Oggi, 31 marzo 2020, Confindustria ha pubblicato il rapporto su quelle che sono le previsioni per l’economia italiana nel 2020 e 2021. L’emergenza Coronavirus ha scatenato una crisi del tutto imprevedibile e lo stesso Report evidenza l’impossibilità di commisurare oggettivamente la dimensione complessiva degli interventi necessari, che saranno comunque massivi e che saranno condizionali agli sviluppi sanitari ed economici.
Impatti economici del Covid-19 sulle domande e sull’offerta
La pandemia ha causato numerosi danni, andando ad impattare il mercato senza distinzione sia dal lato della domanda che dell’offerta. Lo shock economico causato dalla chiusura di molte attività economiche ha portato ad un crollo della domanda di beni e servizi, sia a livello nazionale che fuori dai confini italiani.
Confindustria evidenza l’impossibilità adesso non soltanto di capire i tempi necessari di recupero, ma anche quelle che potrebbero essere le misure necessarie da attuare. La stessa organizzazione ipotizza una serie crescente di imprese a partire da Aprile pari al 40% per arrivare alla fine di giugno con una copertura totale pari al 100%. Anche in questa rosea aspettativa, si stima ugualmente una caduta del PIL nel secondo semestre pari al 10%.
Ciononostante, questo sembra essere lo scenario migliore, altrimenti si rischierebbe qualcosa che per il momento si preferisce mantenere inimmaginabile. Ciò che resta sicuro è che il PIL subirà un netto calo: Confindustria ipotizza una riduzione del 6% nell’ipotesi in cui il lockdown venga sbloccato per maggio. Ogni settimana che passa con queste misure restrittive si perde almeno lo 0,75% del PIL.
A questo livello di shock economico, l’azione di politica economica da porre in essere deve tutelare il tessuto produttivo del paese, al fine di impedire la recessione dell’economia per non sfociare in quella che potrebbe divenire una depressione prolungata. Successivamente, si dovrebbe poi pensare alle risorse per finanziare un piano di ripresa economica e sociale.
Coronavirus: negativi i consumi delle famiglie, gli investimenti delle imprese e l’export dell’Italia
La prima variabile a subire le conseguenze della Pandemia riguarda i consumi delle famiglie, influenzati negativamente dalle nuove abitudini di acquisto derivanti dalla reclusione prolungata. Rispetto al 2019, nel 2020 ci sarà un calo della spesa privata pari al 6,8%. I reparti maggiormente colpiti saranno l’abbigliamento, i trasporti, i servizi ricreativi e di cultura, i servizi ricettivi e di ristorazione.
Per quanto riguarda le imprese, in un clima caratterizzato da incertezze, gli investimenti nel 2020 caleranno del 10,6% rispetto ai valori del 2019. Ad influenzare negativamente il clima di emergenza ci sono la chiusura prolungata delle attività, la riduzione del credito e l’aumento dell’incertezza.
Il coronavirus è diventato un affare mondiale, diffondendosi in periodi differenti in tutti gli stati. In quest’ottica, l’export italiano si stima che subirà una perdita pari al 5,1% proprio per lo stesso shock che, seppur a posteriori, colpirà i principali mercati di destinazione dei prodotti italiani.
Quando l’Italia si potrebbe riprendere se il Governo mantiene una linea di coerenza
Confindustria ha ipotizzato che, qualora il Governo continuasse ad intervenire con misure equiparabili a quelle introdotte dal Decreto Cura Italia, allora il PIL potrebbe subire un minimo calo pari allo 0,5% rispetto a quanto previsto di base.
Pur riconoscendo gli interventi del Governo fatti sino ad ora, l’Organizzazione riconosce l’importanza di compiere azioni immediate, finalizzate soprattutto ad un’iniezione di liquidità da spalmare su un flusso a lungo termine. Per tale scopo, Confindustria ha definito delle proposte che tengono conto di:
- un piano anti-ciclico straordinario, finanziato con risorse europee;
- interventi urgenti per il sostegno finanziario di tutte le imprese, piccole, medie e grandi;
- strumenti di moratoria e sospensione delle scadenze fiscali e finanziarie;
- un’operazione immediata di semplificazione amministrativa, per rendere subito effettiva l’azione di politica economica.
Insieme alle Confindustrie tedesca e francese viene proposto un piano europeo straordinario di entità pari a 3000 miliardi di euro di investimenti pubblici. La prima parte riguarda circa 500 miliardi su un periodo di 3 anni, fatta inizialmente anche di misure per la liquidità e, poi, soprattutto di investimenti in sanità, infrastrutture e digitalizzazione. Tali misure permetterebbero di alzare la crescita in Italia e nell’Eurozona di rispettivamente 2,5 e 1,9 punti percentuali.
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