Si chiama TAKE AT HOME, nel linguaggio tricolore CONSEGNA A DOMICILIO. È la soluzione temporanea di cui i ristoratori e tutti i proprietari delle attività food italiane hanno fatto uso per non far cadere nel dimenticatoio il proprio prodotto e soprattutto per non chiudere la saracinesca della propria attività FOOD. Tale scelta è derivata dall’obbligo del DPCM sancito dal Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte in vista dell’emergenza CoronaVirus. Si è deciso di intervistare a campione un paio di attività FOOD per scoprire come si sta evolvendo questa modalità forzata della consegna a domicilio. Alla fine si è preferito ascoltare la voce di 3 dei tanti ristoratori provenienti da 3 località nonché regioni in maniera del tutto rappresentativa senza preferenza alcuna.
SUD – Cosenza, CALABRIA
Il ristorante che ha gentilmente collaborato si chiama AL GIRONE DEI GOLOSI. Si tratta di un ristorante in prossimità dell’uscita autostradale della Città Bruzia, tale Cosenza. Si presenta sul web come ristorante, nonché deliziatore dei palati, a base di carne/pesce che, nonostante avesse testato marginalmente la formula Take at home, si sia dovuto privare totalmente del servizio di consumazione sul posto. In una regione come la Calabria dove la tradizione della convivialità era al di sopra della tecnologia, ci si è dovuti adattare agli aiuti del web per mantenere vivo l’interesse del cliente in quanto a scelta delle pietanze servite con la ricetta preziosa del Girone dei Golosi. “Stiamo gestendo la situazione come qualcosa di mai vissuto. Le valutazioni che ne derivano riguardano l’odierno seppur con uno sguardo al futuro. Per noi la chiusura al pubblico significa SPEGNERE L’AZIENDA. Abbiamo deciso comunque di restare aperti per un semplice motivo: dare un segnale di presenza ai nostri clienti. Si tratta pur sempre un’azienda che c’è da 14 anni e che nonostante il momento difficoltoso non si è tirata indietro. La consegna a domicilio è stata una scelta dettata da più fattori.
Da un punto di vista economico e imprenditoriale non ne vale la pena. L’azienda, restando aperta, produce dei costi che vengono assorbiti da questo leggero lavoro che si va a svolgere. Nonostante tutto è giusto mantenere la nostra presenza attiva seppur vi sia questa problematica. In merito all’opportunità dell’affacciarsi a tali servizi e a ciò che ne possa derivare per il futuro posso affermare che in questo periodo stiamo dedicando il 90% del tempo con l’implementazione del ramo tecnologico. Stiamo cercando di dare una nostra presenza massiccia anche sul web. Raffinando il canale dedicato all’asporto, alla consegna a domicilio fornendo anche un nuovo sito dove sarà visibile il menù con immagini e prezzi delle nostre portate. Così facendo ci stiamo già proiettando verso queste nuove abitudini. Concludo nel dire che comunque tutto ciò non basterà perché il Sud Italia a differenza del Centro Nord Italia non ha gli stessi volumi di una cittadina del Centro Nord dov’è radicata già l’abitudine di servirsi dei ristoranti per quanto concerne il servizio a domicilio magari esploderà anche al Sud vista la situazione“. Afferma Stanislao responsabile Pubbliche Relazioni di AL GIRONE DEI GOLOSI.
CENTRO – Roma, LAZIO
Si chiama QUEL CHE C’È e dalle immagini del sito lascia intendere che si tratta di un ristorante scelto dai clienti, anche di passaggio, per la qualità delle pietanze e per la simpatia dei gestori. Il ristorante è localizzato nella capitale italiana, e si trova nei pressi di Piazza della Repubblica. A raccontarsi è Luca, il gestore, che nonostante le privazioni del D.P.C.M. esprime i suoi concetti con la simpatia tipica dei romani. “La consegna a domicilio significa per piccoli imprenditori come noi abbassare i prezzi. L’azienda nostra è piccola e a conduzione familiare. Il guadagno è minimo poiché i nostri prodotti sono di eccellenza e con la consegna a domicilio il guadagno è abbastanza basso visto il 7/10% da pagare per il servizio di Deliveroo.
Per la nostra azienda, la consegna a domicilio rappresenta solo una remissione ma non intendo abbassare la qualità. Ci tengo a precisare che la nostra attività FOOD è situata nei pressi di Uffici, Ministeri dove i nostri clienti consumavano qui durante la pausa pranzo pertanto la consegna a domicilio non garantirebbe lo stesso effetto. Per quanto concerne la tecnologia, sono totalmente a favore ma quando si tratta di interazione nel piccolo non ne vedo l’utilità giacché la nostra è una piccola azienda. Magari se si fosse trattato di un’attività più grande forse mi sarei adeguato alla tecnologia“. Afferma Luca gestore attività QUEL CHE C’È.
NORD – Bergamo, LOMBARDIA
Bergamo purtroppo è la città più colpita dal nemico CoronaVirus dopo la città cinese di Wuhan. In questi giorni di ansia, panico e lacrime per le vittime pian piano si conta un leggero calo dei contagi. In una città dove tutto sembra essersi fermato anche i gestori delle attività stanno subendo questo Stop e nonostante vi sia la possibilità della consegna a domicilio voluta dal D.P.C.M. per aiutare le attività FOOD, la paura ha preso il sopravvento. Si è scelto di ascoltare la voce di Andrea, gestore di CRESTA ALTA di Bergamo. Si tratta di un ristorante/pub vicino la stazione di Bergamo. Anche il signor Andrea si è dovuto adeguare alla sola possibilità della consegna a domicilio. “La mole di lavoro che c’è adesso è limitata. Avendo a disposizione poco personale che per la paura da CoronaVirus non esce di casa e cerca meno contatti con il cliente, si fa quel che si può con la consegna a domicilio che a sua volta ci permette di restare aperti.
È un tamponare nella speranza che il prima possibile si ritorni ad una situazione più stabile. Qui a Bergamo c’è la paura di uscire di casa e dinnanzi alla richiesta di lavorare rivolta ad altri ragazzi ottengo solo diniego vista la situazione. In merito alla possibilità della consegna a domicilio e al futuro che ne deriva posso dire che il deliveroo, il just eat ci costano molto di più che andare a far la spesa. La comodità dello spendere 2/3 euro ed avere il cibo a casa senza uscire è preferito seppur nessuna pensa di risparmiare quei soldi ed andare a ritirare il cibo direttamente. Purtroppo è la sola possibilità che abbiamo. Da un lato se si scegliesse di stare chiusi, stare fermi ne deriverebbe non creare capitale. In merito all’opportunità di affacciarsi alla tecnologia che ne deriva per il futuro ritengo che se hai tanta domanda, tanta offerta, puoi presentare nuove cose ..quando la domanda cala questa possibilità non c’è più. Se prima avevo degli interessi ad avvicinarmi a cose nuove per attirare nuova clientela, adesso questa cosa è molto rallentata.
Concludo dicendo che la consegna a domicilio ha le sue potenzialità e i suoi limiti come ogni cosa. Il problema è più che altro insito in questa situazione di emergenza da CoronaVirus e nella paura di uscire di casa non tanto dell’esser costretti a restare in casa. Il tutto assorbito in un circolo di paura bilaterale, sia da parte nostra che effettuiamo la consegna e da parte di chi la riceve“. Afferma Andrea gestore di CRESTA ALTA.
Ringraziamenti
Un doveroso grazie a tutte le attività FOOD dell’Italia che hanno scelto di garantire il proprio servizio e la propria presenza a tutti i loro clienti in questo periodo di emergenza da CoronaVirus.











