che, in pratica, questi vaccini “addestrano i muscoli” del nostro sistema immunitario e lo allenano per renderlo più reattivo persino in presenza del Covid-19 quindi l’antinfluenza offre comunque una marcia in più, nonostante sia meno immunizzante di quello per la polmonite.

Le regioni si stanno attrezzando quest’anno per estendere la copertura vaccinale nei bambini piccoli fino a sei anni e gli adulti a partire dai 60. Resta però il problema della scarsa disponibilità del vaccino antinfluenzale a pagamento in farmacia, che potrebbe essere risolto a partire da novembre, con le nuove dosi a disposizione anche delle categorie più giovani e non a rischio, sperando che si producano in quantità sufficiente, dato che operatori sanitari e categorie a rischio hanno la precedenza.

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