Il Commisario straordinario Domenico Arcuri ha dato delucidazioni in merito all’ordine per le vaccinazioni: “Partiremo dagli 11 milioni di italiani che hanno più di sessant’anni, a cominciare dai più anziani in giù”.
Intanto anche l’Europa si prepara: “Si prevede di iniziare dalle case di cura e dagli ultraottantenni, a partire dal 27 dicembre”, ha annunciato il ministro federale della Sanità tedesca, Jens Spahn.
Mentre Il Regno Unito, già partito con il vaccino Pfizer-Biontech, ha diviso la popolazione in gruppi di priorità, iniziando come da protocollo generale dai più anziani.
Tutti ritengono dunque sia più opportuno vaccinare prima i più anziani, ma non è detto sia la soluzione migliore. Per Giovanni Sebastiani, matematico del CNR, “dipende da molti fattori, anche da come evolve l’epidemia, dalla fase in cui ci troviamo”. L’esperto ha appena pubblicato online dalla rivista internazionale Vaccines, uno studio che ha utilizzato i dati raccolti dal Veneto nella prima ondata e messo a punto un modello matematico.
Continua lo scienziato: “Una volta definito il criterio, come ad esempio la priorità agli anziani per ridurre la mortalità, il modello mi indicherà il migliore equilibrio rispetto alle altre esigenze, come quella di ridurre la diffusione, che rimane legata a fasce più giovani, in età da lavoro e socialmente attive”. Quindi in linea teorica si dovrebbe pensare a vaccinare in realtà anche i giovani.
Le variabili per la lotta a questo virus sono tante, forse troppe. Le domande, infinite. Conviene vaccinare prima gli anziani o prima i giovani, che sono quelli che contribuiscono maggiormente ad una diffusione? Le risposte può darle il modello elaborato. “Inserendo i dati, a partire da quelli epidemiologici, il decisore può interrogare il modello in base al criterio prescelto”.











