Condannati gli attentatori di Malala

Nonostante il tempo sia nemico della memoria, tutti ricordiamo la vicenda di Malala Yousafzai. Era il 2012 quando la quindicenne pachistana venne presa di mira dai talebani, mentre rientrava da scuola sul bus accompagnata da altre coetanee.

Malala venne ferita alla testa con un colpo d’arma da fuoco a causa del suo attivismo per il diritto all’istruzione femminile. Nel 2009 aveva infatti aperto un blog sotto lo pseudonimo di Gul Makai, sulla pagina della BBC, dove raccontava la complessità della condizione femminile sotto il dominio dei talebani.

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A sentenza avvenuta sono molti a sostenere che i reali attentatori di Malala sono ancora a piede libero, mentre coloro che sono stati condannati si occuparono marginalmente dell’organizzazione. Malala in seguito all’attentato venne trasferita nel Regno Unito dove subì diversi interventi chirurgici e ad oggi non può ancora far rientro a casa poiché i talebani minacciano di uccidere lei e la sua famiglia.

La ragazza, premio Nobel per la pace, è simbolo della lotta per l’istruzione femminile, obiettivo ben lungi dall’essere raggiunto nel suo paese. Ma al di là di tutto, Malala incarna un insegnamento importantissimo per i ragazzi di tutto il mondo: il valore dello studio e dell’educazione a qualsiasi costo, anche della vita.

L’importanza della scuola, nella formazione e nel futuro dei giovani, dovrebbe esser al primo posto nelle politiche di ogni paese e mai lasciata al caso e al pressapochismo, in quanto è l’unico modo per generare consapevolezza e libertà.

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