Contro Maurizio Sarri

I difetti del tecnico toscano vengono troppo spesso tenuti nascosti

Togliamoci subito il dente, a scanso di equivoci: Sarri è uno dei migliori allenatori della Serie A.
Se non lo dicessimo chiaramente, potremmo essere tacciati di malafede, e non sia mai: i risultati sulle panchine di Empoli e Napoli parlano per lui, e il gioco espresso dalle due squadre azzurre non può che essere frutto del suo ottimo lavoro.
Un tecnico che viene da una lunga gavetta, fino a meritarsi la Champions League, che cura la tattica in modo maniacale, mentre bada al sodo davanti alle telecamere, normalmente, diventerebbe un nostro idolo.
Allora perché non è così?

Punto primo: Sarri, a nostro avviso, sta cavalcando l’onda del suo stesso personaggio.
Salito alla ribalta mentre sedeva sulla panchina dell’Empoli, l’allenatore toscano mostrava, oltre al suo grande talento, una certa repulsione per le interviste e tutte le occasioni per rilasciare dichiarazioni ufficiali: lo palesava attraverso risposte piccate (e, aggiungiamo noi, un pelo altezzose) al giornalista di turno, e un ricorrente utilizzo del turpiloquio.
Pratica, quest’ultima, tuttora cara al tecnico del Napoli.
Ora, se all’inizio questo poteva essere perdonabile, in virtù di discorsi tipo “Che simpatica macchietta, si vede che è un allenatore contadino!“, è ormai chiaro come certe scenette siano diventate evitabili (non ultima la risposta sessista fornita ieri a una cronista, che gli chiedeva se il pareggio con l’Inter ponesse fine alle speranze di Scudetto: “Non ce la mando solo perché è una bella donna“).
Certe repliche sembravano spontanee e cristalline, ora hanno un che di paraculo, ci sia passato il termine.
Sarri non solo conosce l’italiano abbastanza da evitare di pronunciare una parolaccia per ogni frase (diede del “finocchio” a Mancini e fu squalificato per due turni), ma -soprattutto- non è mai stato un uomo di campagna! Lavorava come impiegato di banca, ed ha avuto esperienze prestigiose in Germania, Svizzera e Lussemburgo, prima di dedicarsi completamente alla carriera sportiva nel ’99.

Punto secondo: Maurizione ha il vizio mazzarriano di accampare scuse. Dall’incrollabile critica alla direzione arbitrale, alle condizioni del manto erboso, fino addirittura a sproloquiare di complotti ad opera dei media, rei di mettere il Napoli sullo stesso piano della Juventus. Così facendo, si è reso odioso al punto che, anche quando ha ragione (come quando si lamenta perché la Juve gioca sempre prima del suo Napoli), le sue dichiarazioni somigliano lo stesso a un piagnisteo.

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Punto terzo: esageriamo, e vogliamo cercare il pelo nell’uovo nel lavoro di Sarri. Il suo Napoli non vincerà nulla nemmeno quest’anno, e stavolta non siamo sicuri che lui sia esente da responsabilità.
Ha voluto “scegliere” il campionato, trascurando Coppa Italia ed Europa League (e in Champions non ha superato un girone abbordabile). Non lo dice nessuno, ma noi sì: passi l’ossessione per il bel gioco, ma questo ampio turnover negli impegni meno delicati non paga; vincere aiuta a vincere, mentre chi fa selezione sulle competizioni, finisce per non primeggiare in nessuna.

Punto quarto: ultimo ma non meno importante aspetto fastidioso del Sarri uomo.
Sappiamo che vuole passare a tutti i costi per allenatore del popolo, ma noi, che del popolo facciamo parte e infatti non guadagniamo un milione e mezzo all’anno, non sopportiamo nemmeno le sue ossessioni di forma.
Ok, d’accordo, abbiamo riso anche per la storia del fumo, ma quando è diventata un’altra scusa per renderlo caricatura ci ha stufato…e non capiamo come portarsi in panchina un mozzicone di sigaretta possa essergli d’aiuto.
Ma, in particolare, la questione della tuta.
Sta più comodo in tuta, dice Maurizio, come se Allegri o Spalletti si trovassero più a loro agio in quelle trappole sartoriali che sono diventati gli abiti da trasferta.
Veda, allenatore contadino che contadino non è mai stato, lei allena in un club di livello europeo, si dia un tono, diamine, altrimenti ci faccia una cortesia: 20€ di benzina verde, grazie.