Cronaca
Bruno Vespa e il mistero delle onlus scomparse

Scatena feroci discussioni sul web un’affermazione di Bruno Vespa sulle onlus che abbiamo imparato a conoscere per l’emergenza emigrazione e, specialmente, durante il Governo Salvini/Di Maio. Ecco cosa ha detto: «Ricordate medici senza frontiere? Quando dovevano soccorrere i migranti – e facevano bene – lo facevano con le loro navi e la scritta “Medici senza frontiere” era molto ben visibile sulle loro tute. Adesso sono scomparsi. Forse sono nascosti nelle corsie di Bergamo, di Brescia, di Cremona e forse non vogliono far sapere che sono lì e stanno lavorando alacremente. Ma se per caso non ci fossero. Se per caso davvero se ne fossero dimenticati, forse è il caso di ricordarglielo. C’è bisogno di loro stavolta, anche se non c’è politica. Anche se non c’è propaganda. Anche se non ci sono le televisioni internazionali a propagandarne il lavoro. Che corrano, che corrano e tornino davvero a bordo. A bordo dell’emergenza.»
La Samaritan’s Purse
A organizzazioni presumibilmente svanite, in questi giorni abbiamo conosciuto una onlus americana della quale non avevamo alcuna notizia. Si tratta della “Samaritan’s Purse” una ONG cristiano evangelica, che ha donato un ospedale da campo a Cremona. Questa associazione fa del bene dal 1970 e in silenzio, come dovrebbe essere fatto. La “Borsa del Samaritano” fornisce aiuto alle persone che si trovano in situazioni di necessità di assistenza sanitaria e più in generale bisognose di cure e attenzioni. Fondata da Billy Graham, opera in oltre 100 paesi di tutto il mondo. Ora, facciamo qualche considerazione.
Emergency di Gino Strada
Intanto, l’informazione di Vespa non è del tutto corretta: andando sul sito di “Emergency” di Gino Strada scopriamo che, oltre a chiedere un sostegno per aiutare i medici in prima linea, “EMERGENCY risponde alla chiamata del Comune di Milano sui servizi di supporto alla cittadinanza, offrendo la propria disponibilità per l’emergenza COVID 19. Tramite la piattaforma Milano Aiuta del Comune di Milano, a partire da venerdì 13 marzo, EMERGENCY attiva un servizio per le richieste di trasporto di beni (alimentari, farmaci o altri beni di prima necessità) per gli Over 65, per coloro a cui è stata ordinata la quarantena e le persone fragili a rischio movimento. I volontari di EMERGENCY e delle Brigate della Solidarietà daranno in questo modo un aiuto agli anziani e alle persone affette da patologie croniche o immunodepresse che rappresentano i soggetti più a rischio in caso di contagio da Coronavirus e ai quali è stato raccomandato di rimanere a casa”. Insomma, i medici e il personale paramedico di Emergency non partecipa in massa e, siccome molti negozi e piccoli supermercati si sono già organizzati per portare la spesa a chi non può uscire di casa, ritengo che anche il contributo proposto sia veramente minimo.
Medici senza Frontiere
“Medici senza frontiere”, invece, comunicano sul loro sito che “Siamo attivi in alcuni ospedali del lodigiano per supportare il lavoro straordinario degli operatori sanitari in risposta all’epidemia che ha colpito l’Italia e stiamo riattivando una ventina di posti letto finora inutilizzati per mancanza di personale. Stiamo supportando i medici di base nelle assistenze domiciliari e il personale di una casa di cura per anziani dove sono emersi i primi casi.”. Meglio di Gino Strada ed Emergency, parrebbe, ma sempre un aiuto minimale, in confronto all’impegno di uomini, mezzi e denaro messo in campo per il fenomeno emigrazione.
Le risorse delle ONG
A questo punto è bene ricordare quali sono queste risorse faraoniche attivate in precedenza e che ora si sono ridotte al lumicino. Il noleggio di una nave di modesto tonnellaggio costa circa mezzo milione di dollari al mese, escluso nafta, vettovagliamenti, equipaggio e comandante. Tutte le ONG sono sostenute da privati, aziende, fondazioni umanitarie e politiche per un ammontare di circa 60 milioni l’anno per le maggiori.
Uno scoop involontario
Nella miriade di dichiarazioni sull’argomento, una ha fatto sobbalzare più di uno spettatore. In modo particolare il giornalista Toni Capuozzo su La7. Era il 12 luglio 2018 quando Gino Strada raccontò perché “Emergency” non era più presente nel Mediterraneo a soccorrere i migranti. «Non abbiamo i soldi per farlo» spiegò il medico. «Noi lavoravamo su una barca che era di proprietà di Moas, contribuivamo con il nostro personale sanitario che pagavamo noi: delle spese logistiche noi pagavamo 150mila euro al mese. Dopodichè – ha svelato – ci hanno chiesto di dare di più, 180mila o 230mila. Noi abbiamo discusso tra di noi e abbiamo accettato. Poi ci hanno detto: vogliamo che sbarchiate domani perché la Croce Rossa ci dà 400mila euro. E noi che dovevamo fare? È come quando il padrone di casa ti dà lo sfratto».
Conclusioni
Comunque la si pensi e si giudichi l’esternazione di Bruno Vespa, è intellettualmente disonesto affermare che in questa emergenza mondiale e italiana, tutti si stiano impegnando con lo stesso ardore e la conclusione del giornalista televisivo “C’è bisogno di loro stavolta, anche se non c’è politica. Anche se non c’è propaganda. Anche se non ci sono le televisioni internazionali a propagandarne il lavoro. Che corrano, che corrano e tornino davvero a bordo. A bordo dell’emergenza” trova una sua qualche ragione.
Massimo Carpegna









