Lavoro
Flessibilità, svolta digitale e riorganizzazione d’impresa per il lavoro post Covid-19

Consulenti, imprenditori e media specializzati sono ormai concordi: flessibilità, svolta digitale, con relativo smart working, e riorganizzazione d’impresa sono i pilastri sui quali avviare la rivoluzione del lavoro nell’era post Covid-19, considerando che la rivoluzione è già iniziata e non potrà che accelerare in tempi brevi.
I nuovi scenari post Covid-19 al centro del dibattito sul futuro lavorativo
Sars-Cov-2 è un’emergenza sanitaria che ha anche scoperchiato il vaso di Pandora delle inadeguatezze a livello economico e professionale nelle società avanzate, costringendole a spiccare il volo con netto anticipo verso la nuova frontiera della rivoluzione organizzativa e digitale.
Maria Sorbi, giornalista del Giornale ha dedicato un dossier per il settimanale Controcorrente che ha stabilito un punto fermo: tra 5 anni non svolgeremo probabilmente più il lavoro attuale e neppure quello per cui abbiamo studiato, anche perché la tecnologia impone trasformazioni radicali in tutti i settori a una velocità crescente.
I consulenti del lavoro avevano già anticipato che almeno due terzi dei ragazzi che frequentano la scuola dell’obbligo dovranno fare mestieri che attualmente non esistono, ma Corbi cita uno studio del Martin School, istituto di ricerca dell’università di Oxford, che porta a conclusioni ancora più nette: il 60% dei neo assunti di quest’anno avranno una nuova mansione tutta da inventare entro 5 anni, quindi addirittura prima del 2025.
I cambiamenti nel mondo del lavoro a breve termine
La rivoluzione digitale può scoraggiare la popolazione attiva ogni volta che sente parlare delle future professioni nell’ambito della robotica, automazione, con la necessità di presentare curriculum vitae mostruosi nel campo dell’intelligenza artificiale, big data e stampa 3D.
E’ inoltre evidente che la saldatura tra informatica e medicina diventerà essenziale, quindi tutte le professioni mediche post Covid dovranno essere ad alta specializzazione e il pensiero che il 60% dei disoccupati sia di fatto analfabeta tecnologico non è incoraggiante.
La rivoluzione digitale non è riservata solo a specialisti
Tuttavia, i lavori high tech non devono far pensare che le professioni del 2025 siano tutte da fantascienza. Vera Stigliano, membro cda della fondazione Consulenti del Lavoro, intervistata da Maria Sorbi, conferma che il Covid-19 ha sparigliato le carte, ma offre un prezioso orientamento per tutti:
“E’ vero che ci aspettavamo la svolta tecnologica fra qualche anno e non così presto, né così velocemente, ma a questo punto dobbiamo considerare questo momento come una grossa occasione… Chi si arma di coraggio e fantasia ce la farà. Faccio un banale esempio: chi insegna yoga, disciplina fisica che ha bisogno del contatto, ha trasformato tutto in corsi virtuali. Riadattandosi. E funziona. Non possiamo restare ancorati ai vecchi schemi”.
Le trasformazioni in atto in fase Covid
In effetti, il work in progress era già iniziato prima dell’epidemia e migliaia di esuberi in molti settori tradizionali registrano già migliaia di esuberi da licenziare o riconvertire a nuove mansioni, ridimensionando gli uffici e quello bancario non fa eccezione per effetto dell’innovazione digitale che permette ai clienti di svolgere molte operazioni da pc o smartphone, senza più l’assistenza dell’impiegato allo sportello.
Il Covid-19 ha impresso un’accelerazione al cambiamento con il ricorso dello smart working da un lato, e un effetto traumatico sul settore alberghiero, della ristorazione e dei trasporti dall’altro, a causa del lockdown che la recrudescenza del virus non ha migliorato, anche perché i clienti puntano sempre più spesso sugli ordini via web, con consegne a domicilio, facendo crescere l’e-commerce del 40% negli ultimi mesi.
Tuttavia, le difficoltà ad adattarsi a un nuovo stile di vita quotidiana, unite alla grave situazione economica, provocano contraccolpi in vari settori del commercio e il delivering dei ristoranti, organizzato via web su piattaforme come Just eat, Deliveroo o app dedicate per compensare il netto calo di clienti ai tavoli, non sta ancora decollando come sperato e molti esercenti rischiano la chiusura.
