Cronaca
Accusato di stupro dalla colf, un calvario di 13 anni, ma lei si era inventata tutto

Accusato di stupro, ma erano tutte falsità. Il calvario di un uomo di 60 anni, accusato dalla sua colf.
Tutto ha inizio nel 2010, quando il pensionato, che viveva a Frosinone, aveva deciso di assumere una colf per farsi assistere nelle faccende domestiche.
Ma un giorno la donna si reca al pronto soccorso, e dopo essersi fatta refertare, sporge denuncia, dicendo di essere stata abusata sessualmente dal suo datore di lavoro. A quel punto prendo il via le indagini.
Il sessantenne da subito si dichiara innocente. Ma al termine delle indagini preliminari, il fascicolo finisce davanti al Gup del Tribunale di Cassino. La donna però, non era più reperibile e non si è mai costituita a giudizio. r
Così, dopo 13 anni, l’uomo viene assolto: “è la fine di un incubo. Quella donna ha ricevuto solo del bene. Ho avuto fiducia nella giustizia che, se pur in ritardo, è arrivata“, ha commentato il pensionato.
Il provvedimento finale del Gup poggia su due cardini: uno, è legato al test del DNA eseguito sugli indumenti della donna, che ha dato esito negativo circa eventuali tracce del suo violentatore. Un altro è stato proprio il fatto di non essersi mai costituita a giudizio. La legge prevede infatti che all’imputato venga garantito il confronto col proprio accusatore, e tale principio, sancito dalla Corte di Giustizia Europea, è indefettibile. In mancanza di esso, il diritto alla difesa è leso.









