Cronaca
Caso Ragusa, parla il giudice: “Mi dispiace per i figli, ma Logli è colpevole”

Elsa Iadaresta è il magistrato che nel dicembre 2016 condannò Antonio Logli a 20 anni con rito abbreviato, ritenendolo il colpevole dell’omicidio della moglie Roberta Ragusa. Sia l’Appello che la Cassazione hanno confermato la sentenza.
Un caso difficile, quello sottoposto al magistrato. Un caso in cui, la componente emotiva, non può essere scissa da quella della ragione.
Intervistata nel corso della trasmissione “Chi l’ha visto?”, in occasione del decimo anniversario dalla scomparsa di Roberta Ragusa, il giudice ha parlato per la prima volta della difficoltà incontrata nella stesura della sentenza. Ricordiamoci che l’omicidio di Roberta Ragusa è un omicidio senza cadavere.
“Si può e si deve decidere anche senza il corpo – sottolinea la dottoressa – . Abbiamo interrotto il sillogismo: nessun cadavere, nessuna prova, nessun omicidio. Tutto quello che si poteva fare è stato fatto. La sentenza è stata confermata in tutti gradi e, quindi, è un verdetto che ha condannato ogni oltre ragionevole dubbio. Abbiamo restituito giustizia alla vittima e condannato sicuramente il colpevole”.
Poi aggiunge: “Di sicuro c’era la pressione della stampa – rimarca – . Ho cercato di isolarmi il più possibile e ho giudicato soltanto gli atti entrati legittimamente nel fascicolo dibattimentale. La mole delle carte era enorme. L’omicidio è un reato da Corte d’Assise con sei giudici popolari e due togati. A causa del rito abbreviato alla fine c’ero solo io a decidere. Ho vissuto una solitudine desertica”.
Poi parla della difficoltà durante il processo: “Durante il processo avevo una cappa di sentimenti umani sulla mia testa che mi hanno impensierito come donna, ma non come magistrato. Sono uscita da questo processo con il cuore pesante e, però, leggera per aver preso la decisione che ho preso“.
“Dispiace per i figli – ammette il giudice – all’epoca la bimba aveva 10 anni, il maschio 15. Hanno avuto sentore di abbandono, hanno visto il padre prima indagato e poi condannato. La mia sentenza ha dovuto togliere loro l’ultimo baluardo familiare. So che hanno perso infanzia e adolescenza. Sono diventati più fragili e sospettosi. Però, il lavoro del magistrato è questo e sono contenta della mia decisione. Rifarei tutto passo per passo, in tutte le virgole e i punti e nelle conclusioni. Ma il peso dei figli ce l’ho ancora“.









