Salute

Vaccini anti Covid, gli errori strategici europei e le gravi conseguenze

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Sui vaccini anti Covid-19 emergono sempre più chiaramente gli errori strategici europei, a livello contrattuale e di forniture, che provocano gravi conseguenze sulla popolazione, tra cattiva gestione e ritardi che penalizzano il vecchio continente nella corsa per sconfiggere la pandemia.

Gli errori della Ue sui vaccini provocano strascichi e polemiche

La strategia vaccinale europea continua a essere confusa, a partire dai contratti con le grandi industrie farmaceutiche. Tra impegni generici al “massimo sforzo” per garantire le forniture, senza penali ben definite, accordi secretati e mancato accaparramento di milioni di dosi a prezzo di mercato, Bruxelles soffre di una burocrazia farraginosa e ha fatto esattamente il contrario di Regno Unito e Israele, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

La situazione è talmente pasticciata che il premier britannico Boris Johnson afferma di aver raggiunto un accordo sulle forniture con l’Unione europea in ottica “win-win”, cioè vantaggiosa per entrambi nelle forniture dei vaccini, e contemporaneamente il suo ministro della sanità Matt Hancock dichiara senza mezzi termini: “Io credo che le nazioni libere debbano seguire il diritto. Bruxelles ha un contratto fondato sulla clausola del massimo sforzo, noi un accordo in esclusiva. E il nostro contratto prevale sul loro: si chiama diritto contrattuale, è molto chiaro“.

AstraZeneca nel mirino

In questi giorni, la polemica divampa in merito alle 29 milioni di dosi dello stabilimento Catalent di Anagni con tanto di invio dei Nas da parte di Mario Draghi e relativo blocco delle esportazioni, in base alla legge europea del 1° febbraio. Le ricostruzioni giornalistiche, compresa quella di Federico Giuliani su Inside Over, confermano che tutto è partito da una segnalazione europea al governo italiano in merito alla presenza di milioni di dosi nello stabilimento di Anagni che sembravano pronte per una spedizione clandestina nel Regno Unito, parte in causa nella produzione di Oxford-AstraZeneca, e ansioso di raggiungere l’immunità di gregge, in barba agli accordi sottoscritti tra l’azienda e l’Europa.

La realtà non sembra essere questa, perché l’ispezione dei Nas nello stabilimento ha confermato che le dosi non erano nascoste, ma conservate e infialate a dovere e, come precisa Giuliani, l’azienda ha spiegato che 13 milioni di preparati sarebbero in attesa dell’esito dei controlli di qualità per essere destinati al programma Covax, gestito dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) per consegnare il vaccino ai Paesi a basso reddito. Altri 16 milioni, saranno invece smistati proprio in Europa, a cavallo tra marzo e aprile, appena terminata la fase obbligatoria di controllo che precede la distribuzione.

L’impatto della scarsità di dosi in Europa

Indipendentemente dalla buona fede di AstraZeneca, e dalle contestazioni che continuano ad arrivare dall’Europa e dal governo italiano, Gaetano Mineo, giornalista del Tempo, mette a fuoco la debolezza della strategia europea che emerge anche dall’ultimo vertice a 27 in videoconferenza, scatenando nuove critiche sulla gestione di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea:

  • L’Unione europea ha ricevuto e distribuito ai Paesi membri 88 milioni di dosi fino a questo momento
  • altre 77 milioni di fiale hanno però raggiunto 33 Paesi extraeuropei
  • L’Europa lo ha accettato perché aderisce al piano Covax per gli aiuti internazionali, ma avrebbe dovuto fornire vaccini alle nazioni meno industrializzate, solo a patto di garantirsi dosi sufficienti a coprire prima il suo fabbisogno
  • 62 milioni di vaccini su 88 sono già stati iniettati in Europa, ma 18,4 milioni di cittadini immunizzati con doppia dose sono solo 4,1% della popolazione.

La gravità del problema emerge anche in vista del secondo trimestre di quest’anno, dato che sono previste 360 milioni di dosi, 200 di Pfizer-Biontech, 35 da Moderna e 55 di Johnson&Johnson, mentre AstraZeneca ne fornirà solo 70, rispetto ai 180 milioni inizialmente previsti, dopo la pesante decurtazione tra gennaio e marzo (30 milioni, anziché 120) per problemi ufficialmente legati all’adeguamento degli impianti.

Gli ulteriori difetti della strategia europea

É evidente che, sui vaccini anti Covid, gli errori strategici europei stanno provocando gravi conseguenze. Bruxelles ha commesso l’errore fatale di non aver acquistato i vaccini a prezzo di mercato, scommettendo in prevalenza sul preparato anglo-svedese per poi rincorrere i vaccini americani da una posizione di debolezza, senza neppure aver aperto canali negoziali con la Russia a tempo debito per lo Sputnik, che è tutt’ora in attesa di approvazione europea.

Accusare quindi le big pharma di inadempienze, con annesse cause legali, può essere un’arma a doppio taglio se i contratti non erano chiari fin dall’inizio e le accuse generiche ad AstraZeneca, legate allo stabilimento di Anagni, possono trasformarsi in un altro boomerang per l’Europa, in assenza di prove inconfutabili. La conclusione del giornalista Giuliani riassume bene la posizione ambigua dell’Europa nel grande gioco geopolitico che passa anche attraverso la strategia dei vaccini: “Forse Bruxelles dovrebbe rivedere meglio i termini degli accordi stretti con le singole case farmaceutiche, anziché sferrare colpi nella mischia. E magari rendere pubblici i particolari di quelle intese, onde evitare fastidiosi “scaricabarili” tra istituzioni e aziende“.

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