E-book e libri cartacei: c’è spazio per tutti

e-book e libro tradizionale

In Europa, agli editori tradizionali gli e-book fanno solo paura, ma non mordono ancora.  In Italia, Francia e Spagna solo 2 lettori su 100 alla lettura su carta preferiscono il supporto elettronico, in Germania si sale a 5, in Gran Bretagna siamo già a 20. Ma i dati degli Stati Uniti, dove il libro digitale detiene oltre il 50% delle vendite, confermano una tendenza destinata a diffondersi. Basti pensare che, nonostante i fatturati ancora bassissimi, le case editrice italiane hanno già reso disponibile per piattaforme digitali il 21% delle opere pubblicate. Ciò vuol dire che il libro cartaceo è destinato a scomparire?

Gli oggetti che durano per sempre

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Anni fa, intervenendo alla Fiera del Libro di Pola, Umberto Eco fece notare che alcuni oggetti inventati dall’uomo, una volta scoperti e creati, non hanno più bisogno di cambiare né forma né funzione. Uno di questi è il cucchiaio, osservò Eco, un altro è il libro. A noi interessa il libro. Pur riconoscendo i tantissimi vantaggi che, a partire da un costo più accessibile, giungono dal digitale, pur non ignorando il fatto che le giovani generazioni alla carta preferiscono il monitor, l’opinione di Eco è sostanzialmente condivisibile.

I contenuti di un libro, pedagogici, informativi o ludici che siano, generano acquisizione di sapere e di dati che poi eventualmente trasformiamo in opinioni ed emozioni, vengono indirizzati al cervello. Dunque, da questo punto di vista, un supporto di lettura digitale, potrebbe bastare. Ma non è proprio così.

Spazio fisico e piattaforma elettronica

Infatti, oltre ad avere con il libro un rapporto di fruizione cognitiva, con la lettura instauriamo anche un rapporto fisico, tattile, di appropriazione oggettiva che genera piacere. E il libro, a ben vedere, non riguarda e non occupa soltanto un nostro spazio mentale, ma anche uno fisico, che spesso disegna gli orizzonti (domestici e lavorativi) in cui ci muoviamo. Il libro, nella sua tridimensionalità di “cosa”, può diventare anche bene prezioso, da regalare o ereditare.

Insomma, un libro stampato su carta, in cui il pensiero diventa oggetto, ha un peso specifico che va ben oltre la sua funzione prettamente strumentale di veicolo, di media, di supporto. L’uomo, oltre che sull’intelligenza, fonda la propria presenza e la propria capacità di sopravvivere nel mondo e di cambiarlo anche sui suoi cinque sensi: e il rapporto tattile e olfattivo che abbiamo stabilito con il libro negli ultimi 600 anni è certamente diventato parte del patrimonio genetico. Dunque, perderlo potrebbe far male alla salute.

Una rivoluzione con superstiti

Oggi siamo nel bel mezzo di una rivoluzione digitale: la vendita degli e-book negli Stati Uniti ha già superato come quantità i volumi di vendite del libro tradizionale raccolto in due copertine. Ci stiamo dunque avviando verso la fine del libro tradizionale e dunque Umberto Eco aveva torto? Probabilmente no. Così come l’invenzione dell’automobile ha aumentato esponenzialmente le nostre capacità di spostarsi senza condannare a morte la bicicletta, così il libro digitale consentirà di facilitare, aumentare e velocizzare l’accesso alla lettura senza per questo rappresentare la rovina del libro classico.

Ad ogni modo, tra carta e pixel non necessariamente deve esserci concorrenza. La sfida sarà quella di diversificare non soltanto in base ai contenuti, ma anche rispetto ai supporti con i quali veicolare la scritture. Alcuni contenuti editoriali, quali dispense per studenti solitamente a corto di quattrini, guide turistiche sintetiche, testi d’informatica e quelli che necessitano della multimedialità delle immagini e dei suoni, best seller occasionali e probabilmente anche enciclopedie e compendi vari (poiché l’e-book consente la ricerca per parole chiave in tempo reale), finiranno per la maggior parte su piattaforme digitali: monografie, guide, opere letterarie ma anche molti testi di studio rimarranno su carta proprio perché la carta consente di annotare, scarabocchiare, di sentire l’odore.

Va ricordato, infine, che leggere su carta fa parte di quella necessità di rallentare i ritmi, così sentita dalla società contemporanea che è diventata la società della fretta e dello stress. E il libro digitale nasce dall’utero sociale del “tutto e subito” che, oltre alla genialità, spesso partorisce anche la superficialità. La carta, invece, diventerà una bandiera di quella cultura dell’otium che negli anni a venire verrà avvertita come la “fuga inevitabile”, come una nuova Arcadia in cui l’uomo intende riappropriarsi del proprio tempo, di quel tempo che Novecento e Duemila gli hanno eroso e gli stanno erodendo imponendogli sacrifici in nome del benessere. Ma senza avere il tempo di leggere un libro, che benessere è?