Ciclismo: arresti per doping

Coinvolta la squadra toscana Altopack Eppela.

E’ avvenuta stamani un’Operazione antidoping della Polizia di Stato, a Lucca.I poliziotti della Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato  stanno  eseguendo diversi arresti nei confronti di una delle maggiori squadre dilettantistiche italiane di ciclismo a livello mondiale la Altopack Eppela. Tra gli arrestati oltre al direttore sportivo e al proprietario del team, anche un farmacista accusato di aver venduto farmaci vietati dalla normativa sul doping sotto prescrizione medica.

Il caso Rumsas

L’indagine che ha portato all’operazione antidoping della Polizia a Lucca ha preso “spunto” dalla morte di Linas Rumsas, 21enne promessa del ciclismo deceduto improvvisamente, il 2 maggio scorso. Il ragazzo era a casa con la famiglia quando è caduto all’improvviso a terra privo di sensi, e non si è più ripreso. Linas Rumsas era il figlio di Raimondas, ex ciclista lituano di fama internazionale,  è stato ciclista professionista e ha raggiunto un terzo posto al Tour de France del 2002. Quasi un giallo, fra ciclismo, avvisi di arresto, squalifiche e morti sospette,  si accendono nuovamente i riflettori sulla storia dei Rumsas, una famiglia che da anni è coinvolta in vicende di doping.  Ulteriori dettagli verranno forniti nel corso della conferenza stampa in tarda mattinata 

Epo e oppiacei

Secondo le  prime notizie , sarebbe stato il presidente stesso della squadra a incoraggiare gli atleti all’uso di sostanze proibite tra le quali epo in microdosi,  cioè una sostanza dopante che aumenta  il trasporto di ossigeno ai tessuti, specie a quello muscolare scheletrico e cardiaco, e di migliorare quindi la prestazione sportiva, e altri antidolorifici a base di oppiacei. Gli uomini della squadra mobile e dello Sco hanno eseguito diverse perquisizioni in diverse province della Toscana che hanno coinvolto, tra gli altri, anche lo studio legale di un avvocato di Lucca.

Il caso del fratello di Rumsas

 Il fratello di Linas Rumsas, Raimondas (omonimo del padre) è stato a sua volta squalificato per doping per quattro anni: la sanzione era scattata il 28 gennaio scorso dopo che l’atleta era stato trovato positivo all’uso di un ormone della crescita dopo un controllo al termine di una gara proprio a Capannori (Lucca).
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L’operazione di Lucca ha messo in evidenza  di quanto siano  ancora diffuse pratiche farmacologiche proibite nel mondo dello sport e del ciclismo in particolare. La relazione presentata in Parlamento nell’agosto scorso aveva messo in evidenza che su 806 atleti controllati nel 2016 22 erano risultati positivi, pari al 2,7 del totale. Questa percentuale sale però oltre il 6% se si considerano solo i tesserati di società ciclistiche.

Secondo invece il rapporto del 2015 della Wada (l’organismo internazionale che controlla le frodi farmacologiche nello sport) con 127 atleti affiliati al Comitato olimpico l’Italia è il secondo paese al mondo per casi di doping alle spalle della Russia (176) e davanti all’India (117).