Genova due mamme per una bimba

I giudici del Tribunale di Genova hanno ordinato al Comune di iscrivere come genitore nel certificato di nascita, oltre a colei che già risulta come mamma, anche la sua compagna

2 mamme per una bambina

I giudici della IV sezione civile del Tribunale di Genova, con decisione pubblicata il 12 novembre, hanno “ordinato al Comune di iscrivere come genitore nel certificato di nascita di una bimba, oltre a colei che già risulta come mamma, anche la sua compagna“. La decisione pubblicata ieri è la terzo di questo tipo in Italia, avendo il Tribunale riscontrato “l’interesse del minore al riconoscimento della doppia genitorialità al fine di tutelare l’interesse superiore del figlio, come già avviene nel resto d’Europa, affermando la responsabilità genitoriale nei confronti di entrambe le mamme, sono stati così riconosciuti alla bambina i diritti di continuità affettiva, mantenimento e successori nell’ambito della famiglia in cui è nata”. Il ricorso depositato dalle avvocate della famiglia Elena Fiorini e Ilaria Gibelli, si è reso necessario a seguito del rifiuto nello scorso luglio, degli uffici dell’anagrafe del Comune di Genova, di accettare la richiesta delle due mamme di essere registrate entrambe come genitori della neonata, nata dalla fecondazione assistita effettuata all’estero da parte di un donatore anonimo dell’ovulo di una delle due donne, gravidanza poi portata avanti dalla partner.

I tribunali ancora una volta intervengono su una materia molto delicata,

basti pensare alle recenti polemiche politiche che hanno visto coinvolto il Ministro per la famiglia e le disabilità Fontana, “Sono cattolico, non lo nascondo ed è per questo che credo e dico anche che la famiglia sia quella naturale, dove un bambino deve avere una mamma e un papà, le famiglie formate da coppie di donne o uomini per la legge in questo momento non esistono”. Aggiungendo proprio sulle registrazioni fatte da molte anagrafi, di figli nati da genitori dello stesso sesso, “Una legge in proposito non esiste, dobbiamo quindi decodificare cosa significa quello che sta succedendo”.

Sulla stessa linea le parole del Vicepremier Matteo Salvini “Io penso che un bambino debba avere una mamma e un papà”.

Matteo Salvini che in un question time al Senato ha spiegato come a oggi l’ordinamento vieti la trascrizione nei registri dello stato civile, di bambini concepiti all’estero che sono figli di coppie dello stesso sesso, aggiungendo di aver chiesto una valutazione dell’avvocatura dello Stato prima di inviare alle prefetture una circolare per suggerire la linea da tenere sulla questione. Ministro che a difesa della famiglia tradizionale è intervenuto anche chiedendo la sostituzione dai documenti delle voci di genitore 1 e genitore 2, con quella di ‘madre’ e ‘padre’, “Ci stiamo lavorando: la settimana scorsa mi è stato segnalato che sul sito del ministero dell’Interno, sui moduli per la carta d’identità elettronica c’erano “genitore 1” e “genitore 2”. Ho fatto subito modificare il sito ripristinando la definizione “madre” e “padre”. È una piccola cosa, un piccolo segnale, però è certo che farò tutto quello che è possibile da ministro dell’Interno e che comunque è previsto dalla Costituzione”.

Indicazione di genitore 1 e genitore 2 apparsa sulla modulistica del nostro Paese a partire dal 2013,

quando venne avanzata la proposta di inserirla al posto delle voci padre e madre, una dicitura che non riguarda la totalità dei documenti ma solo alcuni dei moduli che i genitori devono compilare e che è ora utilizzata nella trascrizione degli atti di nascita delle anagrafi di molti comuni, per quei bambini concepiti con la fecondazione assistita all’estero e con due mamme o due papà.

Per ora la modifica annunciata da Salvini, si riduce all’essere passati nei moduli per la richiesta della carta di identità elettronica, da genitore 1 e genitore 2 a un più vago ‘genitori’. Si tratta di moduli per erogare la carta di identità elettronica a minori presenti sui terminali affidati dal Ministero dell’Interno ai Comuni che li gestiscono. Ma il cambio radicale con «madre» e «padre» richiederà passaggi assai più complicati, infatti si tratta di modificare il decreto del 23 dicembre 2015, decisione questa da condividere con il ministero dell’Economia e quello per la Pubblica amministrazione, dopo aver sentito il parere del Garante della privacy, la conferenza Stato-Regioni e l’Agenzia per l’Italia digitale.

Una linea politica che sembra andare contro la decisione di molti comuni,

i cui sindaci hanno trascritto nei registri dello stato civile i nomi di bambini di coppie omosessuali nate all’estero grazie alla fecondazione assistista, non solo comuni a guida Pd come Milano e Firenze, ma anche dai sindaci del M5s di Roma e Torino e senza che la magistratura sia dovuta intervenire in merito.

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