Fashion Blogger: colei che tutto può

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Il fenomeno fashion blogger ha radici non molto lontane. Nasce infatti nell’era del villaggio globale, della connessione internet “in tutti i luoghi ed in tutti i laghi” e degli acquisti on-line, a cui ormai anche le nostre nonne hanno accesso. Ma chi è una fashion blogger? Come fa a guadagnarsi da vivere solo grazie ad un blog?

La risposta sembra essere semplice: la fashion blogger è una ragazza, prevalentemente, tra i 20 ed i 40 anni, mediamente piacente o almeno fotogenica, che elargisce consigli di moda, alimentazione, arredamento e a volte etici, dall’alto del suo blog. Cioè tramite la sua pagina internet. Facile no? No. Perchè infatti questa professione moderna ha dei risvolti sociali e morali che solo il noto psichiatra Vittorino Andreoli può cogliere. Dietro alla sua particolare professione infatti, oltre alle giustissime domande tipo “Perchè io lavo pavimenti 8 ore al giorno per 30 euro e lei stesa su un divano, vestita solo di noci di cocco, ne guadagna 1500?”, vi è una schiera di irriducibili fans che pendono dalle labbra della blogger di turno. La fashion blogger è diventata insomma una persona socialmente influente, almeno al pari di Donatella Rettore nell’ambito della medicina estetica.

Secondo recenti studi inoltre, tali bloggers di moda, hanno lanciato l’ormai virale abitudine di fotografare il cibo prima di mangiarlo, nonchè coniato l’uso spasmodico della parola vintage ; hai delle vecchie ciabatte risalenti al viaggio di nozze di tua zia Ignazia, avvenuto durante il governo Badoglio? Non buttarle! Sono vintage! Hai anche un cappello di paglia appartenuto a Sampei? È vintage anch’esso! E così via.

Ma passiamo alla loro capacità di guadagnarsi da vivere con questo originale mestiere. Pare infatti che, una volta che la fashion blogger abbia creato il suo blog ed investito soldi nell’acquisto di abiti e macchine fotografiche, possa cominciare a postare immagini di vestiti dei più disparati marchi, diffondendo appunto consigli su abbinamenti e portabilità. Ma il vero guadagno sopraggiunge in seguito, quando il suo blog diventa molto conosciuto e i vari brand cominciano ad inviare alla paladina della moda, vestiti gratis e soldi. In pratica sono delle modelle autodidatte. MA ATTENZIONE! Ci tengono a precisare che sono “ragazze normali, lontane dalla taglia 38 canonica e da problemi alimentari” (anche se fotografano solo miniporzioni di cavoli cotti nell’aria glamour di New York).

Ma allora dov’è il problema? Perchè abbiamo scomodato Andreoli? Ebbene, un po’ come per Dio, il problema inizia dai fans, dai discepoli. Essi sono ormai agguerriti sostenitori del fenomeno narrato, arrivando persino a strapparsi i capelli (ormai tinti di verde mela della Val di Non) pur di non scontentare e/o difendere la blogger prescelta. Si accapigliano con fans avversari e con chiunque osi contraddire la loro paladina. Non solo. Tale paladina a volte, dimenticando di aver superato con estrema difficoltà l’esame di terza media, si cimenta in discorsi etici molto profondi. Celebre fu a tal proposito un tweet di una nota fashion blogger che schifata dall’allattamento in pubblico, ricordava quanto fosse dannosa alla salute tale pratica, “come un cancro”, disse. A nulla ovviamente sono valsi i tentativi di farla rinsavire, gli interventi su Twitter di medici e scienziati, l’ausilio di un oggetto a lei sconosciuto, il libro. Niente. La blogger era convinta e ferma sulle sue posizioni. E credo lo sia tuttora, tra un minestrone di castagne bio e un abito di ermellino vivo.

La fashion blogger è allora originale, temeraria e risoluta. Almeno finchè non si accorge che forse il libro non serve solo ad equilibrare la pendenza del suo tavolo Fendi.

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