USA, Sony a Obama: “Ritiro del film anti-Kim? Eravamo costretti”

USA, Sony a Obama: "Ritiro del film anti-Kim? Eravamo costretti"

“Non avevamo alternative” alla cancellazione dell’uscita di “The Interview“. Così l’amministratore delegato di Sony Pictures, Michael Lynton, replica in un’intervista a quanti attaccano da giorni la sua azienda. Primo fra tutti il presidente Obama. E lo fa con il classico scaricabarile: la decisione sarebbe divenuta necessaria perché le principali catene cinematografiche avrebbero rinunciato alla proiezione. Pochi cenni alla ragione reale ovvero alla paura di possibili ritorsioni. Anche perché questo atteggiamento manderebbe su tutte le furie un’opinione pubblica come quella americana, capace di incendiarsi per molto meno.

Da opera di fantasia ad affare di Stato: destino incredibile, quello di ‘The Interview‘. Senza precedenti nella storia del cinema e poche anche in quella dell’arte in generale. Scommettiamo che nessuno, fra produttori e registi, era così sciocco da pensare che un film satirico su Kim Jong-Un non avrebbe suscitato scalpore. Anche perché il piccolo dittatore della North Korea non viene solo ridicolizzato ma anche ucciso. Un finale così verrebbe considerato ‘chiuso’ in termini cinematografici. E invece il sequel c’è, quasi una telenovela. Negli ultimi giorni la Sony pictures, compagnia di distribuzione associata alla Columbia (proprietaria dei diritti sul film) è stata bersaglio di attacchi hacker. Una fuga di informazioni riservate, spesso imbarazzanti. Particolare scalpore sul web ha avuto la pubblicazione di giudizi personali su personaggi noti da parte dei vertici dell’azienda. Qualcuno ha potuto ridere ad esempio della scarsa stima nutrita da questi nei confronti di Adam Sandler.. o leggiucchiare la sceneggiatura del prossimo James Bond.

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Ma non c’è niente da ridere. Una volta accertata la matrice nordcoreana degli attacchi informatici, la Sony ha preso la più drastica delle decisioni: ritirare il film dai cinema. Sarebbe dovuto uscire proprio a ridosso del Natale. Non solo: non è neppur certo che ‘The Interview’ verrà distribuito in home video. ‘Codardia’ è stata la parola più pronunciata negli ultimi giorni negli Stati Uniti. A partire dalla star principale del cast, James Franco, per finire a Barack Obama, tutti hanno espresso sconcerto per la decisione della Sony. Il Presidente ha parlato espressamente di una ‘decisione sbagliata’ perché ”Non ci può essere un dittatore che impone la censura negli Stati Uniti”.

C’è però chi prova a trovare una soluzione alternativa. Anche perché a questo punto l’aura di maledizione intorno a questa pellicola sta destando troppo curiosità. Lo scrittore G.G. Martin, autore di Games of Thrones e quindi abituato alle censure, ne propone la visione nel suo cinema privato. Il suo collega Paulo Coelho offre addirittura 100mila dollari di tasca sua per acquisirne i diritti. Difficile che la Sony accetti, ma intanto bisogna interrogarsi sulle ragioni per cui questi due scrittori siano tanto ricchi… Più praticabile la via ‘diplomatica’ tentata da George Clooney e altre star, che provano a convincere i distributori a un atto di coraggio. Considerando che, stando così le cose, la Sony dovrebbe perdere 500milioni di ricavi, forse non ci vuole poi tanta temerità.

 

 

Nato nel 1986 a Carate Brianza (MB) ma cresciuto in Sicilia. Ha studiato Editoria e Scrittura alla Sapienza di Roma laureandosi con una tesi dedicata al giornalismo culturale de 'la Repubblica'. Coltiva molti interessi fra cultura, politica e sport. Crede nel valore del libero confronto fra idee e mette tutto il suo impegno nel sostenerlo.