Di fronte al rischio di chiusure generalizzate per contrastare il Covid-19, 6.500 scienziati e medici firmano una petizione internazionale anti lockdown rivolta ai governi di Stati Uniti e Regno Unito in favore dell’immunità di gregge, consentendo al virus di diffondersi tra i giovani con meno rischi rispetto alla primavera scorsa, quando il Sars-Cov2 era ancora sconosciuto.
La petizione degli scienziati
La petizione promossa da tre ricercatori di prestigiose università hanno già ottenuto almeno il sostegno di trentamila cittadini e punta il dito su misura rigorose di distanziamento che provocano un grave impatto sulla salute fisica e mentale dopo molti mesi di disagi causati dal coronavirus.
Secondo il Daily Mail, la lettera aperta rivolta al governo americano e britannico invita con forza ad apprendere la convivenza con il virus per chiunque non abbia patologie che lo renda particolarmente vulnerabile, in particolare i più giovani, senza imporre misure drastiche controproducenti che potrebbero provocare danni irreparabili.
Gli autori della lettera aperta
Il successo dell’iniziativa sembra superiore alle aspettative, considerando che oltre 2.800 scienziati e quasi 3.800 medici di varie università nel mondo, spaziando da Edimburgo fino a Magonza, Tel Aviv e Nuova Zelanda, hanno già firmato in segno di adesione, anche perché i tre promotori godono di una certa fama accademica.
Si tratta infatti della professoressa di epidemiologia teorica Sunetra Gupta all’università di Oxford, che ha condiviso l’idea di lanciare la petizione con il docente di medicina ed epidemiologo Martin Kulldorff, presso l’ateneo di Harvard in Massachusetts, e la collaborazione di Jay Bhattacharya, ricercatore della Stanford University in California.
La petizione scatena consensi e critiche
Come sottolinea il Daily Mail, la petizione denominata “Dichiarazione di Great Barrington, dal nome della città del Massachusetts dove gli estensori l’hanno sottoscritta, ha già incontrato resistenze e critiche di altri scienziati e ricercatori che non condividono la strategia dell’immunità di gregge, nel momento in cui il Regno Unito registra il triplo di contagiati rispetto alle due settimane precedenti, mentre in una settimana i ricoverati in terapia intensiva sono saliti da 259 a 349.
Non va inoltre sottovalutato il trend in crescita dei decessi che, sempre nel regno Unito, registra un balzo dai sette casi giornalieri in agosto agli attuali settantasei, con una media settimanale di 53, anche se siamo ben lontani dai giorni più gravi dell’emergenza primaverile quando le autorità sanitarie britanniche registravano almeno mille deceduti e centomila nuovi contagi al giorno.
Le obiezioni che emergono contro la petizione riguardano la mancata certezza sul raggiungimento dell’immunità di gregge, perché alcune persone potrebbero riammalarsi, il problema di persone con sintomi più lievi, ma persistenti nel tempo, e i dati ancora da verificare in Paesi come la Svezia che ha evitato pesanti restrizioni affidandosi alla responsabilità individuale dei cittadini.
Inoltre, un Paese come il Regno Unito potrebbe raggiungere l’immunità di gregge solo se almeno il 60% della popolazione, pari a 40 milioni di persone, contraesse con certezza il virus, con il rischio di provocare anche circa 240mila decessi, pari allo 0,6 per cento dei contagiati.
La replica dei sostenitori della dichiarazione
Tuttavia le migliaia di scienziati che hanno sostenuto la petizione affermano che: “Le politiche attuali basate sui lockdown stanno producendo effetti devastanti alla salute pubblica nel breve e lungo periodo” con chiaro riferimento a tante patologie trascurate a livello ospedaliero per fronteggiare la pandemia.
In particolare, i sostenitori della petizione puntano il dito sulla riduzione dell’indice di vaccinazioni infantili, peggioramento dei disturbi cardiovascolari, riduzione degli screening antitumorali e peggioramento dello stato mentale di molte persone che possono provocare l’incremento dei decessi nei prossimi anni tra le classi meno abbienti e le persone più giovani che pagherebbero il prezzo più alto. Ecco perché 6.500 scienziati e medici firmano la petizione internazionale in favore dell’immunità di gregge, decidendo di sostenerla.
Le linee guida della petizione
I promotori della petizione individuano un ventaglio di strategie che, secondo loro, renderebbe l’immunità di gregge sostenibile, proteggendo le fasce più deboli della popolazione, senza esporle a tutti i rischi che avrebbero corso quando la malattia era ancora totalmente sconosciuta:
- Non si può attendere il vaccino anti Covid, le persone devono vivere la loro vita, altrimenti i danni fisici e psicologi causeranno ancora più vittime
- Tenere i ragazzi lontani da scuola è una grave ingiustizia
- In questi mesi è migliorata la capacità di usare farmaci antinfiammatori e di agire in modo più mirato rispetto alla primavera scorsa
- Una “prevenzione mirata” può essere la soluzione per proteggere i più anziani, permettendo ai giovani di uscire
- Volontari per assistenza a domicilio, che sono già immuni dal virus, possono aiutare gli anziani con la spesa e le commissioni, evitando di farli uscire a questo scopo
- Gli incontri con i parenti e amici possono svolgersi all’esterno e non in casa
- Lavaggio delle mani e auto isolamento dei positivi possono continuare per permettere ai giovani e sani di continuare la loro vita
- Scuole e università devono restare aperte per continuare la didattica interna e le attività sportive possono riprendere
- Gli adulti giovani e a basso rischio dovrebbero lavorare normalmente, più che da remoto, permettendo alle aziende e ai ristoranti di restare aperti
- E’ necessario riprgfendere tutte le attività culturali e sportive e le persone più fragili vi parteciperanno a loro scelta, mentre chi ha già raggiunto l’immunità di gregge può proteggere gli altri dalla trasmissione del contagio.
Le riflessioni legate alla dichiarazione di Great Barrington
Oltre alle inevitabili critiche sui rischi di un’immunità di gregge ancora non dimostrata, la petizione ha avuto comunque l’effetto di rimettere in discussione alcuni casi di ricadute della malattia che, secondo molti scienziati, potrebbero dipendere da un decorso iniziale mai chiarito del tutto o anche da errori nella filiera dei test.
In ogni caso, si presenta anche un problema politico, perché il primo ministro Boris Johnson che ha avuto il Covid, non vuole che l’epidemia riprenda a diffondersi velocemente, ma i modelli matematici, elaborati del governo britannico, mostrano il rischio che 74.000 inglesi moriranno per cause non legate al Sars-Cov-2, come risultato indiretto del lockdown di marzo.
Di conseguenza, il dibattito è sempre più acceso sulla scelta più adatta per contrastare la malattia e convivere con il coronavirus nel modo più equilibrato, come dimostra anche il parere degli psicologi italiani che temono, al di là dell’immunità di gregge, un secondo e devastante lockdown che i cittadini non sopporterebbero.











