Femminicidio: fermiamo la strage contro le donne

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Femminicidio, un’unica parola che racchiude l’orrore contro le donne. Oggi è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Le scarpe rosse, ne sono il simbolo. Ma basta solo una giornata a ricordare tutte? Sono un centinaio le donne uccise dall’inizio dell’anno in Italia. Ma sono molto di più quelle violentate nell’animo, stuprate nel corpo, offese e sempre più sole. Ricordiamone alcune per non dimenticare le vittime.

Alcune vittime di femminicidio: oggi angeli in cielo

Giordana di Stefano: uccisa con 48 coltellate dal suo fidanzato. Il corpo buttato nelle campagne di Nicolosi (CT). Giordana, è stata uccisa il giorno prima dell’udienza che avrebbe portato il suo compagno in tribunale, denunciato dalla giovane per stalking. Ha lasciato una bimba di 4 anni, figlia della coppia. Adesso, lui è in galera, 30 anni di carcere, lei che amava la danza, continuerà a volteggiare tra le nuvole in cielo.

Olga Matei: uccisa strangolata a Riccione nel 2016. Il suo assassino Michele Castaldo, l’uomo che frequentava da un mese. Lei lo aveva lasciato, perchè stanca dei continui controlli del compagno. E quando lei ha detto basta: lui l’ha strangolata a mani nude.

Zinaide Solonari: il marito Maurizio Quattrocchi arrestato con l’accusa di averla uccisa, a soli 36 anni, a Cologno al serio. Il motivo? La gelosia, come ha ammesso lo stesso assassino. Quattrocchi l’ha aspettata sotto cosa della cognata, e l’ha pugnalata a morte, senza pietà nè per lei, nè per i due figli della coppia che adesso vivono senza una mamma e senza un padre.

Melania Rea: uccisa dal marito militare Salvatore Parolisi. Morta con 35 coltellate, poco prima di Pasqua nell’aprile 2011, nel boschetto di Ripe di Civitella, a Colle San Marco, nel Teramano, dove la coppia si era recata insieme alla figlia di 18 mesi per giocare sulle altalene. Oggi il marito, in carcere, potrebbe uscire prima con “permessi premi”.

Eligia Ardita: uccisa dal marito Cristian Leonardi, tra le mura della propria casa a Siracusa nel 2015. Per lui ergastolo per omicidio volontario e procurato aborto. Eh si! Perchè a perdere la vita insieme a lei, la bimba di 8 mesi Giulia , che la vittima portava in grembo.

E la lista di atrocità è ancora lunga, e i nomi da fare troppi, che un articolo giornalistico sicuramente non può contenere.

Il “Codice Rosso” per salvare le donne

Quest’anno in estate è stato approvato la legge sul Codice rosso. Si tratta di uno strumento che ha lo scopo di aiutare la donne che denunciano i propri aggressori. Al codice rosso, hanno lavorato e senza sosta, i ministri Giulia Bongiorno e Alfonso Bonafede. E’ un modo per non far sentire queste donne sole e indifese. Infatti, secondo questa nuova legge, una donna che denuncia DEVE essere ascoltata dal pubblico ministero entro 3 giorni dalla denuncia per stalking. Perchè come dice Giulia Bongiorno, senatrice della Lega, durante un’intervista rilasciata a Raidue, le donne sono carrielinghe. “Il femminicidio è un problema culturale. Gli uomini considerano le donne inferiori a loro. Le donne devono corrrere tra la carriera e fare le casalinghe. E quando non escono dallo schema vanno eliminate e non servono più“. Parole forti, ma che rispecchiano la realtà.

Le scarpe rosse: simbolo del femminicidio

Il simbolo del 25 novembre sono le scarpe rosse. Con o senza tacchi, aperte o chiuse, non importa. Ciò che conta è il loro significato. Le scarpe rosse simboleggiano la lotta contro il femminicidio e la violenza contro le donne. Ma come nasce questa simbologia? Tutto si deve ancora ad una donna, un’artista per la precisione. Era il 2012, quando Elina Chauvet le utilizzò per la prima volta in un’installazione artistica pubblica davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas. Lo scopo era quello di ricordare le centinaia di donne uccise nella città messicana di Juarez. Il colore rosso, rappresenta il sangue delle vittime, innocenti, uccise da uomini che il più delle volte hanno giurato di amare. Ma oggi è così diverso? La risposta è un amaro no. Oggi, 25 novembre 2019, indossare un paio di scarpe rosse vuol dire dire NO alla violenza sulle donne. No al femminicidio.

Il femminicidio e gli orfani della crudeltà

Spesso ci concentriamo sulla vittima, ma spesso la donna uccisa lascia dei bambini. E queste innocenti giovani vite che colpa hanno? NESSUNA. All’improvviso la loro vita è diversa, la felicità spezzata. E spesso le famiglie che se ne fanno carico, sono quella della vittima o del carnefice. Sono circa 1600 gli orfani di femminicidio in Italia. A febbraio 2018 è entrata in vigore una legge che sostiene gli orfani da femminicidio. La legge 11 gennaio 2018 n.4 all’art 1. stabilisce il Patrocinio gratuito per i figli rimasti orfani di un genitore a seguito di omicidio commesso in danno dello stesso genitore, dal coniuge. Esiste la legge, esistono i soldi per il fondo, ma non esistono i decreti attuativi. Ciò che manca è un regolamento che rende disponibili i soldi del fondo per le vittime da femminicidio. Per loro solo la paura che un giorno il loro padre possa tornare.

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