ENRICO RUGGERI: la musica, la droga e il rapporto con il padre

Dopo la pubblicazione del suo 35° album, "Alma", Enrico Ruggeri racconta la musica, la politica e il successo della sua generazione

Enrico Ruggeri si lascia andare per la rivista Vanity Fair toccando temi molto caldi e personali: racconta gli anni ruggenti di un’Italia che ora è molto cambiata, di cosa significava schierarsi politicamente e musicalmente negli anni ’80 e anche del suo strano rapporto col padre.

I tempi erano molto diversi, l’aria che si respirava aveva un odore e un colore differente. Era il periodo della paura provocata dagli episodi di terrorismo, della violenza in nome della politica e delle radio libere che avevano molto coraggio. Nel frattempo, il cantautore rock milanese il 15 marzo ha pubblicato il suo 35° album: Alma.

Musica e Politica:

Negli anni ’70 regnava la sinistra extra-parlamentare e Ruggeri fu cacciato dal palco dell’università Statale di Milano perché filo americanista: “Io suonavo e non mi interessavo di politica: già questo voleva dire essere di destra. Non ero niente e non ho mai votato. Però venni minacciato perché avevo i dischi di Bowie: quella sinistra così stalinista era super omofoba e quell’immaginario glam non era gradito. Il musicista doveva essere il cantautore con la barba, scarno, brutto. Senza alcun senso dello show, che è poi il grande limite del cantautorato italiano: bei testi, musiche così così e spettacolo nullo. Questa sua condotta, così poco politicizzata, gli ha messo contro la critica musicale: “Questo l’ho pagato. La critica non mi ha mai messo in serie A: neanche in B, diciamo in A1. Cosa peraltro abbastanza semplice da fare, perché in Italia i cantautori non mancano”.

Il Successo, i soldi e la droga:

Dopo la partecipazione con i suoi Decibel a Sanremo nella metà degli anni ’80, arrivò il successo e con quello, i soldi: “Sono fortunatissimo perché ho il disprezzo del denaro tipico dei ricchi e la rabbia dei poveri. Per fortuna negli anni 80 e 90 ne ho fatti tantissimi. All’epoca i soldi sembravano non finire mai. In quegli anni a Milano era difficile evitare la cocaina: tutti sniffavano, anche gli operai che mi ristrutturavano casa. Mi dà fastidio pensare che da qualche parte ci sia un coglione che mi vede in tv e dice agli amici, vedi Ruggeri, io con quello ho tirato di coca. La droga avvicina persone che non c’entrano niente tra loro. Tutto tempo perso.

Il rapporto con il padre:

Il padre era una persona particolare, molto assente nella vita del musicista: Oggi si direbbe che soffriva di depressione, all’epoca era soltanto un tipo strano. Stava tutto il giorno in pigiama. Non ha mai lavorato, ha passato la vita a dilapidare il patrimonio che aveva ereditato“. Il padre un giorno trovò il modo di fare una cosa insolita ed andò a sentire i Decibel a San Siro: “L’ho saputo però solo anni dopo, lui non me l’aveva detto, chissà perché. È stato un gesto clamoroso, che mi commuove ancora se ci penso”.

Il tema della depressione:

La depressione secondo il cantante è ancora un tabù: “Ci ho scritto parecchie canzoni. Le persone non sanno come approcciarsi al tema. E’ ancora un grande tabù. […] Se sei depresso nessuno sa cosa fare. Forse il fatto di non essermi mai preso una vacanza è stato il mio modo di reagire. Come il figlio dell’alcolista che ha due opzioni: diventare alcolista a sua volta o essere astemio; la via di mezzo non è possibile”.

 Riccardo Chiossi

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