Generazione Z: il mondo del lavoro e i nativi digitali

Gli esperti stimano che da qui al 2025 più di un terzo della forza lavoro sarà rappresentata dai giovani che sono nati tra il 1995 e il 2002

LAVORO NATIVI DIGITALI

Per l’innovazione delle aziende e il loro sviluppo, i giovani della generazione Z – quella composta dai cosiddetti nativi digitali – rappresentano una fonte molto preziosa di entusiasmo e di stimoli e un’opportunità di crescita. Per le imprese è sempre una sfida impegnativa quella di coniugare le esigenze e le caratteristiche di lavoratori che appartengono a fasce di età differenti: gli over 50 sembrano aver ben poco in comune con i Millennials, e questi ultimi a loro volta danno l’impressione di essere già stati superati dalla generazione Z.

L’irruzione della generazione Z

Gli esperti del settore stimano che da qui al 2025 più di un terzo della forza lavoro sarà rappresentata dai giovani che sono nati tra il 1995 e il 2002: la generazione Z, appunto, quella che è nata e cresciuta con l’esplosione di Internet e che, proprio per questo motivo, sin dalla più tenera infanzia è abituata all’utilizzo di dispositivi differenti in simultanea e al cosiddetto multitasking. Si tratta, più o meno, di 2 miliardi di nuovi lavoratori, che per di più sembrano avere, a proposito delle proprie opportunità di carriera, idee decisamente in contrasto con quelle di chi è venuto prima di loro.

Integrazione al lavoro della generazione Z, una sfida per le aziende

Ciascuna impresa, di fronte a questa sfida, deve essere in grado di approfittare delle qualità di ogni collaboratore e di stimolare le sue peculiarità, in modo tale che tutti vengano messi nelle condizioni di poter manifestare il proprio potenziale nel migliore dei modi. L’ingresso nel mondo del lavoro – già avvenuto o in procinto di verificarsi – da parte della generazione Z è destinato a trasformare in misura radicale l’approccio che deve essere adottato dalle imprese, coinvolte nell’impegno di integrare la nuova forza lavoro nelle risorse già assunte.

Su quali ambiti puntare

Sono diversi i fattori su cui conviene puntare per riuscire ad attirare i lavoratori migliori del domani, e uno di questi è senza dubbio il bilanciamento tra vita privata e vita professionale: quello che in lingua inglese viene definito work balance, e che per lungo tempo è stato sottovalutato. Ebbene, così non potrà più essere per la generazione Z, che ritiene questo aspetto fondamentale. Ovviamente, un ruolo di primo piano sarà quello rivestito dalle nuove tecnologie, tenendo presente che i ventenni di oggi e di domani prediligono le offerte di lavoro in cui viene promosso lo smart working e che incentivano l’integrazione delle tecnologie più avanzate.

La situazione in Italia

Vien da chiedersi, a questo punto, se nel nostro Paese il mondo del lavoro disponga di tutti gli strumenti necessari sia per accogliere la nuova generazione sia per farla sentire a proprio agio. Le lamentele relative alla ormai celebre fuga dei cervelli fanno pendere il piatto della bilancia verso il no. Nel 2017, sono stati 28mila i laureati italiani che hanno lasciato il Belpaese in cerca di occasioni professionali all’estero, e non vanno dimenticati altri 33mila diplomati. Le conseguenze negative sono molteplici, anche a livello economico: in pratica, spendiamo denaro per formare professionalità che poi troveranno un impiego altrove. Nel corso dell’ultimo lustro, la via della fuga al di là delle Alpi è stata scelta da quasi 250mila giovani, e due su tre potevano – e possono – vantare un titolo di studio medio-alto.

Il valore della responsabilità sociale

Quello della responsabilità sociale è un altro valore che non può essere trascurato quando si tratta di persuadere i ragazzi della generazione Z, che dimostra di essere decisamente attenta agli argomenti che hanno a che fare con la sostenibilità, non solo dal punto di vista ambientale ma anche sul piano sociale. I professionisti dei prossimi anni, se si troveranno nella situazione di dover scegliere tra due aziende per cui lavorare, non potranno che optare per quella che promuove in misura superiore la responsabilità e l’attenzione sociale. Un altro elemento apprezzato è quello del coaching: la generazione Z ricerca progetti di formazione che siano incentrati sullo sviluppo di quelle che vengono definite soft skills, vale a dire le capacità trasversali. Molto importante è anche la comunicazione, e in tal senso è considerato indispensabile un rapporto di fiducia tra i dipendenti più giovani e i loro dipendenti, anche per garantire un contesto di lavoro più appropriato e assicurare uno staff efficiente.

Come attirare la generazione Z

Quali sono, in sintesi, gli accorgimenti che devono essere messi in atto per attirare e per trattenere i giovani meglio formati della generazione Z? Prima di tutto è necessario fornire loro un ambiente che consenta di portare innovazione e che li metta nelle condizioni di esprimere il proprio potenziale. I ventenni sono in grado di adattarsi senza alcun problema al contesto di lavoro di cui entrano a far parte, e non temono le trasformazioni: sono rapidi e attenti alle questioni globali, ma anche individualisti e curiosi. Complice la loro intraprendenza, non vogliono passare inosservati e mirano a lasciare un segno tangibile di sé.

Lorita Russo
Sono l' Amministratrice e Responsabile Marketing di Quotidianpost.
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