Zucchero: un neuroscienziato spiega gli effetti sul nostro cervello

Ecco cosa ha scoperto un neuroscienziato sull’effetto dello zucchero sul cervello

Lo zucchero, si sa, consumato in quantità eccessive porta a problematiche di salute, legate all’obesità ed al rischio di diabete di tipo 2, oltre che di carie per i denti. Purtroppo, però, è molto difficile resistere alle caramelle, i dolciumi, e leccornie varie piene di zucchero, specialmente per i bambini. 

Perché non riusciamo a resistere agli alimenti dolci?

Sembra che il nostro cervello non sappia resistere alla tentazione dei dolci, perché é settato per desiderare questi cibi. Proprio per questo è stata effettuata, di recente, una ricerca di un neuroscenziato. Il suo scopo è quello di scoprire come le diete piene di zuccheri alterano il cervello e cambiano lo stile di vita.

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A cosa serve lo zucchero per l’organismo?

Il corpo, con lo zucchero (per precisione il glucosio) assume l’energia necessaria per effettuare le operazioni quotiane. Infatti, il glucosio, alimenta le cellule del corpo, compresi i neuroni (le cellule celebrali). Quindi, gli alimenti dolci, sono fonti di energia, e ciò lo avevano compreso anche gli uomini primitivi, che si sono spostati per trovare i cibi più appetibili in grado di fornire energia. Attualmente, non occorre fare più molta fatica: i cibi dolci sono facilmente reperibili in commercio.

Quando si mangiano dei cibi contenenti zucchero, il cervello attiva una sorta di sistema di ricompensa, chiamato sistema mesolimbico della dopamina. Questa sostanza, la dopamina, viene rilasciata dai neuroni per segnalare un evento positivo. In questo modo, per il cervello è semplice comprendere che tale azione può essere ripetuta nuovamente.

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La dopamina che deriva dall’assunzione di zucchero, aiuta quindi a comprendere che bisogna assumere tali alimenti per una sensazione più appagante. Ma non è l’unico effetto che deriva dai cibi dolci sul cervello.

Gli effetti dello zucchero sul cervello

Bisogna sapere, infatti, che il cervello si rimodella spesso, attraverso un processo chiamato neuroplasticità. Al pari dell’assunzione delle droghe, il consumo dei cibi zuccherati fa in modo che il cervello venga “ricablato” dalle stimolazioni ripetute.

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In poche parole, significa che per ricevere gratificazione, bisogna mangiare sempre più dolci, così come se si avesse una dipendenza. Però, la dipendenza da cibo non è un argomento consolidato, anzi, è frutto di molti dibattiti tra studiosi che affermano che è possibile esserne dipendenti come lo si può diventare di un farmaco, ed altri che rifiutano questa ipotesi.

In realtà è facile notare come spesso si mangia qualcosa, in particolare dolci, non solo per soddisfare le proprie necessità ma anche per affrontare situazioni di stress o noia. Per resistere, bisogna attivare una rete di neuroni inibitori. Essi sono concentrati nell’area della corteccia prefrontale, una zona predisposta al controllo degli impulsi.

La ricerca citata in precedenza, ha mostrato che i neuroni inibitori, vengono alterati dalle diete ricche di zucchero. Per rilevare ciò, è stato condotto uno studio sui ratti. Gli esemplari nutriti con lo zucchero, hanno mostrato difficoltà anche nel controllo del loro comportamento e nel prendere decisioni.

Lo zucchero, però, influisce anche sull’ippocampo e di conseguenza sulla memoria.  Infatti, i topi coinvolti nello studio, alimentati con un eccesso di zuccheri, non hanno saputo ricordare se avessero visto già alcuni oggetti o meno.

La quantità di zucchero consigliata

Stando a tutte le implicazioni appena citate, bisognerebbe ridurre il consumo di zucchero giornaliero. In media, un adulto assume circa 85 grammi di zucchero al giorno, circa 20 grammi. Tale quantità è reputata eccessiva.

L’organizzazione mondiale della sanità, infatti, consiglia di assumere solo il 5% di zucchero rispetto all’apposto calorico giornaliero. La quantità di zucchero che dovrebbe essere assunta, è circa 25 grammi, l’equivalente di 6 cucchiaini da the.

 In seguito alla riduzione dello zucchero, e l’assunzione di alimenti ricchi di omega-3, le capacità neuroplastiche del cervello vengono potenziate.