Banksy sconfitto in tribunale: l’anonimo non ha diritti d’autore

Nasce ora un precedente con possibili conseguenze sulle opere dell'inglese e sul mondo dell'arte in generale.

Si chiude dopo sei anni la diatriba avviata da Pest Control, ufficio di autenticazione di Banksy, tramite cui l’artista aveva provato a registrare come marchio di fabbrica la sua celeberrima opera “Flower Thrower” (Il lanciatore di fiori).

La battaglia in tribunale

Dopo la richiesta di Banksy, è nel 2019 che arrivano le prime contestazioni. A portarle è la Full Color Black, azienda produttrice di biglietti regalo, la quale chiede di invalidare le richieste dell’artista e per questo di poter utilizzare la sua opera come pubblico dominio.

- Advertisement -

L’attività, con sede in Gran Bretagna, contesta la rivendicazione di un’immagine prodotta da anonimo e per questo non direttamente riconducibile alla persona di Banksy. In risposta a queste accuse, il writer aveva, sempre nel 2019, aperto un negozio pop-up con merce ispirata alle sue opere in modo da dimostrarne un uso commerciale.

La decisione nasceva dopo una consulenza legale da parte dell’avvocato Mark Stephens, il quale aveva ammesso la difficile posizione in cui l’artista si trovava. “Non produce la propria gamma di merce”, aveva dichiarato Stephens: “la legge è abbastanza chiara: se il titolare del marchio non utilizza il marchio, può essere trasferito a qualcuno che lo farà”.

- Advertisement -

La decisione della giuria

L’iniziativa del negozio non pare tuttavia aver convinto la giuria, la quale, dopo il rifiuto di Banksy di rivelare la propria identità, ha sentenziato il libero utilizzo del graffito di Betlemme “Flower Thrower”.

Un importante ruolo pare averlo giocato un’altra opera del writer in cui è riportata la frase “Copyright is for losers” (Il diritto d’autore è da perdenti), la quale, pur avendo chiaro intento provocatorio, mostrerebbe “disprezzo per i diritti di proprietà intellettuale”.

- Advertisement -

Entrando nello specifico, le ragioni della decisione della giuria sono principalmente due.

Anzitutto l’artista ha utilizzato senza alcun permesso proprietà altrui come tela per le proprie opere, sfociando nel vandalismo. Secondariamente l’anonimato che circonda l’opera non permette l’identificazione di un proprietario legale della stessa, che perciò è di pubblico dominio.

Conseguenze legali: creato un precedente

Viene ora dunque creato un precedente: se Banksy, in quanto anonimo, non ha potuto rivendicare una sua opera ci si trova di fronte a conseguenze che investono tutto il mercato di produzione creativa.

Anzitutto, infatti, ciò significa che per attribuire diritto di proprietà intellettuale è necessario che l’identità del richiedente sia verificabile e pubblica. Di conseguenza l’anonimo non ha alcun diritto su ciò che produce fintanto che rimane tale.

Inoltre, rimanendo su questo singolo caso, la decisione del tribunale ha finito per spogliare tutte le opere di Banksy di qualsiasi tipo di proprietà.

I primi ad esserci arrivati sembrano essere stati proprio i proprietari della Full Colour Black. L’azienda ora infatti, forte della vittoria in tribunale, annovera nel suo sito svariate cartoline con stampe delle opere del writer inglese.

Chissà se ora Banksy, sconfitto e privato di qualsiasi diritto sulle proprie creazioni, non modificherebbe felicemente quell’opera che mostrava un così grande disprezzo per la proprietà intellettuale e che ha avuto un tale peso nel negare quest’ultima allo stesso autore.

Davide Zanettin
Davide Zanettin
Sono Davide Zanettin, ragazzo di 21 anni e studente presso l'università di Trento. L'interesse per il giornalismo e la mia passione nello scrivere nascono anzitutto dalla voglia di esprimermi, obiettivo che mi pongo sempre nei miei articoli con cui cerco di informare mantenendo la maggiore obiettività possibile.

Ucraina è Ucraina

Dal 27 al 31 maggio il Circolo Filologico Milanese e Associazione Boristene presentano, nella prestigiosa sede della sala Liberty del Circolo Filologico Milanese, la manifestazione Ucraina...