Ennesimo attacco Femen in Vaticano: libera l’attivista Zhdanova

E’ libera Iana Zhdanova, l’attivista Femen arrestata il giorno di Natale perché, a seno nudo e con la scritta “God” sul corpo, aveva tentato di rubare la statua del bambino Gesù nel presepe di piazza S. Pietro urlando slogan contro la Chiesa.

Accusata di “vilipendio, atti osceni in luogo pubblico e furto” ieri mattina, in concomitanza della convalida dell’arresto, l’attivista Femen Iana Zhdanova è stata rimessa in libertà con “il divieto di accesso nello Stato della Città del Vaticano, nella Basilica e negli altri luoghi extraterritoriali”.

La scarcerazione della Zhdanova ha lasciato interdetti tutti coloro che avevano ascoltato le dichiarazioni del portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, che aveva detto: “il fatto è da considerare particolarmente grave per il luogo e le circostanze in cui è stato compiuto, offendendo intenzionalmente i sentimenti religiosi di innumerevoli persone. E ciò dopo che tre altre aderenti al gruppo Femen avevano già compiuto recentemente, il 14 novembre, atti analoghi nella piazza di San Pietro”.

Come si legge nella sezione news del sito del movimento Femen  non è la prima volta che il Vaticano deve affrontare un loro attacco, ma non sarà neanche l’ultima volta. Le attiviste infatti si accaniscono contro lo Stato della Città del Vaticano perché ritengono che la chiesa cattolica sia colpevole di aver “oppresso le donne per secoli” e che sia “giunto il momento di prendere la parola” e di diffondere le idee che sono alla base delle loro azioni, idee che i processi e le incarcerazioni “non riusciranno a fermare”.

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Quello che queste donne vogliono, come si legge nel loro sito, è innanzitutto “minare ideologicamente gli istituti fondamentali del patriarcato” e farlo divenendo attive socialmente e dichiarando guerra al turismo sessuale, alla prostituzione, alle agenzie matrimoniali internazionali ed alla discriminazione sessuale.

Femen dunque è qualcosa di più di un semplice movimento fatto di ragazze che si spogliano in piazze e luoghi pubblici gridando slogan ed esponendo cartelli: è una nuova forma di femminismo che dall’Ucraina si sta diffondendo in tutto il mondo, anche nella vecchia Europa.

Hanna Vasylivna Hucol, la ragazza che nel 2008 ha fondato il movimento Femen, in un’intervista dichiara:
“per noi è importante creare un gruppo Femen a Roma, ma è difficile perché l’Italia è un paese cattolico. Allo stesso modo non è semplice far nascere centri Femen nel resto d’Europa. Coloro che vogliono aderire al movimento sappiano che dovremo allenarle per trasformarle in sextremiste…Io e le mie compagne attiviste abbiamo creato un nuovo femminismo chiamato sextremismo, e molte femministe tradizionali non ci capiscono. Siamo un movimento autonomo e alcune associazioni di donne non ci vedono di buon occhio. Ma la nostra lotta è parte della lotta globale contro il patriarcato, sebbene non vogliamo entrare in associazioni troppo burocratiche che parlano a vuoto senza agire…Il termine matriarcato per noi è una provocazione intellettuale, una nuova utopia.”

Azione, nudo come strumento di liberazione e protesta contro le società bigotte e maschiliste, condanna della prostituzione, anche di quella volontaria: questi sono i tratti caratterizzanti di un movimento nato, non dimentichiamolo, per denunciare il turismo sessuale in Ucraina, definita dalle attiviste Femen come il “bordello d’Europa”.

Sarà forse per i loro “buoni intenti” che il Vaticano si è mostrato clemente lasciando libera l’attivista Zhdanova che in queste ore avrà raggiunto le sue compagne che da qualche tempo hanno due problemi di cui occuparsi: da una parte devono arginare chi imita le loro azioni non condividendo però la base ideologica del movimento Femen; dall’altra devono placare le polemiche sorte dopo le dichiarazioni di una giornalista che si sarebbe infiltrata nel movimento e che avrebbe scoperto che le ragazze ricevono almeno 1000 dollari al mese grazie a finanziatori europei e statunitensi che, complice il “vil denaro”, starebbero manovrando a loro piacimento le azioni di protesta. Di certo per ora c’è l’affermazione riportata sul sito delle Femen: “per sostenere le attività dell’organizzazione, Femen accetta i contributi caritatevoli da parte di persone che condividono idee e metodi di lotta del movimento.”

Se non è possibile confermare le accuse mosse al movimento “sextremista”, una cosa è certa: sentiremo molto presto parlare ancora di loro.

E chi poserà lo sguardo sulle nudità delle attiviste senza leggere ciò che è scritto sul loro corpo, tenga bene a mente che le loro” non sono tette, ma un messaggio politico”, per usare le parole dell’attivista Femen Beatrice Senese.

Nata a Pescara nel 1983, Chiara si laurea in “Letteratura, Musica e Spettacolo” a Roma nel 2007. La laurea magistrale in “Letteratura e lingua. Studi italiani ed europei” arriva nel 2009, anno in cui ha le prime esperienze come educatrice. Attualmente è impegnata, tra le altre cose, nell'ambito dell'insegnamento dell'italiano a studenti stranieri.
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