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Forlì, azienda separa spogliatoi italiani dagli stranieri

Retaggio di un’Italia post-dopoguerra? No, realtà attuale del 2021. Una azienda di Forlì, la Plasfor, ha deciso di separare gli spogliatoi degli stranieri da quelli dei cittadini italiani. Il motivo? Alcuni operai si erano lamentati: “Devo fare pipi e devo vedere loro che pregano?”. E così, “di comune accordo”, spiega il titolare Claudio Conficoni, hanno deciso di separarli.

Ma il fatto è stato denunciato da un sindacalista della Femca Cisl, Cristian Pancisi. L’azienda ribadisce che la separazione degli spogliatoi è avvenuta per fare “un favore fatto ai dipendenti”. “La divisione tra italiani e stranieri” spiega il titolare Claudio Conficoni a Il Corriere della Sera, “non è imposta da me, ma è stata una scelta fatta dai lavoratori, per fare in modo che i musulmani abbiano un loro luogo dove potere pregare durante la pausa che ho concesso per venire incontro alle loro esigenze. Le docce sono in comune”.

Tutto inizia a settembre dello scorso anno, quando un dipendente frequentatore della moschea di Cesena entra in contatto con un positivo al Covid che si era recato al lavoro senza comunicare che stava aspettando il test. Risulta poi positivo ma nel frattempo aveva contagiato tre colleghi. Conficoni decide così di sospendere il lavoratore, nasce una vertenza con il sindacato (Femca-Cisl). È proprio in questa circostanza che il sindacalista Pancisi scopre della divisione degli spogliatoi per i 20 dipendenti (di cui la metà italiani). 

C’era una vertenza. Ho contattato l’imprenditore. E sono rimasto shockato quando mi ha messo al corrente che nella sua azienda ci sono spogliatoi separati: per lavoratori bianchi e lavoratori neri. Mi aveva detto: sarò pure considerato razzista ma nella mia azienda funziona così”, spiega Pancisi al Corriere della Sera. “Un’anomalia che se non è una discriminazione razziale, è un fallimento del modello di integrazione tra i vari lavoratori, che sarebbe auspicabile. Andremo fino in fondo e, se non troveremo la sua collaborazione per cambiare, siamo pronti a battere anche altre strade”.

“Con me lavorano macedoni, albanesi e senegalesi, tutti in regola. Li ho assunti perché sono bravi. Non bado al colore della pelle. È stata una decisione presa dai miei dipendenti. Tra di loro ci sono musulmani che hanno il bisogno di pregare. Durante l’orario di lavoro hanno il permesso di farlo nello spogliatoio. Altri hanno detto: ma non è che per andare a fare la pipì devo vedere loro che pregano! Così di comune accordo hanno deciso”, ha spiegato invece Conficoni.

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