La lente

Durante il colloquio telefonico Putin/Biden, il mondo ha rischiato la guerra nucleare

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Alle 22:52 di ieri sera, le agenzie di stampa battono una notizia che passa quasi inosservata e relative alla presenza di un sottomarino americano in acque russe. Questo il testo di Kule Raines, portavoce della US Army: “Gli Stati Uniti non hanno condotto operazioni nelle acque russe. Non renderò note le posizioni dei nostri sottomarini, ma posso dire che voliamo, navighiamo e conduciamo operazioni in sicurezza nelle acque internazionali“.

La telefonata tra Biden e Putin si è conclusa alle 18:19 con un nulla di fatto, ma non è così. Durante quei 62 minuti, si è rischiata la Terza Guerra Mondiale.

Alle 20:13, i due leader hanno annunciato la volontà di proseguire nel dialogo, considerato che il confronto non ha prodotto alcun cambiamento, ma in questa assurda competizione muscolare, gli Stati Uniti hanno scelto di portare la loro strategia al limite. E non è ancora finita.

Alle 19:09, Sky News riporta la dichiarazione a caldo di Joe Biden: “Gli Usa restano impegnati nella diplomazia per la risoluzione della crisi ucraina, ma sono anche pronti ad altri scenari“.

Per comprendere a cosa si riferiva il Presidente americano, la notizia essenziale è la presenza del sottomarino USA nei pressi delle isole Curili (Russia). Il sommergibile della classe Virginia ha provato ad entrare nel mare di Ochotsk, in piene acque territoriali russe.

Se la guerra “di terra” non è ancora iniziata, lo stesso non si può dire per quella elettronica e spaziale. Con ogni probabilità, un satellite spia russo è riuscito ad individuare il sommergibile americano e il Cremlino ha immediatamente inviato nella zona un cacciatorpediniere, il Marshal Shaposhnikov, che ha usato “strumenti speciali” per costringere l’avversario americano a fare marcia indietro. Non sappiamo cosa siano questi “strumenti speciali”, ma quelli tradizionali si chiamano bombe di profondità e siluri.

Il mare di Ochotsk e le isole Culiri si trovano a Nord del Giappone, a 8000 km di distanza dall’Europa, e rappresenta l’area di maggior rilevanza per la marina russa, insieme al mare di Barents. Qui stazionano i sommergibili armati di missili nucleari strategici che, in caso di guerra, hanno il compito di garantire la rappresaglia atonica.

Il sommergibile americano che tentava di intrufolarsi nel mare di Ochotsk è un hunter-killer, come lo sono tutti quelli della classe Virginia. In buona sostanza, gli americani si disponevano a silurare i sommergibili atomici russi, se Putin avesse dato l’ordine d’invasione e la Terza Guerra Mondiale avesse avuto inizio. Ciò avrebbe assicurato agli USA una posizione di netto vantaggio, nei confronti del Cremlino, impossibilitato a lanciare missili con sommergibili vicini alle coste americane, non intercettabili e con una corsa brevissima prima di raggiungere il bersaglio.

É presumibile che proprio questo sommergibile americano, individuato dai russi e allontanato, sia stato uno dei temi principali nel colloquio Putin/Biden. I due leader devono essere stati avvertiti dai rispettivi comandi sull’evolversi della situazione proprio durante il colloquio e la partita si è conclusa momentaneamente in parità. Ma fino a quando?

Massimo Carpegna

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