Il lavoro Post Covid secondo Monster.it
Secondo Monster.it, portale dedicato alla ricerca del personale, la trasformazione del lavoro è già cominciata con la pandemia, che ha imposto grandi cambiamenti organizzativi negli ultimi mesi, e si consoliderà dopo la conclusione dell’emergenza:
- Lavorare da casa diventerà più naturale
- Tempi maturi per l’auto-organizzazione
- Le valutazioni diventeranno più efficaci
- Meno appuntamenti fisici
- Più talenti sul mercato delle competenze
- Rivalutare le professioni “vitali”
- Nuove professioni
- Maggiore coinvolgimento sul posto di lavoro
- Tutto andrà più veloce
- Meno infezioni (e meno assenze) sul lavoro
Le trasformazioni principali secondo Monster
Monster sostiene che molti dirigenti si stanno ricredendo sulla possibilità di collaborare da casa con una semplice postazione informatica, mentre l’autogestione permette non solo di affrontare le emergenze, ma anche di creare una struttura organizzativa che si adatta alle circostanze con le video o conference call, in grado di risolvere problemi come le riunioni in presenza, riducendo gli appuntamenti fisici, spesso impegnativi da gestire in termini di tempo e soldi.
Il lavoro a distanza può inoltre mettere in luce il talento di nuovi soggetti sul mercato ai quali le aziende potranno rivolgersi e molti stanno già maturando da tempo esperienza nello smart working come lavoratori autonomi e si prevede che i comparti “vitali” dell’assistenza, vendita al dettaglio, sicurezza sanitaria e sanificazione di ambienti dovrebbero rafforzarsi.
A livello di nuove professioni, Monster conferma i settori emergenti dell’Information Technology e analisi dati, ma si svilupperanno anche i settori del monitoraggio e controllo, logistica e trasporti che risentiranno sempre più dell’innovazione digitale.
Collaborazione, velocità e sicurezza sanitaria
Secondo Monster, la pandemia ha sviluppato maggiore sinergia tra professionisti e aziende e molti candidati si propongono alle imprese, non solo descrivendo le loro competenze, ma puntando anche su occupazioni di rilevanza sociale che dovrebbero favorire più comprensione reciproca e condivisione di punti di vista all’interno del team di lavoro.
Si tratta quindi di un modo nuovo di concepire la sinergia lavorativa tra dipendente e azienda, tenendo presente che lavorare in base a nuovi schemi, in piena rivoluzione digitale, comporta maggiore velocità e resa qualitativa ai quali bisogna abituarsi.
Inoltre, si ritiene probabile che molte regole di comportamento sanitario in ambito lavorativo potrebbero restare in vigore anche alla fine della diffusione di Covid-19 per sentirsi una comunità professionale più responsabile e poco desiderosa di creare nuovi rischi pandemici per il futuro, dopo la terribile esperienza vissuta. Si prevede quindi che la decongestione degli uffici continuerà con il lavoro da remoto per dipendenti e collaboratori esterni delle imprese.
Il rischio di affrontare problemi nuovi con ricette superate
Flessibilità, svolta digitale e riorganizzazione d’impresa sono quindi i tre pilastri per il lavoro post Covid-19, ma la vera sfida consiste nel ridurre la precarietà eccessiva di molti autonomi e aggiornare il lavoro dipendente, senza cadere nell’errore di regolamentare tutto attraverso contratti nazionali rigidi e una sindacalizzazione di vecchio tipo.
Questa soluzione sarebbe pericolosa e in contrasto con l’aggiornamento continuo, la capacità di riposizionarsi con flessibilità sul mercato e l’autonomia professionale che sono requisiti sempre più importanti nel mondo produttivo del terzo millennio. Tutte le parti sociali sono chiamate in causa per rilanciare l’economia dopo la tragedia Covid-19, ma serve una mentalità innovativa, veloce e all’altezza di sfide senza precedenti, per non vanificare le possibilità offerte da una svolta epocale con ricette organizzative fossilizzate sulla mega ditta del ragionier Fantozzi.









