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Usa: il lento declino della Pay Tv

Prosegue inarrestabile il fenomeno del cord cutting, ossia il “taglio degli abbonamenti” che da tempo grava sulle Pay Tv statunitensi penalizzate dal progressivo esodo degli abbonati verso le piattaforme svod come Netflix e Amazon Prime Video.

Milioni di utenti stanno lasciando – e lasceranno – i tradizionali package della Pay Tv. Siamo davanti a un fenomeno che con tutta evidenza segna un abbandono in massa del modello della TV lineare a pagamento e timeshift, per intenderci quello adottato anche in Italia, fin dal 1991, con Tele+, l’attuale Sky.

È un declino annunciato da tempo: a marzo dello scorso anno i maggiori operatori del settore hanno dovuto incassare la perdita di 5,12 milioni di abbonati, 325mila in più rispetto a quelli sfumati nel 2019, già anno di ristagno a livello mondiale. L’abbandono, secondo l’azienda americana MoffettNathanson, è proseguito nel terzo trimestre del 2021: più di un milione e mezzo di famiglie ha detto addio alla televisione via cavo o satellitare, circa il 9% in più rispetto a un anno fa.

Salvo improbabili inversioni di rotta, anche nel 2022 continuerà a ritmo sostenuto l’emorragia di abbonati dai pacchetti di canali Pay Tv commercializzati da operatori via cavo come Comcast, Charter, AT&T, Verizon, Cox, ecc.

Attualmente solo il 55 per cento delle famiglie americane si abbona alla Pay Tv tradizionale, contro l’85 per cento di dieci anni fa. Non sembra lontano il punto di non ritorno oltrepassato il quale la maggior parte degli americani avrà lasciato il tradizionale sistema della Pay Tv.

Il fenomeno del cord cutting non riguarda soltanto gli Stati Uniti. Anche in Canada si registra un trend analogo: eMarketer prevede che quest’anno meno del 50 per cento delle famiglie canadesi si abbonerà alla Pay Tv.

Da tempo, tra gli addetti ai lavori, la domanda non è più se i classici canali della Pay Tv abbiano ancora un futuro, ma quanto sarà veloce la loro uscita dal mercato.

Il mercato è caduto in un doppio circolo vizioso. La fuga degli abbonati verso le piattaforme streaming ha costretto le emittenti, soprattutto quelle che trasmettono competizioni sportive, ad aumentare i prezzi, rendendo meno appetibile il costo dei package a chi non è appassionato di sport.

Inoltre i canali che hanno visto declinare il loro modello di business non hanno avuto altra scelta che investire in maniera massiccia nello streaming trasmettendo lì i loro contenuti premium – come ha fatto ad esempio la Disney – nel tentativo di recuperare gli abbonamenti persi. Ma così facendo hanno prosciugato l’attrattiva della loro offerta sui canali lineari. Una specie di harakiri.

Ad ogni modo lo spazio di manovra è molto stretto. Secondo S&P Global Market Intelligence anche lo sport, che ancora svolge un ruolo centrale nella sopravvivenza del sistema delle pay-tv, si sta spostando verso lo streaming, su piattaforme come Amazon Prime Video, Peacock, ESPN+ (Disney).

Morte della Pay Tv?

Insomma, la situazione è critica – qualcuno dice anche apocalittica – tanto da spingere alcuni osservatori a stabilire analogie con la tragica sorte toccata al telefono fisso. “La tv via cavo è la nuova rete fissa”, ha titolato di recente il New York Times.

“I telefoni cellulari erano in circolazione da decenni prima che la percentuale di americani che non avevano un telefono fisso a casa raggiungesse il 50 per cento, attorno al 2017”, ha spiegato l’editorialista Shira Ovide, che ricorda come secondo gli ultimi dati del governo solo un terzo degli adulti americani ha ancora una linea fissa.

“Da tempo la gente va predicendo la morte della tv via cavo”, ha concluso la giornalista. “Ma questa volta potremmo davvero esserci”.

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