Cronaca
Datemi il massimo della pena! Carlo Lissi è accusato di triplice omicidio


Il matrimonio, sogno di tutte le ragazze ed anche di Maria Cristina Omes.
Il giorno del matrimonio, la coronazione del sogno, visi felici e soddisfatti …
Ami un uomo, lo sposi e da quell’amore nascono due bambini, prima una femminuccia, poi un maschietto.
Vita serena, tranquilla, certo, probabilmente ci si scontra con le difficoltà quotidiane, ma le mura domestiche le senti forti, avverti il senso di protezione, pensi e credi di conoscere a fondo chi vive con te.
Invece, no.
Non è così, chi vive con te non lo conosci affatto, chi vive con te, ha iniziato a pensare che tu, sua moglie sei un ostacolo, che quella bambina, Giulia, di 5 anni, che avrebbe avuto piacere a giocare ancora con la sabbia, e quel bambino, Gabriele, di 20 mesi, il maschio di casa, che ancora aveva bisogno della protezione dei suoi genitori, sono un ostacolo.
Ostacolo per una nuova passione. Passione, sembrerebbe unilaterale e non corrisposta. Passione per una collega, che ha confermato la sua indifferenza per il Lissi agli investigatori.
E così l’uomo che hai amato, sposato, che credevi di conoscere diventa l’orco cattivo, quello che spaventa e turba i sogni di ogni bambino.
Siamo a Motta Visconti, nel milanese, Carlo Lissi, 31 anni, ricercatore, è lui l’orco cattivo delle favole, è lui che dopo aver avuto un momento di intimità con sua moglie, Maria Cristina Omes, 38 anni, impiegata presso l’assicurazione SAI, mentre i bambini dormivano, va in cucina prende un coltello e stermina la sua famiglia.
Poi, come se nulla fosse, quasi come se non fosse stato lui, in una sorta di sdoppiamento alla dottor Jekyll e Mr. Hyde, esce, si reca al pub, guarda la partita dell’Italia, esulta e poi, tornato a casa, inscena la disperazione di un uomo che trova la famiglia massacrata per una rapina andata male.
Alla rapina andata male gli investigatori non avevano mai creduto.
Forse il rimorso prende il sopravvento e nell’ultimo interrogatorio, al comando di Abbiategrasso, Lissi cede ed esclama “Datemi il massimo della pena!”.
L’uomo, inoltre, confessa di aver gettato il coltello in un tombino vicino casa e pone gli investigatori nella condizione di poterlo ritrovare.
Adesso Lissi è nel carcere di Pavia.
L’esclamazione “Datemi il massimo della pena!” sarà di pentimento reale?
Lissi è italiano e in Italia non è consentita la pena di morte, la morte fisica del resto non farebbe ritornare in vita una donna sorridente e una mamma, ne tornerebbero in vita Giulia e Gabriele, uccisi proprio per mano di chi li avrebbe dovuti condurre e sostenere nelle diverse tappe dello sviluppo e della vita. Se il pentimento è reale, il Lissi si troverà a fare i conti tutti i giorni con la sua coscienza e con il rimorso.
Carmen Giordano









